Le vostre risposte


Maria Spatola

Docente di letteratura italiana e latina presso l'Istituto paritario (Liceo classico, linguistico, scientifico) Madonna della neve, Adro (BS)


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

Se si tratti di una vera e propria rivoluzione non sono in grado di dirlo in questo momento. La storia ci insegna che le rivoluzioni hanno bisogno di tempo per poter dare qualche frutto concreto. Il cambiamento accade se si è disposti a ripensarsi altrimenti quello che ho avuto modo di verificare è che la tendenza è quella di riproporre modalità vecchie in contesti diversi come può essere quello di uno schermo o di una piattaforma. La situazione che stiamo vivendo ci ha chiesto delle risposte, difficile è dire se siano efficaci considerato che modalità nuove richiedono parametri nuovi di giudizio.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

Non ritengo che ci siano stati particolari cambiamenti da questo punto di vista. Ho sempre considerato la disciplina uno strumento con cui aiutare gli studenti a scoprire se stessi. Qualunque autore di letteratura io possa affrontare o qualunque nuova regola di latino possa trasmettere o serve agli alunni a prendere coscienza di sé, a porsi, anche in modo inconsapevole, le domande fondamentali per il loro esserci nel mondo oppure non penso che si sia fatta cultura nel senso proprio etimologico del termine cioè coltivare .

Questo è un tempo per raccogliere il buono e il bello che si era costruito in presenza.



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Ripensare la didattica in ottica di una distanza da colmare per me ha significato non dilungarmi su lunghe presentazioni di opere di autori che gli alunni potrebbero non arrivare a leggere mai perché annoiati ancora prima di iniziare, ma concentrarmi sulla lettura delle stesse assegnandole in parte a loro in parte leggendole insieme in “diretta”. È l’occasione di far parlare, per esempio, Pirandello con le sue stesse parole; perciò non mi sono limitata ad assegnare lo studio del teatro di Pirandello, ma di far vedere loro una commedia recitata da grandi attori del passato che gli studenti neppure conoscevano. (Da questo punto di vista Youtube è una miniera incredibile di contributi notevolmente belli). È stato esilarante leggere le loro mail di disappunto quando al termine della visione di “Così è, se vi pare” mi hanno scritto per dirmi che erano rimasti malissimo e che non era giusto che l’autore li avesse lasciati senza alcuna risposta che portasse alla verità, alla soluzione del problema.

Se anche soltanto a qualcuno è venuto il desiderio di mettersi a navigare non alla ricerca delle solite meme o di clip di youtuber, ma incuriosito nel trovare qualcosa di interessante senza spaventarsi della lunghezza del video da visionare, la considero una importante conquista.



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

L’aspetto più importante che ho imparato è l’importanza di vedere in faccia i ragazzi e percepire le loro reazioni di fronte alle proposte. Mi accorgo che mi manca moltissimo questo aspetto che ti fa cambiare la rotta mentre stai spiegando o interrogando quando ti accorgi che gli studenti sono nel frattempo con la mente altrove o totalmente disinteressati. Se la didattica a distanza si è potuta fare e nel mio caso e quello anche dei miei colleghi con successo (mai uno studente si è assentato se non per comprovati motivi che si è affrettato a giustificare) è perché c’è stato un prima che ha permesso di costruire anche il dopo. Sono le relazioni, talora anche burrascose, che si sono create in presenza che hanno permesso di sostanziare questo lavoro che ha richiesto e richiede tantissime ore per essere realizzato (sto lavorando anche 10 ore al giorno tra progettazione di lezioni e correzione di elaborati scritti). Ho imparato ad usare alcune tecniche e alcuni strumenti che sto trovando utilissimi (realizzare micro video o servirmi del patrimonio offerto da tanti canali per la presentazione generale degli autori e poter leggere così con gli studenti le opere direttamente senza passare da lunghe e noiose presentazioni).

L’aspetto irrinunciabile in presenza o a distanza è l’attenzione a come si rivolgono le proposte, avere chiari gli obiettivi che si intendono perseguire senza perdersi in lunghe, prolisse divagazioni. Perché sto facendo questa proposta? Cosa mi interessa realmente che uno studente acquisisca da questa mia lezione? Quale aspetto voglio coltivare? Sto celebrando la mia creatività e la mia erudizione o sto proponendo allo studente un criterio di giudizio sul mondo?

La didattica a distanza mi ha insegnato ad andare all’essenziale, a comunicare in modo chiaro e immediato il punto fondante della mia lezione senza perdermi in mille rivoli che talvolta possono certo essere simpatici, ma distolgono l’attenzione dal cuore di ciò che si vuole comunicare.



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

Ciò che più mi ha sorpreso di questa vicenda è il bisogno che ciascuno di noi ha di relazioni anche a distanza e quanto queste relazioni si sostanzino di appuntamenti, incontri ben definiti e circostanziati.

Nello spiegare la letteratura del Novecento spesso ci si sofferma sulla scoperta del tempo interiore e la centralità della coscienza.

Tutto vero e certamente importante ed indispensabile, ma non esiste un tempo interiore se non è presente un qui e ora che ci permette di alimentare la coscienza. Le relazioni, gli appuntamenti, gli accadimenti di tutti i giorni sono la base perché la coscienza lavori. Il lungo non accadere rischia di inaridire anche la coscienza perché ci si dimentica del passato e si perde lo stimolo per aprirsi al futuro.

Ai miei figli che si lamentavano delle video lezioni ho rivolto la domanda: Ma cosa ne sarebbe stato della vostra vita in questi due mesi se non aveste avuto la fortuna di avere insegnanti che tutti i giorni si sono collegati con voi dandovi l’occasione di mantenervi vivi, di rendere ogni giorno diverso da un altro? Cosa ne sarebbe stato della tua vita se nessuno ti avesse chiesto un appuntamento, ti avesse assegnato una scadenza da rispettare, un compito cioè qualcosa da fare perché tu possa crescere?

Quello di cui spesso non ci rendiamo conto è che abbiamo proprio bisogno di misurare il tempo e di scandirlo e di riconoscerlo attraverso avvenimenti significativi, in una parola di fare memoria, di fare storia.

Ciò che più mi spaventa è quando ai miei ragazzi (figli e studenti) rivolgo la domanda: cosa pensate di fare appena si potrà di nuovo uscire? E loro non hanno una risposta, non sanno che cosa dire. Sono sempre spaventata dai ragazzi che non hanno progetti per il futuro (anche strampalati) perché mi danno l’idea che non si chiedono abbastanza.