Le vostre risposte


G. M.

Insegnante di sostegno presso Scuola Primaria, provincia di Pavia


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

Per la scuola dove lavoro, l’obbligo di ricorrere alla didattica a distanza è stata un’enorme novità che ha destabilizzato parecchio gli insegnanti. A mio parere, ritengo che la didattica a distanza sia un’esperienza arricchente se ben condotta dagli insegnanti, i quali devono essere propositivi e predisposti a ricercare modalità personali di fare scuola distante. Quale giovane insegante di sostegno, la mia primaria preoccupazione è stata: “Come faccio a vedere i bambini e a farmi vedere?”. A livello collegiale, le disposizioni hanno negato la possibilità di attivare le video-lezioni in diretta. Così, ho pensato al miglior modo di interagire con i bambini: navigando un po’ sul web e sentendo i pareri e le esperienze di colleghe di altre scuole, ho pensato che la registrazione di video auto-prodotti potesse essere un modo per farmi vedere dai bambini e perché loro potessero sentire me. La mia principale preoccupazione e la mia tristezza è di non poter utilizzare lo sguardo, la prossemica e tutta la sfera della comunicazione corporea che, secondo me, è un vincolo imprescindibile di saperi didattici. Credo che la didattica a distanza possa funzionare solo se l’insegnante faccia il possibile per mantenere la relazione con i suoi alunni. Assegnare attività disciplinari sul registro elettronico non significa fare didattica a distanza. In questo periodo di emergenza, è importante proporre attività didattiche ludiche – creative, oltre ai fondamentali compiti strutturati. La lettura di storie, la creazione di manufatti e la proposta di piccoli giochi domestici sono le proposte che ho attivato per mantenere e alimentare quella relazione che non deve essere persa.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

In questo periodo di emergenza, le relazioni sono cambiate molto, per tutti e in tutti i contesti. Rispetto al mio ruolo, il fatto di non avere la possibilità di attivazione della classe virtuale mi ha chiesto di ricercare delle alternative valide per mantenere viva la relazione con gli alunni. La trasmissione dei concetti disciplinari non viene meno: per le prime settimane di scuola a distanza ho introdotto i bambini alla novità attraverso il ripasso di argomenti già noti per infondere sicurezza e per creare l’abitudine. Successivamente, ho presentato gli argomenti nuovi attraverso l’uso di video o audio-registrazioni. E’ stato un passaggio graduale e i bambini hanno ben armonizzato le novità introdotte.



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Non è facile dare voce all’interiorità e alla sfera emotiva dei bambini in un periodo in cui tutto si consuma a distanza. Mi sono resa disponibile alle chiamate o all’aiuto nell’esecuzione dei compiti attraverso le video-chiamate per cercare di mantenere vivo il rapporto alunno-insegnante che è la base di qualsiasi trasposizione didattica. L’imprevisto dell’emergenza e le modalità di lavoro degli insegnanti della Scuola italiana non hanno permesso di approcciarsi alla didattica a distanza con serenità. A scuola, la materia di informatica è spesso considerata dagli stessi insegnanti che la insegnano disciplina di seconda classe; esistono ancora delle classi sprovviste di LIM e dove la didattica si gioca unicamente su schede ed esercizi sui quaderni; esistono classi in cui l’apprendimento delle discipline di studio è basato sulla sottolineatura e ripetizione. In questo contesto, parlare di Didattica a distanza con la D maiuscola è utopico.



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

In questo periodo ho appreso con maggiore profondità l’importanza e la bellezza di utilizzare le tecnologie a scuola, e non solo a distanza. Una presentazione in PP, una video-lezione prodotta dai bambini, la visione di un filmato didattico dal web, l’utilizzo di giochi didattici sono oro per i nativi digitali. Ho imparato a utilizzare dei programmi di video-registrazione e mi sono divertita a farlo. Ho imparato a parlare più lentamente durante le spiegazioni registrate: era uno degli obiettivi che solo un’esperienza di video-making avrebbe potuto aiutarmi. Ho scoperto quanto sia altresì importante tornare alla carta e leggere una storia, un albo illustrato ai bambini solo per il gusto di farlo e di farsi ascoltare attraverso le parole di chi sa dire le cose giuste nel modo giusto. Per stare vicino con il cuore e, ancor più, con la mente. Come mi ha detto una professionista, per i bambini tecnologici di oggi, il libro è la loro novità!



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

Da questa esperienza ho maturato un pensiero a cui non posso dare risposta: “Come sarà dopo? E io come sarò?”. Ho più tempo per me, per dedicarmi alle cose che più mi piacciono: leggo, faccio esercizi di danza online; il tempo durante il quale sono da sola si è dilatato. E poi? Sarò in grado di aprirmi al mondo e ricercare i legami che mi facevano stare così bene? E come saranno gli altri? Questo è un pensiero solo mio? L’avvento delle tecnologie e delle chat hanno cambiato i rapporti tra le persone, le quali si incontrano a distanza e si piacciono a distanza. A seguito dell’emergenza, le persone saranno ancora più distanti? Questo pensiero mi preoccupa particolarmente.