Le vostre risposte


Maria Grazia Fornaroli

Dirigente scolastico dell'IIS Leonardo da Vinci, Carate (MI)


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

Un grande cambiamento sicuramente, una rivoluzione no. Da una scuola che su modello bismarkiano, come ama sottolineare Bertagna si è strutturata da molti decenni su rigidi schemi: classi, quartieri, orari predefiniti, a una scuola della libertà, dove orari, contenuti e metodi si sono completamente scardinati. Si è alterata profondamente anche la gerarchia interna al gruppo docente: i seniores hanno dovuto piegarsi alle nuove competenze degli iuniores. Siamo stati costretti a ripensare agli irrinunciabili di ogni disciplina, a trovare strade nuove per affascinare gli studenti, che pure, mediamente si sono lasciati catturare. Essendo io Dirigente in due istituti superiori un’osservazione: si è confermato che ogni scuola sia un mondo.

- Docenti di Liceo più aristocraticamente sulla difesa del vecchio, docenti del Tecnico più disponibili a mettersi in gioco.

- La medesima osservazione per genitori e studenti: in una posizione di domanda e di maggior disponibilità al cambiamento nei ragazzi più fragili e nelle famiglie più modeste, più pretesa e perplessità fra la media borghesia.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nel “clima di scuola” e nella relazione con i docenti, gli studenti e i genitori?

In una delle 2 scuole le telefonate sono state deviate sul mio cellulare: grande occasione di “bagno di realtà” In molte occasioni i docenti, normalmente refrattari alle riunioni collegiali, hanno desiderato incontrarsi e chiedere la presenza del Dirigente. Soprattutto all’Istituto tecnico la discussione ha potuto ricentrarsi su temi di carattere didattico; è una verifica di come la scuola tradizionalmente organizzata, in presenza di significativi fenomeni di devianza, non consenta una reale impegno formativo. Risolti per forza maggiore i problemi relativi al comportamento, soprattutto degli studenti di biennio, si è ritornati a fare scuola. Molti ragazzi difficili sono rientrati in ruoli meno conflittuali, si è spento il “fenomeno branco”. Ho incontrato i genitori soprattutto attraverso le richieste di devices e connettività, i ragazzi nei consigli di istituto. Ho cercato di sostenere in particolare i genitori dei ragazzi con Bisogni Educativi Speciali, particolarmente provati da questa esperienza. Disponibili e più flessibili i docenti di sostegno e gli Educatori. Ho preferito restare sullo sfondo, lasciando in prima linea i docenti, limitandomi a frequenti comunicazioni tramite sito che hanno consentito comunque la continuità della relazione. Si è manifestato il problema dell’esasperazione della diversità nella funzione docente, su cui la scuola di mura esercita un minimo di controllo: disparità del livello di lezioni, eccessivo presenzialismo di alcuni e scomparsa di altri. Proprio per questo dopo due mesi lasciati molto all’iniziativa individuale, dal 4 riprenderemo, pur con una riduzione, l’orario tradizionale. Certamente è cambiato il paradigma a molti livelli, meno formalismo, più autenticità nei rapporti, maggiore eclettismo nel fare lezione e grande riflessione sul tema della valutazione formativa, che nella scuola superiore continua ad essere molto ostacolata. Ora siamo obbligati a riflettere.



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale della scuola: far fiorire l’io dei docenti e degli alunni in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Ho curato soprattutto la relazione con gli adulti. Il clima di precarietà, la presenza della malattia, il timore della morte hanno reso i rapporti sicuramente più autentici, la discussione di è fatta più essenziale. Ho favorito la lettura di rassegne stampa significative, la produzione di testi e manufatti che consentissero ai ragazzi di esprimere le paure e di trovare adulti capaci di accompagnarli.



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

Irrinunciabile la presenza dell’adulto come portatore di un’esperienza culturalmente significativa, declinata attraverso la disciplina. Da riportare nella scuola tradizionale: una maggiore attenzione al metodo e alla personalizzazione (la dimensione metacognitiva, l’osservazione di stili di apprendimento, l’interazione).



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

Si è guardato al Dirigente come a una figura di speranza, capace di tradurre in ipotesi didattica la responsabilità sociale che l’epidemia ha sollecitato. Una specie di pater familias, capace di segnare una strada.