Le vostre risposte


Valeria Ambrosino

Docente di matematica dell'Itis "E. Mattei", San Donato Milanese (MI)


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

Credo di sì. Certo la DAD non può sostituire il rapporto personale docente/studente (spesso la faccia di uno studente svela molto di più di quanto possa dire), ma certamente certi strumenti tecnologici e certe modalità potranno ben integrare il nostro lavoro.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

Il rapporto con gli studenti dipende in alcuni casi dai supporti tecnologici in loro possesso (telecamere assenti, microfoni non funzionanti) e in alcuni casi dall’età. Con i ragazzi più grandi è più facile che la lezione sia interattiva, anche magari parlando di altro. I più piccoli a volte si limitano a dire via chat se hanno capito oppure no.

Ritengo comunque che non ci si possa accintentare di assegnare compiti. Occorre fare “reali” videolezioni! E per arrivare a questo, è necessario modificare in maniera significativa il modo di fare lezione.

I rapporti con i colleghi sono, per forza di cose, più radi (non ci si vede più nei corridoi…), ma rimangono vivi se lo erano già prima. Con alcuni colleghi comunque ci si scambiano commenti sulle classi anche senza dover convocare per forza una riunione in videoconferenza dedicata.

Sono saltati invece i rapporti con i genitori: potendo usare solo le mail (a meno di usare il proprio cellulare) e non potendoli incontrare di persona, questo aspetto della azione educativa è venuta un po’ meno (sto parlando in generale: i coordinatori in qualche modo hanno dovuto cercare le famiglie dei ragazzi meno connessi).



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Parlare a uno studente attraverso un pc non è la forma migliore di comunicazione. Per rompere la crosta della distanza ci vuole una maggior determinazione, sia da parte del docente che dello studente. A volte è facile rifugiarsi dietro le banali scuse del tipo: “non mi funziona il microfono”. I ragazzi più grandi hanno una maggiore scioltezza al punto di vista tecnico e allora durante l’ora di collegamento è possibile non solo fare lezione, ma anche mettere a tema la vita. Con i più piccoli invece (insegno in una scuola superiore) non è né semplice né immediato. Bisogna avere la pazienza di capire i loro ritmi e leggere, diciamo così, tra le righe. Vogio dire insomma che non basta più un’occhiata...



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

Nella scuola “tradizionale” è decisivo l’apporto personale del docente. Ci sono siti internet o certi libri che forse spiegano più cose di me, ma le esperienze e l’accento della disciplina o comunque del “mio” affronto di essa, è solo mio.

Sicuramente gli studenti che hanno strumenti tecnologici più avanzati sono facilitati. se si ha un tablet si può scrivere e se i supporti lo consentono gli studenti possono scrivere sulla stessa lavagna su cui scrivo io.

Inoltre diventa irrinunciabile per i docenti essere al passo non solo con le tecnologie, ma anche con l’uso di piattaforme, ecc. che costituisco in questo momento strumenti di supporto indispensabili! Spero mai sostitutivi!



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

La prima cosa che mi ha colpito è che nella mia scuola siamo partiti già il secondo giorno dopo le vacanze di Carnevale con la lezione in videoconferenza (siamo un istituto tecnico, anche di informatici e lo abbiamo apprezzato); ci siamo messi subito a lavorare in un modo diverso, chi più chi meno, ma certi che fosse quella la strada giusta per giocarci la nostra responsabilità a trecentosessanta gradi.

La seconda riflessione che mi sento di fare è la seguente: si è reso evidente come manchino i rapporti umani. E così quando in una video lezione si rinnovano certe vecchie dinamiche (il solito alunno che ripete il solito errore e tutta la classe lo corregge…) siamo quasi contenti di sorprenderci ancora una volta per quello che siamo pur non potendoci vedere di persona.