Le vostre risposte


Gabriella Pozzoli

Insegnante di scuola dell'infanzia


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

Faccio riferimento alla nota ministeriale del 17.3.20:

“Per la scuola dell’infanzia è opportuno sviluppare attività, per quanto possibile e in raccordo con le famiglie, costruite sul contatto “diretto” (se pure a distanza), tra docenti e bambini, anche solo mediante semplici messaggi vocali o video veicolati attraverso i docenti o i genitori rappresentanti di classe, ove non siano possibili altre modalità più efficaci. L’obiettivo, in particolare per i più piccoli, è quello di privilegiare la dimensione ludica e l’attenzione per la cura educativa precedentemente stabilite nelle sezioni.”

Non so se si è dato inizio ad una rivoluzione scolastica per l’infanzia, sicuramente nella fase di emergenza si è potuto dare continuità all’anno scolastico attraverso i mezzi tecnologici, che hanno permesso a me maestra di arrivare ai miei bambini quando tutto sembrava “impossibile".

Fondamentale è stato un apprezzabile sforzo dei docenti per mantenere vivo il rapporto con gli alunni e da parte dei genitori la disponibilità a supportare ogni proposta di attività. Certamente questa modalità di far scuola per il livello di scuola in cui opero non può essere considerata per sempre, avendo obiettivi e finalità che devono rispondere ai bisogni di alunni dai 3 ai 6 anni per i quali la relazione educativa in presenza e la fisicità rappresentano elementi imprescindibili, che danno un senso alle attività didattiche.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

Mi sono accorta di avere meno pretese su di me e da parte dei bambini, non ho il problema della performance o di avere idee nuove a tutti i costi da proporre, ecc… ho molto rispetto della libertà di ciascun alunno e della famiglia che ha alle spalle (con tutte le problematiche che questo periodo sta creando nelle case), desidero per loro e per me che le mie proposte e le loro risposte siano segno di una bellezza che esce sempre da ciascuno di noi perché siamo tesi a cercare e conoscere la realtà così come si sta proponendo in questi mesi.



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Tutto quello che è stato proposto fin’ ora agli alunni della mia scuola dell’infanzia è stato deciso in modo collegiale: storie, canti, libri, schede, attività motorie di gioco personale o di gruppo (famiglia), attività manipolative e di costruzione con diversi materiali, video-letture, attraverso filmati e/o tutorial prodotti dalle insegnanti. Si usano piattaforme, canali con restituzione degli elaborati dei bambini fotografati da parte dei familiari e consegnanti in un drive condiviso. Non tutto il gruppo classe risponde alle proposte, e il motivo mi è stato chiaro quando due/tre mamme mi hanno detto “mio figlio ti vuole vedere”, “se mia figlia sente che glielo chiedi tu, allora lo fa “ … ho capito che se ciascun alunno “non si sente importante” per i mei occhi di maestra perde il valore e l’ interesse per una scuola “che non vede più” da tanti giorni nella sua concretezza. La prima modalità di verifica della didattica è osservazione … a distanza è un po’ complicata ma sempre fondamentale.



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

Non ho assolutamente idea di cosa potrà essere irrinunciabile nella didattica a distanza per la scuola dell’infanzia, e mi permetto di dire che a questo livello è improprio chiamarla così! Alla scuola dell’infanzia la didattica è e sarà sempre in presenza. Posso sicuramente affermare che non può esistere con i bambini di questa età alcuna attività didattica senza relazione personale, con una predominante fisicità che sostiene anche emotività, sensazioni, sentimenti …



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

Passati i primi giorni di allontanamento dalla scuola in cui non si sapeva come muoversi e come ritrovarsi e soprattutto cosa sarebbe successo, si è fatto sempre più forte il desiderio di essere presente al mio lavoro per condividere una quotidianità che sempre più mancava: i volti di adulti e piccoli, le decisioni da condividere con le colleghe, le comunicazioni con i genitori e soprattutto i bambini: sorrisi e i pianti, le litigate e le rappacificate, le corse, le urla, le stringhe delle scarpe, impugnatura delle matite, le costruzioni, la manipolazione, … fino al muco del naso ! questa mancanza continua ancora oggi ma la possibilità di vedersi e sentirsi con le video chiamate o i messaggi di WhatsApp o le conference room ridestano in me il desiderio di una compagnia umana che è solo un bene per la mia vita e sottolineo non solo professionale.



VI domanda (facoltativa)

C'è una riflessione o un evento significativo che vuoi condividere con gli amici/lettori di LineaTempo?

Una bambina dell’ultimo anno ha voluto inviarmi un messaggio audio in cui mi comunicava la perdita del suo primo dentino, nella voce si sentiva tanta emozione che non nego ha coinvolto anche me. Il fatto mi ha colpita perché è stato segno di una consolidata (che neppure la distanza può cancellare) di appartenenza, in questo caso alla maestra come punto di riferimento della classe, ove si è abituati a festeggiare la caduta del primo dente con una filastrocca, che non ho esitato a dedicarle con un audio di risposta.