Le vostre risposte


Michela Graciotti

Docente a tempo determinato di Lettere presso la secondaria di primo grado ICS "Via Cavour", Cuggiono (MI)


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

Più che una rivoluzione, lo definirei un'interruzione, che ha portato tutti, docenti per primi, a fermarsi e cercare un nuovo modo di fare didattica. Si può infatti continuare sulla strada tradizionale di “spiego – do i compiti – controllo/verifico – spiego – do i compiti ...”, in un circolo che di virtuoso ha ormai ben poco, ma di cui gli strumenti digitali, medium obbligatori visto il lockdown, mostrano tutte le falle: ragazzi latitanti, poco puntuali nelle consegne, lavori consegnati su supporti diversissimi, in una grande confusione controproducente, che rischia di compromettere lo stesso lavoro proposto dal docente. Questa interruzione è quindi l'occasione, quasi obbligata, per i docenti di inventarsi una nuova didattica, che sfrutti gli strumenti digitali per stimolare se stessi e gli alunni a utilizzare in maniera attiva queste tecnologie: non più solo messaggi o video chiamate whatsApp del quotidiano, ma creazione di contenuto multimediale, fruibile da device diversi, dove mettere in atto competenze fondamentali: scrittura, organizzazione del contenuto, manipolazione digitale di immagini, conoscenza dell'inglese, accesso a piattaforme web anche molto complesse, ricerca online, e molto altro.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

È sicuramente cambiato il rapporto tra studente e disciplina di insegnamento per molti dei miei alunni, ovvero alcuni tra gli alunni più studiosi, con media altissima, si sono trovati spaesati e quasi bloccati di fronte alla novità tecnologica, mentre altri, che in classe faticavano a seguire, ora sono in prima linea, partecipano e fanno domande, chiedono quando hanno qualche difficoltà, insomma sono molto presenti e impegnati. Per quanto mi riguarda, la fatica che avevo nel gestire in classe i momenti di affaticamento, disordine e confusione sono scomparsi, lasciandomi molto più tempo per approfondire le potenzialità del digitale in classe, che prima trascuravo. Penso che questo mi aiuterà moltissimo in futuro, quando si tornerà finalmente in classe, a gestire meglio le lezioni, sfruttando gli strumenti digitali come validi aiuti per evitare l'eventuale “noia” della lezione frontale.



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Non è facile, in questo momento, riuscire a gestire il rapporto con il singolo alunno, va infatti mantenuto il delicato equilibrio della “giusta distanza” che, paradossalmente, i media rischiano di annacquare. L'alunno è sempre al centro dell'insegnamento proposto, e il docente, a mioparere, può continuare il suo programma, trovando mille spunti con la realtà odierna, chiedendo feedback e opinioni agli studenti, lasciando a loro spazio di espressione, seppur mediata da un PC. Anzi, lo strumento che media tra alunno e docente e alunno e altri alunni può essere un vantaggio, quando riesce a diventare uno stimolo ad esprimersi in maniera mediata, ma altrettanto valida e sincera.



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

Come ho già accennato nelle risposte precedenti, essenziale è sicuramente la libertà di espressione, pur in un contesto regolamentato come la scuola. Questo è imprescindibile, sia a scuola che a distanza: se il ragazzo non si sente a proprio agio, se non sente la scuola come uno spazio suo, dove potersi esprimere e mostrare qual è, con i docenti e con i compagni, la didattica a mio avviso non può funzionare. Diventa irrinunciabile, a seguito di questa esperienza a distanza, l'uso più disinvolto e disinibito, da parte dei docenti, e di conseguenza degli alunni, delle tecnologie digitali: le competenze informatiche di base (uso del PC, conoscenza dei programmi e dei sistemi operativi, etc. ) devono essere bagaglio imprescindibile del docente e dello studente, base su cui costruire un'efficace didattica, interattiva e multimediale (penso a ricerche di gruppo multimediali, verifiche in forma di gamification, pratiche di storytelling). Tale didattica dovrà sempre essere finalizzata alla messa in moto, da parte dei ragazzi, del loro interesse e del loro impegno, e non essere una pratica unidirezionale (io docente ti dico cosa fare e come farlo, e tu esegui); e dovrà ovviamente essere affiancata ai metodi tradizionali di studio, approfondimento e riflessione.



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

Per rispondere a questa domanda cito una frase, detta dal mio Dirigente scolastico, che mi ha colpito molto, perché credo sia la rivelazione di questa esperienza: è nelle situazioni difficili che viene fuori il vero carattere di ognuno, e si vede chi si mette in gioco, chi entra in azione, pur muovendosi nel dubbio e l'incertezza, e chi si siede in panchina.



VI domanda

C'è una riflessione o un evento significativo che vuoi condividere con gli amici/lettori di LineaTempo?

Nel pieno della confusione, mentre noi docenti ci stavamo muovendo per mettere in piedi un'interazione digitale con gli alunni, i genitori ci hanno subito dato fiducia e mostrato gratitudine, senza dare per scontato il nostro impegno e il nostro ruolo.