Le vostre risposte


Nadia Richetti

Docente della scuola secondaria di primo grado "R. Rancilio", Villastanza (Parabiago), parte dell'IC "Via IV Novembre", Parabiago (MI)


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

Non so se ciò costituisca una rivoluzione, ma certamente è un momento in cui ci stiamo interrogando su cos’è la scuola, qual è il ruolo dell’insegnante e come raggiungere i nostri allievi.

I Social, spesso usati per estraniarsi dal mondo intorno a sé, sono diventati un potente mezzo per rispondere ad un nostro fondamentale bisogno: non rimanere isolati. La scuola offre quest’occasione con la didattica a distanza, perché “attraverso un mezzo viene da te il tuo adulto di riferimento” (D. Lucangeli) e consente la connessione con la propria scuola e con i propri compagni. Tuttavia, non è vero che “non cambia nulla se il ragazzo vede l’insegnante dal vivo in cattedra o su uno schermo al computer.” (D. Lucangeli). L’insegnamento di alcuni aspetti delle discipline risulta infatti più efficace utilizzando materiale audio-visivo da rielaborare autonomamente, ma necessita comunque di una ripresa comunitaria, che è resa più difficile dalla “distanza”. In tale senso credo che questa circostanza ci stia costringendo a verificare che la rivoluzione digitale può integrarsi efficacemente ai metodi più tradizionali dell’insegnamento, dimostrando potenzialità ancora inesplorate.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

In questa circostanza che ha stravolto la routine solita, il desiderio sincero di riconoscere che ha senso continuare con la quotidianità è stato ciò che mi ha reso sensibile ad immedesimarmi con i miei alunni, nei quali è esplosa un’altrettanto grande domanda di significato. Questo è stato l’inizio di tutti i tentativi per mettermi in contatto con loro attraverso i canali previsti dalla scuola, senza che ancora ci fosse una strutturazione condivisa tra noi docenti. Sicuramente l’e-learning può essere una valida alternativa alla noia, almeno per un po’, ma è anche di più: i ragazzi hanno riscoperto che è bello avere qualcuno che ti aiuta a crescere, che ti corregge quando sbagli, che ti incoraggia a fare di meglio, che valorizzi le tue qualità e, soprattutto… non è scontato che ci sia. In realtà li ho sorpresi più grati.

Affinché questa modalità sia di qualità deve permettere di acquisire quasi autonomamente il metodo, perciò occorre che il compito sia contemporaneamente proporzionato e stimolante per loro e richiede un monitoraggio e una restituzione costante per il docente, perciò è richiesta una attenta scelta dei contenuti e della modalità con cui vengono proposti.



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Innanzitutto a me serve liberarmi dalla pretesa di “essere io a trovare il sistema per far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita”; pur essendo questo l’obiettivo di un’autentica educazione, io posso solo seminare qualcosa che la situazione in cui mi trovo suggerisce e stupirmi di quello che accade. In secondo luogo serve un adulto non ottimista, ma realista, per il quale la vita ha un senso e per questo può sbagliare e accetta l’errore come occasione per ripartire, che non si scandalizza del peggio di te e fa proprie le tue domande, che accetta la sfida di reinventarsi un nuovo lavoro per continuare a insegnare, imparando a usare strumenti e metodi mai usati prima: un io impegnato con la propria vita. L’esperienza che ho fatto con alcuni ragazzi è stato sentirmi dire che si accorgevano di questo guardandomi, ma è ciò che accade anche a me: quando io sono coinvolta dentro un rapporto con qualcuno che mi è maestro così, tutto quello che dice mi incuriosisce, fosse anche l’ultima cosa di cui avrei scelto di interessarmi; e la distanza è vinta. Sottoscrivo inoltre pienamente la citazione di Mazzeo proposta in merito alla valutazione.



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

Ritengo essenziale per l’apprendimento una relazione tra studenti e insegnante: ci sono lezioni in cui l’insegnante è un genio, ma non riesce a coinvolgersi con i ragazzi; oppure in cui il docente è comunicativo, ma gli alunni scelgono di non dargli una chance. Nella didattica a distanza ciò è ancora più vero, perché lo schermo impedisce all’insegnante di percepire la noia o lo stupore per quello che si sta svolgendo, se non viene dichiarato verbalmente.

Un altro aspetto fondamentale è che la conoscenza è un avvenimento: le idee nascono da osservazioni, confronti… non le programmiamo noi, accadono e si perfezionano insieme: all’interno di una discussione guidata una domanda spontanea può cambiare qualitativamente la lezione. Una conoscenza che nella didattica tradizionale avveniva attraverso una discussione, dovrebbe perciò essere raggiungibile con altri mezzi e non è chiaro se cambiando la metodologia verranno perseguiti esattamente gli obiettivi previsti oppure altri inattesi.

Sono irrinunciabili compiti che promuovano un metodo: esporre videoregistrandosi è un buon allenamento alla sintesi, anche se non può essere valutato come un’interrogazione.



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

Condivido pienamente il giudizio di Delfino: è l’esperienza che ho fatto anch’io. Mi ha sorpreso molto anche che il venir meno degli schemi abbia alleggerito di tanta burocrazia, che, nell’ultimo mese prima di rimanere a casa, mi aveva costretto fuori dalla classe anche quando avrei avuto lezione; perciò ho potuto finalmente guardare ogni singolo alunno, anche nel suo contesto sociale e concentrarmi di più sui contenuti della didattica che dovevano essere rimodulati. L’occasione mi ha permesso di conoscere di più i miei colleghi e il dialogo è stato più vero, meno “di circostanza” e non legato al suono della campanella.



VI domanda

C'è una riflessione o un evento significativo che vuoi condividere con gli amici/lettori di LineaTempo?

In questo periodo si è intensificato il dialogo con alcune famiglie, le quali erano in difficoltà per l’avvio della didattica a distanza oppure perché non riuscivano a seguire i loro figli (in alcuni casi perché, lavorando come personale sanitario, i genitori non li incontravano): con queste è stato sorprendente veder crescere la fiducia e un’alleanza educativa.