Le vostre risposte


Claudio Fusaro

Docente di religione alla secondaria di secondo grado, Bolzano


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

No, secondo me, no. E' certo una svolta, ma non una rivoluzione. E' chiesto un cambio di metodo, è praticamente imposto dalla circostanza. Ma la posizione umana rimane la stessa! Si tratta quindi di un cambiamento circoscritto alla didattica, ai contenuti, ma il rapporto coi ragazzi è reale, autentico se si continua a farsi provocare da loro, se si parte effettivamente da loro. Quanto ai dialoghi coi colleghi troppo spesso si è rimasti a “Quel ragazzo non risponde, non entra puntuale alle videolezioni...”.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

Non vedere in diretta, spesso nemmeno in video i ragazzi, mi obbliga a pensarli in una diversa location, per cui si “gioca” sempre in trasferta. E' vero che molti sono più disciplinati, anche più abili tecnologicamente. Cerco di immedesimarmi il più possibile con la situazione abitativa del ragazzo, dei fratelli, delle malattie, delle paura. Sono più attento ai sentimenti, meno pretenzioso, più incoraggiante.



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Cerco di trovare spunti di riflessione in testimoni moderni e antichi, uomini e donne che hanno affrontato la realtà dura (peste, bombe atomiche, guerre, carestie), ma anche realtà moderne (la situazione in Siria per esempio...) con coraggio e con fede.



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

Ritengo essenziale introdurre al senso della vita, comprendere il significato quasi sempre misterioso della circostanza: aiutare insomma a far emergere i perché. Insegno religione e da un certo punto di vista sono avvantaggiato in quanto posso utilizzare molti contenuti tradizionali. Certo, irrinunciabile è che la proposta sia finalizzata a evidenziare come “tutto concorra al Bene...” (cfr. Rm 8)



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

Sicuramente la paura. È un attimo lasciarsi andare, non impugnare con una certa determinazione le circostanze per quanto drammatiche possano presentarsi: anche solo l’uscire di casa, ad esempio, fare un giro intorno all’isolato o spostarsi per una commissione - nel limite consentito -, non è così semplice. Molti ragazzi, per seguire in maniera rigorosa le regole imposte, rinunciano a cercare spazi di “aria sana”. Non è un dettaglio, a mio avviso, l'ossigenazione fisica, il movimento del corpo, guardare e gustare il cielo azzurro...

Inoltre mi sono accorto di una maggior densità nei rapporti: capitano spesso videolezioni significative dove non si spendono molte parole, ma quelle che si dicono sono intense come pure gli sguardi pochi sguardi, pochi ma profondi; c’è meno voglia di scherzare, di lanciarsi battute; si percepisce insomma una serietà più vera e corrispondente.



VI domanda

C'è una riflessione o un evento significativo che vuoi condividere con gli amici/lettori di LineaTempo?

Il rapporto con le famiglie. Molto più si è capito che non possiamo educare senza i genitori come alleati. Per cui si capisce che “siamo tutti sulla stessa barca” (di Noè), in cerca della Salvezza.