Le vostre risposte


Raffaella Panzeri

Docente di lettere dell'IC Paccini, Sovico (MB)


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

Gli effetti di questa rivoluzione, ammesso che lo sia, si vedranno, appunto, a distanza. Al momento non sono in grado né di “unire i puntini” proiettandomi in avanti avanti e prefigurando scenari futuri, né di guardare indietro per dare un senso pieno all’esperienza che sto vivendo.

Semplicemente mi trovo nella circostanza di governare al meglio questo re-volvere nel contesto attuale, con passi cauti e graduali. Mi ritrovo nella condizione di un sarto, che cerca di intuire le misure del cliente per confezionargli un abito, assicurando la miglior vestibilità e la massima versatilità, tenendo presente un modello di riferimento senza però effettuare le prove.

Cambiati i contorni della situazione, in una cornice diversa dall’emergenza, andrà ricalibrata la DAD per fare della stessa uno strumento veramente democratico e inclusivo, rispettoso delle esigenze di tutti, in grado di garantire occasioni di recupero, consolidamento e potenziamento nell’ottica della personalizzazione dell’apprendimento.

Al momento vivo la distanza come uno scarto temporale e spaziale. Distanza per me è comunque una lacuna, interruzione, soluzione di continuità, spazio vuoto creato dalla mancanza di ciò che avrebbe potuto occuparlo.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

Il mio ruolo diviene sempre più quello del mediatore, della guida che orienta, che cerca di dare dei punti di riferimento in un momento in cui le linee d’orizzonte sono sempre più incerte in qualsiasi contesto.

Il ruolo del docente è quello di calamita della comunità scolastica nella circostanza in cui si entra nelle case e negli ambienti di vita quotidiana, sublimandoli in classe virtuale, senza corre il rischio dell’eccessiva invasività della DAD.

Mi sento chiamata a farmi promotrice della condivisione delle regole e garante di un patto di corresponsabilità. In questa realtà, non va tralasciata la relazione con le famiglie, alle prese con tanti problemi, fra cui quello della gestione della DAD specie laddove i figli sono meno autonomi e necessitano di essere supportati.

Nei confronti delle materie di studio, la rimodulazione che ciascuno di noi è stato chiamato ad effettuare ci ha interpellati nella scelta dei capisaldi, degli irrinunciabili senza i quali non si può dire che un alunno abbia fatto esperienza di una certa disciplina.



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Se vogliamo cogliere un aspetto positivo in questa situazione, è possibile che i ragazzi stiano facendo un salto di qualità sul piano della maturazione personale. Il dover seguire un percorso da casa, richiede la necessità di organizzarsi, di prendere personalmente l’iniziativa, di pianificare le attività, di imparare ad essere flessibili: tutto ciò rientra a pieno titolo nelle competenze chiave di cittadinanza, in particolare quelle sociali e civiche e quelle che fanno riferimento allo spirito di iniziativa e imprenditorialità, all’”imparare a imparare” che siamo chiamati a promuovere. La realtà attuale sollecita anche a continuare a sensibilizzare circa l’utilizzo consapevole delle tecnologie nella didattica e nella relazione a distanza.

I ragazzi sono chiamati ad avere un occhio critico sulla realtà: fra notizie fondate e fake, fra i bombardamenti mediatici di esperti e di sedicenti tali, vanno stimolati ad una ricerca di verità e di senso relativamente a quello che li circonda.



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

Elementi essenziali della scuola tradizionale sono: la relazione in presenza, senza la mediazione di uno schermo; la garanzia di un setting educativo e della piena libertà di espressione per lo studente, lontano dal condizionamento e dall’occhio supervisore di un membro della famiglia; la possibilità offerta a tutti di essere attori protagonisti nel contesto d’aula nell’ambiente di apprendimento fisico.

Acquisizioni irrinunciabili sono la presa d’atto del superamento del relativismo educativo, della necessità di fare sintesi fra le molteplici proposte formative nella stretta collaborazione di team, di attivarsi in modo tempestivo per dare una risposta e non attendere l’emergenza per innovarsi, di scardinare le certezze e un modus operandi consolidato, di promuovere una professionalità docente capace di mettersi in gioco e sempre pronta a “imparare a imparare”.



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

In questa esperienza abbiamo recuperato la dimensione del tempo come attimo, come durata, come attesa. Accanto a ciò, abbiamo cercato di valorizzare la dimensione della ritualità, “che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora da altre ore”, strettamente legata al senso della comunità. Ognuno di noi è chiamato a tener fede a degli impegni (munus) insieme (cum) agli altri. Mi piace ricordare che il termine munus richiama anche l’idea del dono e della gratuità, valori da porre alla base delle varie iniziative solidali di questo periodo ma, più in generale, della sfera di riferimento esistenziale di ciascuno di noi. Il farsi presenti agli altri in una relazione a distanza, specie verso chi ha più bisogno e che si trova in maggior difficoltà o, semplicemente, la condivisone delle fatiche dello studio e del lavoro fra alunni e col docente, determina una virtuosa azione di rete.

L’insolita situazione ha richiamato anche alla necessità di affinare la comunicazione tramite diversi canali, la sfera gestionale, l’azione di team building.



VI domanda

C'è una riflessione o un evento significativo che vuoi condividere con gli amici/lettori di LineaTempo?

In occasione delle feste di Pasqua, ho inviato ai ragazzi gli auguri sovrascritti su un’immagine che ritraeva la classica lavagna di ardesia della loro aula.

La banalità della quotidiana è diventata altamente evocativa. Qualcuno ha messo a fuoco che il raggio di luce indirizzato verso la parete era proprio quello che filtrava dalla finestra con la tapparella rotta; un altro ha notato la sedia e il banco del compagno con cui litigava spesso e rimpiangeva i battibecchi e le incomprensioni; altri il lavoro riposto sopra l’armadio da completare, il vocabolario lasciato sulla cattedra pronto all’uso…. piccole cose, legate ad un contesto di relazione in presenza, di cui si ha nostalgia.