Le vostre risposte


Serafina Marvaso

Docente di Inglese, Istituto Comprensivo Statale Breda, Sesto San Giovanni (MI)


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

La trovo un’alternativa alla didattica tradizionale, non del tutto positiva, perché si è verificata in un momento di emergenza, non come progetto.

La didattica a distanza inoltre non permette ai docenti di testare i lavori degli studenti, e non sempre emergono le reali difficoltà dei ragazzi. Poi gli studenti con più difficoltà, non supportati dalle famiglie, sono i più “abbandonati”.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

La relazione come modo di porsi dei ragazzi è migliorata, nel senso che molti ragazzi sono diventati più responsabili ed in essi emerge il bisogno di conoscere, di non perdere tempo….Durante le video lezioni i ragazzi hanno un atteggiamento più adeguato rispetto alla classe.



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Cerco attraverso le mail di contattarli personalmente, a fargli capire che io ci sono. Che rispetto i loro bisogni io sono più disponibile e comprensiva, riconoscendo lo sforzo immane dei ragazzi e delle loro famiglie…



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

Manca la relazione diretta tra pari, e tra docenti- discenti…uno sguardo, un sorriso, una sgridata.



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

Ho notato come insegnante quanto dietro ai volti irriverenti di alcuni ragazzi si cela una persona sensibile che dimostra attraverso un gesto affettuoso, semplicemente nel chiedere “come sta prof.?”, oppure “Buona Pasqua”, mi ha fatto vivere come persona in questo momento di reale difficoltà.