Le vostre risposte


Paola Balducci

Coordinatrice della didattica della Scuola primaria l'Arca - Istituto Tirinnanzi, Legnano (MI)


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

La chiusura forzata delle scuole e l’avvio della DAD hanno introdotto un cambiamento che sì, potremmo definire come una vera e propria rivoluzione scolastica. All’improvviso, senza alcun preavviso, sono mancate tutte le condizioni ritenute, fino a quel momento, necessarie per fare scuola. La prima, la più importante, la presenza degli studenti nelle aule. Da quel momento sono passati ormai due mesi, abbiamo cercato e trovato forme per raggiungere i nostri studenti nelle loro case, abbiamo cercato di definire nuovi orari, abbiamo revisionato tutti i piani di studio previsti per ogni anno, abbiamo “ creato” percorsi personalizzati per gli alunni con disabilità o con disturbi d’apprendimento, abbiamo imparato a fare assemblee di classe in videochiamata e tanto altro. Credo, tuttavia, che per una valutazione che sappia tener conto di tutti i fattori in gioco serva darsi un po’ di tempo, utile a recuperare la distanza necessaria per vedere meglio e dare un giudizio meno emotivo su quanto è accaduto in questi mesi.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nel “clima di scuola” e nella relazione con i docenti, gli studenti e i genitori?

Sono cambiati tempi, modi e strumenti della relazione, ma non è cambiato lo scopo: favorire la crescita di tutti e di ciascuno. È venuto meno il rapporto quotidiano fatto di sguardi, parole, condivisione di spazi, di compiti che segnavano lo svolgersi della giornata di scuola dall’entrata all’uscita.

Per gli alunni, l’aspetto di fisicità nella relazione è fondamentale, per cui ho cercato tutti i modi per non interromper il legame affettivo che fonda e alimenta ogni relazione educativa. La situazione in cui siamo immersi ha accresciuto la nostra consapevolezza che la scuola in questo momento ha la grande responsabilità di non lasciare che questo tempo sia vuoto, cioè sia una parentesi in attesa che arrivi un altro tempo migliore. La condivisione di questo compito ha rinnovato e rafforzato la relazione fra me, i docenti e le famiglie.



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale della scuola: far fiorire l’io dei docenti e degli alunni in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Innanzitutto, cerco luoghi e maestri che aiutino me a far fiorire il mio io. Il confronto costante con chi guida le scuole associate alla Foe ( Federazione Opere Educative) mi richiama allo scopo e orienta il mio lavoro.

In questo periodo, il tempo dedicato alla riflessione comune si è intensificato e riguarda tutti gli aspetti del fare scuola. Il mio compito, ogni giorno, è testimoniare ai miei colleghi la ricchezza che ricevo da queste occasioni di lavoro comune. Solo chi impara può insegnare. Detto ciò, le difficoltà non mancano; scegliere tempi e forme adeguate affinché la proposta didattica “a distanza”raggiunga ogni alunno e faccia fiorire il suo rapporto con la realtà, in questo contesto pieno di incognite, è un rischio da correre ogni giorno. Anche se siamo già impegnati a “valutare” l’efficacia del nostro lavoro, per conoscere gli esiti di questo impegno dovremo attendere ancora un po’.



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

Nessuna forma di scuola, tradizionale o a distanza, può prescindere dalla relazione educativa maestro-alunno, sorgente di ogni proposta didattica.

In questa circostanza è accaduto, paradossalmente, che la tensione di ogni docente a non lasciar soli i ragazzi, in un momento così complesso, ha fatto crescere la creatività e, seppur con tante difficoltà , la distanza non è un ostacolo insuperabile. Della scuola tradizionale sono irrinunciabili la proposta culturale trasmessa ai ragazzi attraverso le diverse discipline, adulti appassionati alla conoscenza e desiderosi di consegnarla ai più giovani.

L’emergenza sanitaria ci ha costretti ad avviare un percorso di formazione sulle nuove tecnologie con l’intento dichiarato di trovare i programmi più utili allo scopo, tenendo conto dell’essenza della disciplina e delle categorie conoscitive degli alunni, a seconda del livello di scuola frequentato.

Il vantaggio di questa circostanza è che il bisogno concreto ha incrementato la motivazione di tutti noi a conoscere un mondo che per alcuni aspetti abbiamo sempre guardato con una certa reticenza.



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

Questa esperienza drammatica e dolorosa ha “ tirato fuori” il meglio di ciascuno. Giorno dopo giorno, ho assistito con stupore, meraviglia e gratitudine al fiorire di un’operosa creatività sgorgata dall’affezione per gli alunni, per tutti gli alunni, nessuno escluso. Le attività più sorprendenti, infatti, sono state preparate per gli studenti più fragili, affetti da qualche malattia o affaticati da disturbi d’apprendimento.

L’intrapresa solerte e carica di bene dei docenti è stata riconosciuta e accolta con gratitudine dalle famiglie e il frutto prezioso è un’accresciuta familiarità, oserei dire una fruttuosa alleanza educativa e didattica.



VI domanda

C'è una riflessione o un evento significativo che vuoi condividere con gli amici/lettori di LineaTempo?

Vorrei invitare tutti voi a dare vita ad un tavolo di lavoro per riflettere sui temi introdotti da questa intervista, in particolare vorrei che si iniziasse subito a pensare al prossimo anno scolastico che per molti aspetti non sarà molto diverso, almeno nella prima parte.