Le vostre risposte


Cecilia Alessandrini

Docente della scuola per l'infanzia, Roma


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

È un’autentica rivoluzione in tutti gli ambiti lavorativi.

Per la scuola dell’infanzia è una risorsa solo in periodi eccezionali data l’età dei bambini 3/6 anni; per emergenza o lunghe assenze da scuola: ospedalizzazione, trasferte famigliari.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

Le circostanze mi hanno messo nella condizione di relazionarmi in maniera diversa, mettendo a nudo il carattere, le capacità, le fragilità, mostrandomi in video spontaneamente. I genitori hanno potuto vedermi parlare con i bambini, come facevo a scuola.



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

I bambini della scuola dell’infanzia, hanno bisogno di “vedere”, “sentire”, “percepire” l’insegnante mentre racconta una favola, spiega un quadro, un’illustrazione o visualizza un piccolo lavoro manuale. In questo contesto, tutto questo è molto difficile.

Ho cercato di entrare in maniera non invasiva nelle loro giornate e soprattutto in quelle dei loro genitori, impegnati a gestire contemporaneamente lo smart working, i compiti dei figli più grandi e le esigenze dei più piccoli. Ho puntato soprattutto sulla presenza della mia immagine, mentre racconto una storia di fantasia o reale, mentre illustro le immagini, visualizzo dei piccoli lavori manuali legati a delle ricorrenze (Pasqua, festa della mamma), per dare loro una continuità con la vita scolastica, per dare un significato al momento che stiamo vivendo, per proseguire i programmi già iniziati a scuola.



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

È essenziale sempre, con i bambini così piccoli, la presenza dell’insegnante, con la sua personalità, la sua empatia, la capacità di relazionarsi con loro, con le loro necessità.

La quotidianità, la routine delle attività, situazioni che davamo per scontate, si sono rivelate irrinunciabili per la vita scolastica.

L’esperienza della didattica a distanza rimane per me, nella scuola dell’infanzia, una risorsa da utilizzare in situazione di emergenza.



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

Da una necessità imprevista, non immaginabile, che doveva durare pochi giorni e che invece si sta protraendo fino alla fine dell’anno scolastico, sono venute fuori risorse inaspettate.

Ognuno di noi, io per prima, si è confrontato con tecnologie, dinamiche, mai prese in considerazione nel nostro lavoro.

La didattica a distanza ha abbattuto le formalità tra insegnanti e genitori e tra i genitori stessi, e mi ha dato, con chiarezza, la certezza di aver svolto in questi anni, un lavoro utile a me stessa e agli altri.



VI domanda

C'è una riflessione o un evento significativo che vuoi condividere con gli amici/lettori di LineaTempo?

Questo per me, è l’ultimo anno d’insegnamento. Mi aspettavo un finale diverso, dai tanti progetti per quest’ultimo periodo di scuola che non avrò più l’occasione di realizzare, alla foto di fine anno con la mia ultima classe, che non ci sarà.

Queste sono le circostanze che questo periodo mi fa vivere, e nonostante la certezza che la realtà sia sempre fonte di positività per me, immediatamente mi rimane un sentimento di profonda tristezza e delusione.