Le vostre risposte


Emanuela Centis

Docente di disegno e storia dell'arte del Liceo scientifico 'Romano Bruni', Padova


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

Sì. Da qualche anno siamo ormai coscienti che fare scuola in un’epoca di cambiamento implica una innovazione profonda della scuola, dei suoi metodi, contenuti, obbiettivi .

Ma tutti pensavamo (non a torto, intendiamoci) che questo processo dovesse svolgersi in modo progressivo, organizzato e sistematizzato.

Invece nel giro di una settimana tutti abbiamo dovuto cambiare letteralmente tutto: e l’abbiamo fatto.

Come si suol dire: la necessità aguzza l’ingegno.

In tempi normali, se mi avessero detto che avrei dovuto utilizzare g-meet avrei reclamato un ‘corso di formazione’ sull’argomento. In questa situazione in due ore ho preparato la lezione e sono andata ‘in diretta’. Neanche il tempo di chiedermi se avevo dei problemi.

Inoltre, il depauperamento provocato dalla mancanza della presenza ha reso necessario inventarsi altri mezzi per comunicare, e questi si sono rivelati una ricchezza. Perché rinunciarvi un poi?

Credo che tutti sentirebbero stretto un semplice ‘ritorno al passato’.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

La differenza immediata è che il rapporto uno a uno, tra me e gli studenti, se prima era il cuore dell’insegnamento, ora ne è divenuto anche l’asse portante.

Poiché è venuto meno quel tessuto quotidiano di rapporti fatti di fisicità, è stato necessario trovare altre strade perché non venisse a mancare, perché, come anche l’Istituzione ha sottolineato, accompagnare i nostri studenti all’affronto della vita attraverso l’attività scolastica è la missione dell’insegnante.

La struttura della mia azione didattica è diventata letteralmente il feedback con ogni singolo studente, qualsiasi azione comunicativa si sia - o non si sia - svolta. (anche il suo ‘nascondersi’ dietro l’immagine di profilo è un modo di comunicare, basta leggere tra le righe).

Ho rivalutato così il fatto che ci sono molti modi di comunicare, anche non verbali, e che forse talvolta il mio modo di considerarli era un po’ frettoloso, perché di norma ci affidiamo prevalentemente alla comunicazione verbale esplicita e diretta (domanda – risposta).



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

La sollecitazione dell’io in rapporto alla realtà, alla cultura, al significato della vita sono diventati esplicitamente il punto di partenza dei miei interventi didattici.

Un dei rischi di questa situazione sono la perdita dei nessi con la realtà circostante con tutta la sua complessità. Viviamo come in tante piccole cellule.

Quindi ogni volta che inizio un collegamento, o una azione didattica, riparto a collocare il pezzettino dentro il tutto: della materia, della nostra classe, del nostro presente globale. Ristabilisco i nessi. Quindi poi posso inoltrarmi nel dettaglio di un argomento che magari è lontano nel tempo o può esserlo dalla sensibilità di chi mi ascolta.

La cosa strana è che diversi studenti mi hanno detto: ‘prof, ma sa che adesso la sua materia la capisco di più, e mi piace anche di più?’



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

Essenziale della scuola tradizionale: la presenza fisica delle persone, del contesto, delle circostanze.

Acquisizione irrinunciabile: un sistema mentale, un modo di ragionare ‘liquido’(e per una volta userò il termine in una accezione positiva): cioè dinamico, agile, integrato, che si muove per rispondere all’esigenza della relazione comunicativa e non vincolato, se non per quel tanto che è necessario per garantire un ordine costruttivo, a strutture rigide.



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

Ero partita ‘in difesa’, come in una guerra di trincea: difendere le posizioni, non perdere il territorio acquisito. Mi sono ritrovata tra le mani un ampliamento di ‘possibilità’, sta a me coglierle e sfruttarle.



VI domanda (facoltativa)

C'è una riflessione o un evento significativo che vuoi condividere con gli amici/lettori di LineaTempo?

Una delle questioni organizzative e gestionali trattate in ambito di organi collegiali è quello di ‘come segnare le assenze’: un sistema legale occorre trovarlo, e lo applicheremo.

Ma il problema del ‘controllo dell’andamento scolastico’ non ho avuto la necessità di gestirlo.

Fin dal primo giorno di scuola online allo scoccar dell’ora erano tutti connessi, e questo si è ripetuto in tutte le classi: la mancanza di connessione si è mantenuta, e solo qualche volta, sull’unità, e sempre per motivazioni - poi riscontrate - oggettive.

Al ritorno dalla ‘pausa pasquale’ si è presentato qualcuno in più scapigliato con la tazza del caffè fumante in mano, e siccome la lezione online è strutturata per brevi slot di input - feedback è facile ricondurre a una partecipazione ordinata coloro che proprio non ce la fanno a stare seduti tre ore di seguito. E possiamo dargli torto? Ma tutto questo ha un perché, e non è formale: il bisogno di vita ci riporta a cercarci, i piccoli verso i grandi, i maestri nei confronti dei discepoli, e questo bisogno condiviso genera una grande costruttività.

Speriamo, al ritorno, di non perdere la coscienza che ci ha dato questa esperienza.