Le vostre risposte


Laura Pisa

Docente di storia e filosofia del Liceo classico e linguistico G. Mazzini, Genova


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

Ritengo che davvero la Didattica a distanza costituisca una vera rivoluzione nel modo di pensare la scuola: in questo periodo di forzato isolamento fisico, la tecnologia rende possibile la continuità con quella quotidianità che speriamo di ritrovare presto. Il filosofo E. Husserl, nel testo La crisi delle scienze europee, critica l’incapacità della scienza e della tecnica di rispondere alle domande che riguardano il mondo della vita. Oggi, invece, pare che grazie alla tecnologia noi possiamo rimanere attaccati al mondo della vita, assicurando ai ragazzi, ma anche a noi stessi, un briciolo di vicinanza e di normalità, oltre che il diritto all’istruzione. La rivoluzione digitale è negativa quando il virtuale si sostituisce all’umano, quando non si colgono le sue potenzialità di fare da tramite, di mettere in contatto persone nonostante le distanze e di mantenere la relazione. L’uso che il mondo della scuola ne sta facendo mi pare saggio, anche se a volte noi docenti rischiamo di dare troppo peso al programma che deve procedere comunque, mentre occorrerebbe sollecitare la riflessione su ciò che sta accadendo e sulle ripercussioni che questa crisi ha e avrà sulla nostra vita. Occorre, secondo me, limitare le nostre ore di lezione: questo ci è stato saggiamente suggerito dal nostro Dirigente e con ragione, perché non è bene che i ragazzi passino troppe ore di fronte al pc.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

La relazione docente-studente certamente è qualcosa che nasce e fiorisce in presenza: direi che senza aver costruito a scuola una relazione, ora sarebbe difficile, anzi impossibile farlo con la didattica a distanza. Tuttavia questa situazione mi ha permesso di dare maggior fiducia ai ragazzi: devo dire che i miei studenti si sono mostrati molto collaborativi e si sono saputi adattare all’uso di piattaforme diverse, in quanto nel nostro Istituto ai Docenti non è stata imposto l’uso di una piattaforma, ma, per fortuna, ci è stata data la possibilità di utilizzare quella che meglio si adatta alle nostre esigenze. Si mostrano seri e puntuali nel collegarsi da casa, spesso sono di aiuto nel coordinare e stabilire tempi e modalità di lavoro.

Tuttavia, a mio modesto avviso, difficilmente uno schermo può far trapelare l’entusiasmo e la passione che il docente nutre per la materia che insegna.



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Forse le materie che insegno mi sono d’aiuto nella realizzazione di questo obiettivo: non si interroga forse la filosofia sul significato della vita e sul nostro rapporto con il mondo esterno e con gli altri? Tuttavia le riflessioni più attuali ho potuto portarle avanti soprattutto nelle classi terminali grazie a Cittadinanza e Costituzione: anche solo spiegare che cosa sia un decreto legge, le ripercussioni economiche, la sospensione di alcune libertà fondamentali e la comunicazione digitale stessa (fake news, trattamento dati personali, privacy). Credo che quello che insegno possa davvero dirsi radicato nella realtà.



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

L’essenziale è la vicinanza e la relazione con gli alunni: mantenere un contatto, rende credibili, più di tanti discorsi e della mera esecuzione di compiti. Penso che nella scuola tradizionale, spesso ci dimentichiamo di questo e che anche ora, molti di noi, si lascino prendere dal vortice del programma che deve procedere, dimenticando che i ragazzi hanno anche bisogno di riflettere, aiutati da noi, sulla realtà che ci circonda e sul momento storico che stiamo vivendo.

Se, come dice Plutarco, ci limitiamo a riempire dei vasi, senza fornire ai ragazzi la scintilla in grado di accendere l’impulso per la ricerca di senso, non avremo educato, nel senso etimologico del termine.



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

La capacità di adattarsi dell’essere umano e la volontà di mettersi sempre in gioco, senza cristallizzarsi mai su modi, forme e contenuti tradizionali. Lo scambio di opinioni forse è maggiore in queste settimane, anche la solidarietà tra colleghi fa sentire di più, specialmente nell’aiuto fornito a vicenda nell’uso delle piattaforme.