Le vostre risposte


Laura Luzi

Docente di inglese, Istituto secondario professionale (serale), Milano


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

Negli ultimi anni la tecnologia è entrata nella scuola in modo sempre più consistente: dall’introduzione del registro elettronico, alle LIM, agli e-book, all’uso di tablet, fino alla somministrazione di test Invalsi in formato ibt.

Tuttavia, il teatro della relazione discente-alunno è sempre stata la classe: la relazione in presenza tra il docente e i suoi allievi è sempre stata imprescindibile. La relazione umana tra l’insegnante e i suoi alunni è fondamentale: è alla base del rapporto educativo. Dietro uno schermo, la comunicazione diventa asettica e lacunosa: si perdono gli sguardi, i movimenti, i toni di voce.

Non penso che la didattica a distanza potrà mai sostituire quella classica in presenza, certo è che, al ritorno in aula, docenti e insegnanti avranno un bagaglio nuovo di competenze che potranno essere spese in classe, per rinnovare la didattica.

Oltre al fatto che gli aspetti positivi della didattica a distanza ci hanno fatto comprendere ancora meglio alcuni limiti della scuola italiana, a cui porre rimedio: penso all’attenzione maggiore che stiamo dando ai singoli alunni con la DAD, impossibile nelle cosiddette “classi pollaio”, oppure alla carenza di infrastrutture tecnologiche a disposizione di alunni e studenti nelle scuole.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

Da una parte, è molto più difficile capire il ritorno da parte dello studente dei contenuti che stai veicolando: penso a videolezioni con alunni con la telecamera forzatamente spenta per non consumare i giga dello smartphone, a cui chiedi a voce un cenno, anche solo per sapere se sono ancora lì presenti.

Dall’altra, la tecnologia ci ha tenuto in contatto con gli studenti in un periodo in cui altrimenti li avremmo persi e ci ha avvicinati a loro in altro modo: talvolta li sentiamo più di prima, solo in un modo diverso e, forse, a loro più congeniale. Un momento è la notifica della consegna del compito, un altro è un’e-mail in cui ci vengono chiesti chiarimenti sull’ultima consegna, un altro ancora è uno scambio di messaggi attraverso le chat telegram e whatsapp che tempo fa non ti saresti mai sognato di attivare. Forse sentirci al di fuori dei tempi canonici di scuola attraverso mezzi a loro più familiari ci ha mostrati in veste diversa, più umana e amichevole.



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Domanda difficile! La crescita umana dell’alunno dovrebbe essere l’obiettivo primario dell’insegnamento prima ancora di qualsiasi obiettivo didattico e di conoscenza. Personalmente l’ho sempre percepita come una grossa responsabilità e mi sono più volte chiesta se fossi all’altezza di questo compito. Già normalmente gli esiti dell’agire didattico sono imprevedibili: anche un docente con esperienza, in contesti mutati, potrebbe non ottenere gli stessi risultati. Figuriamoci in questa situazione storica inedita. Ma cercherò di rispondere, sperando di non risultare banale.

Penso siano importanti i seguenti aspetti: indurre gli studenti alla riflessione e alla comprensione del momento che stiamo vivendo; fornire, come docenti, un supporto emotivo e porci come punto di riferimento offrendo ordine in un momento di disorientamento. Per esempio, è importante incoraggiare gli alunni a mantenere una routine quotidiana, educarli a rispettare le consegne dei compiti affidati, farli sentire seguiti e supportati nel loro percorso di apprendimento rispettando però i tempi di lavoro e di riposo dell’insegnante.

La didattica a distanza, bisogna sottolinearlo, richiede più senso di responsabilità da parte degli alunni, perché da una parte sono più liberi, ma dall’altra anche maggiormente responsabili dei loro risultati. In questo scenario, ho visto alunni su cui mai avrei scommesso impegnarsi molto più di prima.



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

Come dicevo sopra, un confronto in presenza a mio avviso rimane irrinunciabile. Questo è valido quanto più gli allievi sono giovani e quanto più l’obiettivo educativo pesa rispetto a quello didattico. Inoltre, la didattica a distanza pone dei grossi interrogativi sulle modalità di valutazione, che nella mia scuola, ad esempio, sono state attentamente discusse.

Quello che invece ho trovato positivo della DAD è l’attenzione data al singolo nella correzione e nella valutazione dei compiti, nella presenza di tempi individuali di studio e riflessione da parte dello studente, nonché l’uso di alcune TIC per la didattica delle lingue straniere. Sono una docente di inglese e insegnare le lingue nella scuola pubblica non è semplice: spesso ci si scontra con classi eccessivamente numerose, assenza di infrastrutture utili come LIM, laboratori, computer o tablet funzionanti, connessione internet instabile e così via.

Infine, vorrei aggiungere una considerazione specifica al contesto in cui insegno quest’anno. Lavorando nell’indirizzo serale per studenti lavoratori del mio istituto, già erogavo la cosiddetta FAD, ossia “Formazione a Distanza”. Spesso, però, la stessa si limitava alla semplice condivisione di contenuti. Di sicuro, al ritorno si potrà sfruttare l’esperienza attuale anche nel contesto della FAD, proponendo lezioni in videocall, streaming o video registrate, oppure attività di esercizio a distanza.



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

Credo che ciò che sto per dire sia già stato messa in evidenza da altri colleghi, ma ciò che mi ha sorpreso è stata la rapidità con cui, senza batter ciglio, la comunità scolastica si è attivata per erogare didattica a distanza e organizzarsi in un momento di emergenza, a fronte, tra l’altro, di risorse scarse.

Devo dire che la mia esperienza con la DAD è stata positiva: il mio istituto si è subito adoperato per realizzare un calendario di videolezioni che ricalcasse l’orario scolastico senza appesantire alunni e docenti. Possedendo già la scuola un ambiente virtuale per la didattica abbiamo potuto da subito avviare videolezioni, inviare compiti e svolgere verifiche utilizzando un’unica piattaforma. Agli alunni sono stati forniti laptop e tablet. Mi rendo conto che forse non è stato così per tutte le scuole.

Questa emergenza ha anche messo in evidenza quanto sia importante la scuola come istituzione sociale e sono rimasta colpita dalla sua tenuta.