Le vostre risposte


Gloria Anfurio

Docente della scuola primaria statale Martiri di Gorla, Milano


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

Penso che sarebbe una vera rivoluzione se non si limitasse unicamente ad un semplice aggiornamento della “meccanica” didattica: stiamo forzatamente diventando più bravi con gli strumenti informatici ma credo che il segno iniziale di una rivoluzione si potrebbe riconoscere dallo sviluppo della creatività. Mi spiego: nella mia esperienza ho scoperto che potevo essere super informata riguardo a strategie e strumenti didattici vari, ma diventavo creativa, e mi divertivo anche, quando le mie abilità si piegavano al servizio dei bambini, dei loro bisogni, oserei dire quando entrava in gioco una certa affezione nel senso più nobile del termine.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

Nella sostanza niente, l’obiettivo è sempre un rapporto umano cercato, voluto e non solo istituzionalmente sollecitato. La disciplina è sempre un ambito importante entro cui si gioca il rapporto con i miei alunni. La sfida è interessante perché il limite può metterci davanti una scelta: il lamento o la tensione positiva. E’ una scelta di tutti i giorni, come sempre è stato, ora bisogna essere più creativi con strumenti non abituali.



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Innanzitutto il pensiero fisso che questo è anche l’obiettivo per la mia persona, non posso far fiorire nulla se io sono spenta. Paradossalmente per accendermi occorre raccogliere la sfida. Di fronte alle quotidiane mancanze nelle nostre scuole, esperienza di decenni, spesso mi ripetevo “si può fare scuola anche sotto un albero, è il maestro che non può mancare” perciò continuo a ripetermelo: non mi chiedo di essere efficiente, solo di esserci. Ecco perché posso anche rinunciare ad avere tutti i compiti consegnati alla scadenza, ma i miei alunni li devo vedere tutti i giorni almeno per pochi minuti, se mancano all’appuntamento li chiamo per telefono per salutarli; se mancassero loro io potrei ancora dirmi “maestra”? Il come si riesce è tutto conseguenza, regalata.



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

Sembrerebbe ovvio ma l’essenziale è proprio la presenza, e questa situazione lo sta gridando a gran voce. In classe ho appeso una frase che serve a me più che ai bambini: “Imparare è un’esperienza, il resto è solo informazione”. Questo è l’aggancio: la scuola ha il dovere di sfruttare ogni nuovo strumento per far crescere gli “io”attraverso l’esperienza; non è solo questione di informazione, e la rete è piena di informazioni, ma usare al meglio questa ricchezza affinché le domande della conoscenza siano continuamente sollecitate. Ho trovato tante cose bellissime in rete, tanto che devo frenarmi per non riempire i bambini delle mie scoperte, e anche questo è interessante, mi spinge a riflettere sul come, quando e perché e quindi a tornare all’obiettivo principale; e rimane sempre la curiosità il motorino di avviamento della conoscenza.



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

Una cosa che ho detto anche ai miei alunni: la distanza non rompe i veri legami, ma ci aiuta ad essere sinceri. Ad essere sincera con me stessa nelritornare a scegliere di fare questo lavoro, e se siamo sinceri possiamo anche divertirci.