Le vostre risposte


R. Merlini

Docente della scuola secondaria di primo grado IC Emanuele Filiberto di Savoia, Casorate Primo (PV)


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

Nella maggior parte delle realtà scolastiche sì (forse non una rivoluzione per scuole superiori di II grado). La didattica a distanza è un sorprendente strumento tecnologico per venire incontro alle mutate condizioni di vita della società sempre più dipendente dall’informatica. Ritengo che sia un arricchimento, un modo nuovo di lavorare con i ragazzi, di aiutarli nell’apprendimento e nello studio della loro disciplina. Personalmente la didattica a distanza in questo particolare momento di emergenza è stata una piacevole scoperta che mi sta arricchendo di conoscenze da usare in futuro.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

Un aspetto importante in questa situazione di emergenza è mantenere la socializzazione. La didattica a distanza non è distanza nelle attenzioni, nella cura, nelle relazioni. Con la didattica a distanza c’è un rapporto più ravvicinato tra docente e studenti che chiedono di essere ascoltati, di essere rassicurati. Mi sorprendo delle capacità di molti ragazzi di usare la tecnologia, di aver imparato più in fretta di me a gestire i mezzi informatici.

Da parte mia, c’è anche con questa nuova modalità di “far scuola” la volontà di non trascurare nessuno con la mia disponibilità per rassicurarli, per ascoltare eventuali difficoltà e per dare consigli. Non è cambiato il metodo di coinvolgimento degli alunni nello svolgimento della lezione.



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Gli alunni lavorano, si attivano, si mettono in rete tra di loro e chiedono la restituzione del loro impegno, dei loro lavori sapendo che tutto ciò ha valore e che l’esser chiamati alla lezione è importante per la loro crescita. Questa modalità di far scuola, mai sfruttata nella mia scuola prima di questa situazione di emergenza, è gradita da tutti.



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

Autocoscienza dei miei limiti in campo informatico ma anche senso di responsabilità, una grande tenacia di continuare superando le difficoltà che incontro. Entusiasmo nel diventare sicura dei mezzi tecnici.



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

Ho riscontrato che alle classi mancava la presenza dei loro insegnanti, dei loro punti di riferimento: la prima volta che mi hanno vista mi hanno accolta con un sorriso che mi ha riempito di gioia. Quando attivo il collegamento in anticipo, alcuni sono già presenti, pronti a ricevermi con un saluto, un sorriso e a lavorare con me. Il contatto anche con uno schermo è pur sempre un contatto, senza il quale la relazione non può esserci.