Le vostre risposte


Antonella Campaner

Docente di matematica e fisica del Liceo scientifico Einstein, Milano


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

Forse un poco sì, forse fa riflettere il fatto che le potenzialità dei singoli e dei gruppi (io lavoro con metà classe per volta per “favorire” il “dialogo”, nelle mie quarte) se adeguatamente sollecitate non siano poi così sminuite da questo tipo di lavoro. I miei studenti possono contattarmi e inviarmi file, foto, anche al pomeriggio, io, quando posso, rispondo. Gli alunni più timidi (e dobbiamo avere il coraggio di dire che in tutte le nostre scuole episodi di bullismo più o meno visibili ci sono tutti i giorni) e più riflessivi che in classe emergono di meno perché i “bulletti” li sovrastano, ora, oserei dire, lavorano meglio. Il problema, come sempre, non è solo strumento ma cosa si intende veicolare. Penso che tanti di noi abbiano ben in mente certe conferenze in presenza e l’assenza totale di attenzione.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

Il non vederli in faccia (insegno una materia scientifica e condivido lo schermo del pc quando mi collego), ovviamente, fa sì che non colga come sono (tranne all’inizio della lezione quando ci vediamo e ci salutiamo). Però li sollecito ad intervenire… se parte uno allora qualcun altro si inserisce, io allora cerco di condurre il dialogo,… chiamo chi non è ancora intervenuto… Tutto questo è relazione? A voi la risposta.



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Semplicemente come tentavo di riuscirci prima condividendo il pezzettino di vita con loro, certo mancano gli sguardi, gli occhi.



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

Beh nella scuola tradizionale ci si vede, si vedono i volti tristi e quelli lieti e, da questo, possono nascere dialoghi (anche riguardo alla didattica della disciplina), ora dobbiamo essere più attenti a tanti piccoli segnali (ecco perché, per me, lavorare con metà classe per volta è meglio), a questa attenzione credo che siamo assolutamente sollecitati.



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

In classe ci può essere il rischio di non essere “omogenei” nel darsi agli studenti per tanti motivi (uno richiede più energie perché “disturba, al contrario un altro cattura l’attenzione perché “vuol mettersi in mostra”), qui forse questo rischio è minore soprattutto se si riesce a sensibilizzare ogni ragazzo sulla sua responsabilità e anche noi abbiamo una responsabilità maggiore perché questo è un momento difficile dell’esistenza di ognuno di noi. I ragazzi hanno tante risorse e forse, ora, le stanno anche un po’ scoprendo.