Le vostre risposte


Giulia Regoliosi

Dirigente scolastico del Liceo classico paritario Alexis Carrel, Milano


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

In questi termini non lo penso. Mi preoccupa il fatto che da alcuni sia stato salutato come un’occasione per applicare finalmente un metodo nuovo, sia che si tratti di collegamento a distanza sia più banalmente di collegamento docente-studente via tablet. Già da vari anni ci sono giunte proposte di questo genere: ricordo un video con gli studenti che lavoravano autonomamente col loro tablet senza guardare i vicini e il prof. che si collegava con ciascuno: l’avevo trovato molto negativo. Certo in questa occasione è stato possibile, grazie a buoni collegamenti come quello della nostra scuola, una videocall in cui i ragazzi intervengono liberamente. Ma manca la vicinanza fisica coi proff. e coi compagni, lo sguardo reciproco, l’attenzione al contesto. Manca di fatto la classe. E capisco che l’insistenza sulla DAD provenga dal mondo anglosassone, che ha un sistema scolastico in cui non esiste la classe.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nel “clima di scuola” e nella relazione con i docenti, gli studenti e i genitori?

Devo precisare che ho un piccolo corpo docente avendo una sola sezione. Quindi ero abituata ad un contatto frequente con la sala proff. e con ciascuno dei docenti e ultimamente avevo iniziato con ognuno un percorso di autovalutazione. Il contatto è rimasto attraverso mail e Teams; inoltre abbiamo fatto in collegamento un collegio docenti in comune col liceo scientifico e di recente i consigli di classe. Per dopo Pasqua abbiamo previsto le assemblee di classe coi genitori, mentre per ora mi sono limitata a contattare i genitori di ragazzi in difficoltà nel collegarsi e rispondere alle mail. Mi spiace non avere il contatto diretto coi ragazzi, che ogni giorno vedevo in corridoio o se necessario in Presidenza. Per questo ho voluto partecipare ad un’ora di lezione per ogni classe e ho raccontato questa esperienza in un video sul sito della scuola. Dopo Pasqua penso di rifare l’esperienza variando le materie. Per me è una novità legata proprio alla circostanza perché non avevo l’abitudine di intervenire nelle classi se non per saluti o comunicazioni



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale della scuola: far fiorire l’io dei docenti e degli alunni in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Credo di avere in parte risposto nella precedente risposta. La partecipazione non ha avuto solo lo scopo di mostrarmi in videocall ma anche quella di contribuire alla lezione in modo costruttivo, pur senza sopraffare docenti e studenti. Inoltre sempre sul sito ho posto un breve testo a partire dalla saggezza greca, che mi sembra abbia introdotto idee importanti, il valore del tempo, della circostanza, della pazienza, della verità che neppure i cambiamenti eliminano. Ma è soprattutto la valorizzazione degli insegnanti, che lavorano davvero bene, a realizzare l’obiettivo.

Va anche detto che il mio liceo fa parte di una realtà educativa più ampia, in cui tutti i dirigenti dei vari livelli contribuiscono a mantenere chiaro l’obiettivo, sia in un continuo collegamento fra noi, sia con scelte quotidiane di interventi sul sito, sia confrontandosi con altre realtà educative.



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

Ciò che è essenziale, come dicevo nella prima risposta, è il rapporto con gli studenti singolarmente e come classe. Ma nella scuola “tradizionale” si rischia di darlo un po’ per scontato, pensando che la lezione in presenza sottintenda necessariamente l’attenzione e la comprensione di tutti gli studenti. Anche se questo pensiero è certamente falso, difficilmente gli si oppone altro se non una pretesa nei confronti di studenti disattenti o poco ricettivi. La necessità di tenere sempre attenti e attivi i ragazzi collegati mi sembra – o spero- che stia facendo acquisire una mentalità di attenzione al punto di arrivo di ciascuno. Così pure penso e spero che ne derivi come esito anche in lezioni in presenza l’abitudine di far ricapitolare agli studenti la lezione precedente. Non si tratta di interrogare ogni giorno, ma di verificare ogni giorno a che punto si è.

In questo senso mi pare si stemperi la questione della valutazione, che tanto preoccupa oggi.



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

Sono veramente sorpresa dalla serietà dei ragazzi, sempre presenti all’appello del mattino, attenti e impegnati nel lavoro. So che per molti non è semplice: situazioni difficili in casa anche per malattie, molti fratelli con cui condividere spazi e strumenti di lavoro, o all’inverso la solitudine del figlio unico, magari con genitori medici. Che fin dall’inizio abbiano cercato di “esserci” lo trovo straordinario. Anche i maturandi stanno vivendo senza troppa ansia sia l’attesa dell’esame sia le scelte future, nonostante siano venuti meno canali informativi, incontri e test e dal ministero giunga solo incertezza sull’esame, con voci accavallate e mai decisive.

Nei docenti mi colpisce l’abilità tecnica e l’inventiva, il contatto fra loro, lo scambio di proposte e materiali. Se posso dirlo, sono anche sorpresa di come sia riuscita anch’io, pur tecnologicamente scarsa, a inserirmi abbastanza bene, con l’aiuto paziente e indulgente dei più giovani e più esperti.



VI domanda

C'è una riflessione o un evento significativo che vuoi condividere con gli amici/lettori di LineaTempo?

Abbiamo molto riflettuto sulla programmazione. Ne sono nate diverse osservazioni: anzitutto la ricerca dell’essenziale di ogni disciplina, in modo che nel tempo più limitato non se ne perda il senso più profondo; d’altra parte la salvaguardia, soprattutto nel biennio, degli elementi propedeutici che garantiscano in futuro un contesto su cui costruire; infine la scelta, soprattutto nelle materie letterarie e artistiche, di testi e immagini significative che aiutino a comprendere e vivere bene il presente.