Le vostre risposte


Giulio Piacentini

Docente di filosofia e storia del Liceo classico "G. Parini", Milano


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

Senza dubbio, per molti insegnanti, la didattica a distanza è una novità inaspettata, alla quale non si è abituati. So che alcuni colleghi sono già abbastanza pratici di strumenti informatici applicabili alla didattica a distanza, come p. es. le piattaforme per organizzare classi virtuali, come WeSchool e Classroom, o gli applicativi di GSuite for Education. Personalmente, invece, non li ho mai utilizzati, e anzi sto iniziando a scoprirli solo ora. Per il momento, svolgo soprattutto lezione in videoconferenza, alternando questa modalità all’invio, attraverso il registro elettronico, di materiali didattici che commento con gli studenti, e mi trovo bene così. In questo senso il mio metodo di insegnamento, rispetto a quando lavoro in presenza a scuola, non è cambiato di molto. La difficoltà iniziale, nel mio caso, è stata soprattutto quella di coordinarsi con i colleghi, in modo tale da prevedere adeguate pause tra una lezione e l’altra, nel rispetto, per quanto possibile, dell’orario di servizio di tutti.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

Insegnare a distanza non è come essere, fisicamente, in un’aula scolastica; e ciò si nota soprattutto per chi – docente e studente – è abituato a starci. Parlarsi attraverso un computer – anche discutendo insieme a proposito di un argomento scolastico, qualunque esso sia – non è come incontrarsi in un luogo fisico a tu per tu. Per certi aspetti, manca una vera relazione interpersonale. Certo, ci si vede e ci si sente lo stesso, anche in videoconferenza, ma l’altra persona rimane irrimediabilmente lontana; e di ciò siamo più o meno consapevoli non solo noi docenti, ma anche i nostri studenti, che chiedono quando torneremo a scuola.



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Credo che l’insegnamento debba essere sempre – ma a maggior ragione oggi – uno strumento per aiutare gli studenti a comprendere meglio sé stessi e la realtà che li circonda. In una situazione come quella che stiamo vivendo, indubbiamente non è facile fare questo, perché sembra di trovarsi di fronte a qualcosa di irreale. Invece, il Coronavirus, con il suo carico di sofferenza e di morte, è reale, purtroppo; tragicamente reale. E qui cerco di aiutare gli studenti a riflettere, innanzitutto, sul mistero del male e a riconoscere i punti di forza e quelli di debolezza delle varie teorie filosofiche elaborate su questo tema.



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

Rispetto alla scuola “tradizionale”, fare didattica a distanza costringe a ripensare programmazioni e metodi. È impensabile per chiunque, infatti, trascorrere cinque o più ore consecutive davanti a uno schermo. Perciò, si bada di più all’essenziale, ai contenuti irrinunciabili delle proprie materie d’insegnamento; e soprattutto ci si chiede quali, di questi ultimi, siano davvero irrinunciabili, e perché.



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

Non mi sarei mai aspettato di dover affrontare un’esperienza di questo tipo. Credo che essa stia contribuendo a migliorare la capacità dei docenti di lavorare insieme; inoltre, favorisce la collaborazione tra famiglia e scuola.