Le vostre risposte


Pietro Baroni

Docente di lettere dell'Istituto Ernesto Balducci, Pontassieve (FI)


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

Innanzitutto nulla che avvenga forzatamente è una rivoluzione reale e duratura. Perché un vero cambiamento avvenga occorre che sia maturata una consapevolezza ampiamente radicata e quindi derivante da una lunga e lenta esperienza didattica che abbia manifestato chiaramente la sua convenienza e praticabilità. Occorre cioè una tradizione. Certamente la didattica a distanza è stato uno strumento utile e necessario per l’urgenza che il paese si è trovato a vivere. Un po’ come dire che se devi fare trenta chilometri ogni giorno per andare a lavorare e ti si è rotta la macchina, puoi usare la vecchia bicicletta e meno male che c’è. Ma quando il meccanico ti aggiusta la macchina non ti viene neppure in mente di riutilizzare la bici. Non esiste nulla che sia capace di sostituire la didattica in presenza, perché la didattica è presenza: la presenza dell’insegnante di fronte agli studenti e viceversa. E di questa dimensione di presenza fa parte anche lo spostamento fisico che porta l’insegnante e gli studenti nella classe. Ogni giorno occorre decidere se vale la pena andare in classe, soprattutto per gli studenti, e questo implica un investimento di aspettative, di attese che vengono usate solo se c’è, anche in piccola misura, un valore che si riconosce sufficiente per tale investimento. E se si sceglie di essere a scuola, già si è nella condizione affettiva corretta per l’accadere della conoscenza.

L’unica vera rivoluzione scolastica consiste nel recuperare in ogni epoca il cuore elementare della didattica, che consiste in pochi, insostituibili elementi: il docente, gli studenti, un argomento attraverso il quale entrare in rapporto diretto con la vita e la realtà.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

Viviamo come in tempo di guerra, per cui si fa di necessità virtù: in queste condizioni la didattica a distanza (che poi andrebbe distinta nelle sue varie modalità, anche molto diverse fra loro) supplisce alla necessità di informazione e trasmissione di nozioni (pur necessaria), molto più che alla possibilità di crescita della persona. Diciamo che deve essere “caricato” di potenziale educativo molto di più il contenuto, rispetto al metodo: le lezioni in videoconferenza o registrate, devono essere molto più indirizzate ad essere una provocazione per una riflessione personale, cioè ad attivare un percorso individuale e personale di conoscenza. Devono essere più uno spunto che avvii un lavoro, un percorso personale, piuttosto che un luogo in cui si pongono sia le domande che la ricerca delle risposte (come è o dovrebbe essere normalmente una lezione in classe).



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Innanzitutto è interessante chiedersi in quanti sarebbero d’accordo sul fatto che lo scopo fondamentale dell’insegnamento sia “far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita”. Io sono totalmente d’accordo, ma quanti sottoscriverebbero questa definizione? Anche questa situazione emergenziale può essere utile per tornare a porsi la domanda sulla vera natura dell’insegnamento.

Per rispondere alla domanda, riprendo il concetto espresso nella risposta precedente. Ho scelto di fare solo lezioni registrate che ho caricato su Youtube, pensando lezioni che fossero di lancio per una riflessione ed un approfondimento personali, leggendo dei testi (insegno italiano, storia e latino), senza tanti commenti e chiedendo agli studenti di rifletterci e provare a commentarli. Ho evitato la videolezione, perché non volevo edulcorare la condizione nella quale ci troviamo a vivere. Non volevo creare una finta normalità, con la frequentazione quotidiana in video come pseudo lezione in presenza, perché volevo che gli studenti sperimentassero la dimensione della lontananza, della distanza, dell’estraneità, della solitudine e della noia. Ed anche la dimensione di una trasmissione di nozioni, senza discussione, dibattito, confronto, come normalmente avviene in classe. Se si deve imparare qualcosa da questa distanza forzata, occorre viverla per come è davvero. Infatti dopo tre settimane di lezioni registrate, una classe mi ha scritto una mail nella quale mi chiedeva di poterci incontrare in video lezione solo per fare l’appello (momento a cui do molta importanza), perché a loro mancava quel modo in cui si sentivano trattati in quel momento. Un’altra classe mi ha chiesto di fare una video-lezione per farmi delle domande di latino, ma poi quando ci siamo visti, nessuno aveva niente da chiedere e alla fine hanno confessato che avevano nostalgia di rivedermi. Non ho fatto tutto questo per sadismo, ma perché realmente sono convinto che la vita vada vissuta, senza risparmiarci e risparmiare ai nostri studenti di fare i conti con la realtà, perché ho fiducia nella realtà come possibilità di bene, qualsiasi situazione ci si trovi a vivere. Per questo le materie insegnate devono avere sempre come punto di fuga la realtà, altrimenti perdono del tutto il loro valore.



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

Ho già risposto nelle domande precedenti.



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

Che non esiste situazione che sia contro di te, cioè contro la possibilità di una crescita reale e definitiva della tua persona e quindi anche della tua professione.



VI domanda

C'è una riflessione o un evento significativo che vuoi condividere con gli amici/lettori di LineaTempo?

L’episodio delle due classi che mi hanno cercato, perché volevano sentirsi “presenti”. Come spiegare astrattamente l’importanza della presenza? Meglio fargliela vivere.