Le vostre risposte


Daniela Rosati

Docente del Liceo classico Cesare Beccaria, Milano


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

La DaD (Didattica a Distanza) è sicuramente una “rivoluzione” non voluta, ma forse altrettanto necessaria in una scuola con ritmi ancora troppo diversi dal mondo del lavoro.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

Mi sento, se possibile, ancora più responsabile e desiderosa di non perdere nemmeno un minuto del tempo che ho a disposizione, costituito da un numero di ore settimanali inferiori a quelle “regolari” dell’insegnamento tradizionale. Tutti noi docenti, infatti, abbiamo dovuto diminuire il monte ore da spendere nelle videolezioni per scongiurare il “carico cognitivo”. Ogni giorno devo scegliere quale “frammento” della mia disciplina per me e per i ragazzi sia irrinunciabile e che sia, per citare Tucidide, “un bene per sempre”.



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Non faccio nessuno sforzo: i ragazzi stessi mi pongono domande stringenti, che vanno dal significato di una costruzione sintattica alle ragioni per le quali Montale non scavalca la “muraglia” con in cima i “cocci aguzzi di bottiglia”. I ragazzi non vogliono perdere tempo e non vogliono rinunciare a niente, e, pertanto, mi richiamano istante per istante alla mendicanza di significato.



IV domanda e V domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?


Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

Rispondo a entrambe le domande. In questo periodo, complice forse la lunga permanenza forzata tra le mura di casa (ma forse anche no…), è esplosa in me una già latente avversione a seguire le “griglie di valutazione” tradizionali: ora come ora, ai miei occhi appaiono come un tentativo, anche inconsapevole, di “misurare” gli studenti per essere sicuri di aver raggiunto il NOSTRO obiettivo, di avere tutto sotto controllo in tempi che decidiamo noi. Ma cosa abbiamo in mano noi? Cosa veramente vogliamo che sappiano? O cosa vogliamo che siano? Occorre davvero ripensare alle competenze disciplinari e alle strategie didattiche come qualcosa che si costruisca insieme agli studenti, per tentativi, per liberare loro e noi stessi dalle “maglie” del già saputo e del prevedibile.