Le vostre risposte


Sara Meani

Docente di matematica e scienze dell’IC Kennedy, Brugherio (MB)


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

Penso che si possa intendere come una rivoluzione nei termini espressi bene da Daniela Lucangeli:

“…attraverso un mezzo, viene da te il tuo adulto di riferimento. Non è una tecnologia che sostituisce l’adulto, ma una tecnologia che consente la connessione con il proprio docente, con la propria scuola, con i propri compagni”.

In questo senso è una rivoluzione scolastica perché supera limiti e immagini che anche noi docenti ci siamo sempre fatti circa il pericolo dello strumento di inaridire rapporti e relazioni. Sicuramente ne è emerso un uso nuovo che consente addirittura di ribaltare la questione e, in tempi come questi, di avvicinare anziché allontanare i soggetti in gioco.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

La comprensione reale di questo cambiamento è un lavoro ancora in atto… ci sono aspetti che si colgono in modo più immediato, altri che si svelano invece strada facendo.

La mancanza di una relazione diretta con gli alunni - soprattutto visiva e di ascolto - durante la prima settimana di emergenza, mi ha fatto nascere il desiderio più profondo di poterli ri-incontrare tanto che nelle settimane successive tutto è stato realmente diverso perché li ho “vissuti in presenza”, anche a distanza. Questo ritengo abbia a che fare con la consapevolezza di una non scontatezza rispetto a chi si ha di fronte, tanto più se si tratta di persone e quindi di rapporti mai completamente definiti né tanto meno definibili. Tale livello ha una indubbia ricaduta anche sulla disciplina a tema: non dare per scontato il rapporto con l’alunno costringe ad un a fondo radicale nel rapporto con tutta la realtà, rapporto che giova oltre che a lui anche a me. Pertanto, la scelta di un contenuto didattico, della sua utilità in questo frangente, della modalità più pertinente di trasmissione, del tempo utile perché sia accolto e compreso… sono tutti elementi che non possono evitare quel riconoscimento iniziale del “potevamo non esserci e invece ci siamo”.



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Come far fiorire l’io dell’alunno non è nelle nostre mani. Si possono tuttavia favorire le condizioni perché tale fioritura si manifesti. Tento di esemplificare con un fatto che mi è successo.

Due alunni della medesima classe (una seconda della secondaria di primo grado), dei quali: l’una la migliore della classe, l’altro l’alunno più in difficoltà di sempre, per ragioni a me non del tutto chiare, verso la fine marzo hanno cominciato a dare segni di stanchezza, di rinuncia, di scarsa motivazione. Entrambi sono stati i soli a non aver portato a termine una consegna importante nonostante le numerose sollecitazioni; non trascurabile il fatto che si negassero spesso in video e anche in audio (per il ragazzo in particolare erano frequenti i problemi di disconnessione e l’impossibilità di utilizzo del microfono).

Arrivato il giorno della valutazione, dovendo trasferire i voti di tutti sul registro non essendo i suddetti valutabili, ho inserito il commento sulla mancata consegna e la conseguente ricaduta sulla media complessiva.

In questa situazione mi sono tuttavia dovuta chiedere: che cosa sta succedendo a ciascuno di loro? Perché si comportano così? Si tratta di problemi esclusivamente tecnici? Che situazioni staranno vivendo per essere così scoraggiati? E io come posso aiutarli senza invadere ambiti che non afferiscono alla mia competenza?

Tali riflessioni mi hanno spinto a scrivere loro personalmente il che costituisce per me una assoluta novità non avendo mai voluto utilizzare indirizzi di posta elettronica né tanto meno numeri telefonici degli alunni): quattro righe per spiegare il valore di quella non-valutazione e nello stesso tempo valorizzando ciò che potevo di quello che di loro mi è noto. Ho espresso anche una stima nei loro confronti non chiudendo ma lasciando loro aperta la possibilità di rimettersi in gioco. Ho atteso qualche giorno: nessuna risposta! Così avevo chiuso dicendo a me stessa che, se lo avessero voluto, avrebbero potuto comunque scrivermi).

Con sorpresa il primo giorno in cui ci siamo ricollegati per la lezione di scienze i due alunni erano i più presenti, non solo dal punto di vista tecnico (persino il microfono del maschietto aveva ripreso miracolosamente a funzionare!) ma anche per la vivacità e la curiosità con cui intervenivano nel corso dell’intera lezione offrendo sempre contributi significativi e palesando un gusto imprevisto.

Mi sono accorta così che se io mi aspettavo la loro risposta via mail, quest due alunni avevano deciso di fornirmela mettendo in gioco la loro libertà sollecitata certo dalla mia iniziativa.

Mi pare che questo esempio documenti quanto avevo letto e che condivido pienamente: ogni studente “deve sapere che la valutazione non è contro di lui, ma per lui.” (Rosario Mazzeo)



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

Per rispondere a questa domanda faccio mie le parole di Daniele Gomarasca

“La nostalgia dei ragazzi per il nostro metodo di lavoro in classe ci fa capire che la nostra impostazione, centrata sul valore della relazione, è giusta e va migliorata”.

Aggiungerei che questa affermazione ha un valenza di reciprocità. Come docente ritengo, oggi più che mai, imprescindibile la relazione con gli alunni, una relazione fatta di osservazione, sguardi, empatia, intesa: si tratta di atteggiamenti che costituiscono la trama fitta e densa di un dialogo che non necessita sempre e per forza di tante parole ma diventa possibile con ciascuno e tra tutti persino nell’ambito del gruppo classe; si può e si deve “dialogare” con i singoli, perché la personalizzazione è l’esito del riconoscimento di una diversità che va accettata e inclusa, sostenuta e accompagnata per far emergere quella ricchezza e peculiarità che neppure l’alunno è spesso consapevole di veicolare e può invece scoprire proprio grazie al rapporto con l’adulto. Condizione indispensabile: la sua apertura e la disponibilità a mettere in gioco la sua libertà.

