Le vostre risposte


Mario Predieri

Dirigente scolastico del Liceo classico e linguistico G. Mazzini, Genova


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

Credo che possa costituire un’accelerazione dell’utilizzo delle tecnologie nel campo dell’istruzione e della formazione, ma che possa costituire un cambiamento significativo solo se ci sarà la capacità di una riflessione sull’impatto di tali mezzi in questo campo. Come dice Affinati “la scuola vera è assumersi lo sguardo dell’altro”. Va perciò compreso quanto, utile nel momento dell’assenza di relazione in presenza, può contribuire al pieno sviluppo di tale relazione.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nel “clima di scuola” e nella relazione con i docenti, gli studenti e i genitori?

La distanza di per sé non facilita le relazioni, anche se a volte sembra attenuare le problematiche. È positiva la resilienza del lavoro quotidiano per cui docenti e studenti si sono avviati sul percorso di lavoro ogni giorno. Tanto che gli studenti ringraziavano i docenti come non avevano mai fatto prima. È stato importante anche il lavoro di reciproco aiuto per trovare soluzioni di fronte alle problematiche di questa nuova situazione. Lo scambio di opinioni e la solidarietà tra colleghi forse è stato maggiore in queste settimane, anche la solidarietà tra colleghi sono state un fattore decisivo nell’uso degli strumenti.



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale della scuola: far fiorire l’io dei docenti e degli alunni in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Credo che, rispetto ad altri momenti, non muti il ruolo di un Dirigente, ovvero quello di riconoscere, sostenere, incrementare le proposte e gli aspetti, nonché le iniziative e le collaborazioni in cui sia più evidente una preoccupazione educativa nei confronti degli studenti.

Credo che sarebbe un po’ presuntuoso pensare di realizzare noi questo obiettivo: penso che, anche in questo periodo, il ruolo di chi dirige sia quello di favorire le condizioni perché un autentico incontro educativo, ovvero un incontro tra un adulto docente e un ragazzo che cresce e ha desiderio di percorrere una strada di comprensione di sé in rapporto con la realtà possa avvenire. In questo contesto stiamo svolgendo un’attività che non si riesce ad esplicare se non parzialmente. MI sembra che occorra essere consapevoli di entrambi gli aspetti della questione: la nostra azione è parziale e assai limitata, per le condizioni che viviamo, ma la necessità di imparare, maturare, crescere da parte degli studenti è piena, esattamente come il nostro bisogno di trovare un senso a ciò che stiamo vivendo.



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

Il primo aspetto irrinunciabile è il rapporto diretto tra adulto e giovane, tra docente e studente, ma è al tempo stesso altrettanto rilevante la relazione tra pari che i ragazzi vivono a scuola. La didattica a distanza chiede di puntare all’essenziale, di non lasciarsi andare alle chiacchiere, anche se nasce, anch’essa, almeno in questo periodo, dalla necessità di non perdersi l’un l’altro, di tenere un contatto, per dare senso alle nostre giornate. L’attività di questo tempo ha richiesto di rendere essenziali le nostre linee di lavoro didattico, di mirare ai nodi salienti e davvero importanti.



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

Mi ha sorpreso la disponibilità di mettersi in gioco da parte di tanti, docenti e studenti, il desiderio di riprendere il filo interrotto della scuola, di ricercare soluzioni per continuare il percorso scolastico.