Primo Piano



Beato Angelico, Annunciazione, Cortona

Giulia Sponza



Una sontuosa profusione d’oro inonda questa Annunciazione del Beato Angelico, visibile a Cortona nelle sale del Museo Diocesano.

Si collocano, l’Angelo e la Vergine, all’interno di una struttura architettonica rigorosamente studiata secondo canoni prospettici nuovi. Intenzionalmente perseguita, la ricerca di questo spazio ospita con paziente raffinatezza un’armonia di infiniti cromatismi.

Irrompe dunque il colore sulla tela con la stessa misteriosa forza dell’Avvenimento rappresentato.

Ci lascia così senza fiato la tunica rosa carico dell’Angelo che illumina della sua regale solennità questa sorta di Domus Aurea che è la casa di Nazareth nell’istante in cui Maria viene adombrata dalla potenza dell’Altissimo.

Sopra un trono siede l’umile ancella già divenuta regina.

Nel quotidiano, si innesta il soprannaturale: tale è infatti l’impronta di trasparente purità colta dall’Angelico nella tesa espressione dei volti. Superata la ieratica fissità dell’iconografia bizantina, dialogano Maria e l’Angelo vivi e palpitanti in uno spazio che sempre più rassomiglia a qualcosa di reale. Commuove la tenera ingenuità dell’autore che, per animare ulteriormente la scena, accompagna al gesto delle mani, le parole pronunciate dall’angelo per annunciare alla Vergine la preferenza assoluta di cui Dio l’ha resa oggetto. Alla varietà del colore e alla morbida sinuosità delle linee che riecheggiano quella floreale - come l’aveva definita il Longhi -, si comincia a cogliere il tentativo, ancora incerto, di dare finalmente peso ai corpi. Così che l’oro, per esempio, non serve innanzitutto a divinizzare, quanto piuttosto ad illuminare ed impreziosire quelle forme che si vanno delineando pur senza raggiungere ancora la plasticità dei volumi.

La scelta dell’Angelico di ritagliare, nel lato sinistro del dipinto, uno angolo circoscritto da assegnare ai progenitori, sembra appartenere proprio a questo balbettante tentativo di utilizzo nuovo dello spazio: compaiono dunque in lontananza le sagome di Adamo ed Eva cacciati, dopo il peccato, dal paradiso terrestre. L’orizzonte tenebroso di una natura ferita, contrasta volutamente con la solare chiarità dell’evento in primo piano.

L’Angelo che, impugnando una spada fiammeggiante, sospinge l’uomo e la donna fuori dall’Eden, ripropone la medesima postura dell’Arcangelo Gabriele mentre annuncia a Maria la sua divina maternità.

Verdeggia, nel perimetro che circonda l’edificio, una natura lussureggiante di fiori e frutti; così l’agostiniano Felix culpa trova, grazie al pennello di fra’ Angelico, il suo festivo compimento nella pacata ferialità di un giorno qualunque.




(Primo Piano - 25.03.2021)