In un suo recente contributo, Elisabetta Valcamonica ha scritto: "La didattica a distanza è uno strumento valido, se però integrato in una didattica in presenza".

Se la DAD non esaurisce la possibilità di entrare in rapporto diretto con i nostri alunni, facilita tuttavia altri percorsi rimasti nascosti “in presenza”.

Voglio anche questa volta fare appello a un esempio. Con la DAD si è creato inaspettatamente uno spazio di partecipazione per quegli alunni che in classe faticavano ad intervenire “davanti agli altri”; ho avuto la percezione che, dietro a uno schermo, si sentivano più protetti, non avevano più il timore di essere presi in giro, si sentivano più interpellati e coinvolti personalmente nel dialogo con il docente.

È inoltre venuto meno o passato comunque in secondo piano, l’elemento di disturbo sempre presente nelle dinamiche in aula; questo sembra essere un ulteriore punto a favore della DAD ma è anche un dato che fa riflettere su quale sia il disagio di alcuni alunni nella gestione delle relazioni o comunque di quale sia il loro prepotente bisogno di emergere, tanto da utilizzare modalità spesso inappropriate e che forse in questo nuovo contesto devono ancora trovare il pertugio per affiorare. Di certo questo fattore rimanda ad una considerazione che non può prescindere dal come ripensare il lavoro della didattica tradizionale.



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

In primis sono rimasta sorpresa dal contesto di immedesimazione e condivisione che si è venuto subito a creare tra tutti i soggetti della scuola: tra noi docenti, tra noi docenti, la Dirigente e gli amministrativi del personale ATA, tra docenti e famiglie, tra docenti e alunni…

Sono crollate da subito e imprevedibilmente barriere piccole e grandi che si erano fino a quel momento interposte fra noi magari semplicemente per un falso rispetto tra le parti. Ci siamo accorti così che non solo i ruoli sono stati perfettamente rispettati, ma di più: sono stati valorizzati nella loro funzione perché ciascuno ha dato credito agli altri, dal di dentro di una dinamica di reciproca volontà di apertura, ascolto e impegno, fino a sviluppare creatività dove si è rivelato necessario.

Nella prima fase di emergenza alcuni docenti tra noi più abili nell’uso degli strumenti tecnologici, hanno supportato costantemente gli altri favorendo una coesione del gruppo docenti che andava ben al di là delle simpatie e permetteva alla scuola di anticipare l’avvio della DAD ancor prima che si potesse contare sui corsi istituzionali.

La gara a sostenerci sia moralmente che tecnicamente è stata un’esperienza significativa di condivisione tra noi insegnanti e ha fatto emergere il lato umano dentro una circostanza così precaria e drammatica.



VI domanda

C'è una riflessione o un evento significativo che vuoi condividere con gli amici/lettori di LineaTempo?

Ultima lezione prima delle vacanze di Pasqua, sia per me che per gli alunni della 2E. Orario fissato: 14.30 - 15.30. Argomento: conclusione su apparato respiratorio e approfondimento su Coronavirus.

Gli alunni seguono con attenzione e cominciano ad appassionarsi quando, come promesso, poco prima della conclusione del tempo fissato introduco un approfondimento sull’apparato respiratorio, strettamente connessa al tema del Coronavirus.

Fino a quel momento ero stata titubante a proporre in una seconda media un argomento di cui si parla tutti i giorni e che entra con tanta drammaticità attraverso i media. Sono già bombardati tutto il giorno, pensavo, hanno a disposizione tanti canali per ottenere notizie scientifiche aggiornate… Nel preparare una lezione poi ho riscontrato parecchie difficoltà nel reperire materiale adatto alla loro età: che non fosse cioè un semplice cartone o disegni destinati ai più piccoli, ma nemmeno video scientifici in lingua inglese da offrire in visione ai più grandi…

Da una domanda emersa a lezione, provo a sondare se costituisce effettivamente un loro bisogno quello di approfondire l’argomento. La risposta, fino ad allora taciuta, emerge con decisione da parte di molti.

Dopo una attenta selezione del materiale, decido di proporre un ppt per capire come è fatto un virus e come si duplica e un video in inglese (con sottotitoli in italiano, ben elaborato).

La sorpresa è stata quella di percepire, da parte degli alunni, di aver fatto loro, con una proposta del genere, quasi un regalo,. In un crescendo d'interesse, domande, curiosità sincera e desiderio di conoscere, mi hanno chiesto di prolungare la lezione … dopo un’oretta supplementare eravamo ancora lì tutti e la partecipazione era più che attiva. Terminato l’orario canonico e iniziate le vacanze pasquali, avevano scelto e chiesto di rimanere collegati per andare avanti a conoscere insieme….Alle 17.15 (quasi 2 ore in più di lezione) ho dovuto persuadere gli ultimi che ancora resistevano a scollegarsi… Avevo di fronte la metà della classe che continuava a formulare domande, che intendeva risolvere dubbi, che aveva insomma un incontenibile bisogno di parlare e più ancora la voglia di stare insieme.

Si è trattato, per me, dell'ennesima conferma dell’importanza delle relazioni: se sono vere, ci aiutano infatti a stare di fronte a tutto, anche davanti alle situazioni più drammatiche; se c’è un’apertura ci coinvolgono e ci consentono di intraprendere la strada della conoscenza, affrontando tutto, ma finalmente insieme.