Le vostre risposte


Lorena Volontà - Antonio Manchia

Coordinatrice della didattica e docente di lettere - docente di religione del Liceo Artistico paritario Manfredini, Varese


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

Non si può parlare di autentica rivoluzione perché la natura e lo scopo dell’istituzione scolastica non sono cambiate. Infatti, se alla scuola togliamo la struttura, gli orari i voti i ritardi la classe i corridoi e gli intervalli, cosa resta? Resta una comunità di persone legata da un compito speciale, quello della conoscenza, per alimentare la propria persona nel presente e nutrirla in forza di quella che sarà. Questo preciso momento storico ci costringe a questa essenzialità ed è per questo che è importante che ognuno di noi, riconoscendo questo legame fattivo, faccia la parte che gli è stata affidata per non tradire l’appartenenza a questa comunità.

Sicuramente l’obbligatorietà della distanza per la didattica ha imposto di considerare elementi che fino ad oggi sono stati “stranieri” nella scuola italiana, cioè il “digitale” come ambiente quotidiano e l’inversione della dinamica di trasmissione dei contenuti. Stiamo vedendo il cambiamento del "medium" (o strumento) tradizionale del processo di apprendimento. In questo processo non viene però modificata la centralità dei saperi disciplinari, anche se, considerato il medium "nuovo", questi devono essere ripensati a partire dagli elementi essenziali di ogni disciplina, che diventano quindi il fondamento su cui centrare il lavoro: essi costituiscono il punto medio tra i due estremi, dei saperi e del medium digitale.

L’occasione dell’obbligatorietà della DAD può essere opportunità per operare uno spostamento dalla didattica centrata sulle conoscenze e quindi sull’insegnamento come trasmissione di contenuti a quella centrata sulle competenze e quindi all’insegnamento come comprensione dei nuclei fondamentali della cultura occidentale indicata dai Traguardi disciplinari.

Affinché questo sia possibile dovranno essere identificati non tanto gli argomenti irrinunciabili, ma i paradigmi fondamentali. Per fare un esempio: non è essenziale di per sé l'argomento umanesimo, lo è piuttosto il "che cosa si voglia mettere in luce dell'umanesimo" (si potrebbe evidenziare la piega antropocentrica come rottura rispetto al teocentrismo medievale, oppure si potrebbe sottolineare una sorta di continuità con il medioevo rispetto al pensiero di alcuni autori). In sostanza devo decidere quale nesso, quale aspetto paradigmatico sia indispensabile per il mio lavoro.

Una volta compiuta questa operazione, si deve stabilire il compito che si vuole assegnare agli studenti rispetto a quell'essenziale. Il compito diventa "termometro" della trasmissione del sapere:

- se il compito è ridotto ad una richiesta di riproduzione del sapere trasmesso dal docente, allora diviene inutile rispetto al processo di apprendimento del nesso identificato (anche a motivo del fatto che le informazioni sono ovunque reperibili online, ed il docente non ha certo modo di verificare sempre se effettivamente vi sia stata opera di copiatura);

- se, invece, il compito diviene richiesta di elaborazione di un prodotto, allora sarà possibile verificare (in particolare rispetto alle competenze) la qualità dell'apprendimento.

L'aspetto paradossalmente rivoluzionario è riferito alla necessità, condizionata dalle condizioni concrete in cui si sviluppa la proposta didattica a distanza, di lavorare sulle competenze sia trasversali che disciplinari. Diventa quasi inevitabile la richiesta di un prodotto come compito, perché questo può essere richiesto solamente sulla base di una competenza e non di una mera conoscenza.

Tra i saperi ed il medium si inserisce dunque la competenza, la quale diviene a sua volta raggiungibile solo attraverso il compito assegnato. In vero, questa dovrebbe essere la traiettoria anche della didattica ordinaria, non a distanza. In effetti la didattica tradizionale in presenza tende talvolta a piegare le competenze sulle conoscenze, probabilmente perché, potendo costantemente verificare tramite interrogazioni (o prove scritte) la progressiva assimilazione di conoscenze (cui contribuisce, talvolta in modo equivoco, anche la valutazione su attenzione e partecipazione), la competenza passa necessariamente in secondo piano. È come dire: prima fornisco tutte le conoscenze necessarie, le verifico, ne colmo le lacune e, solo successivamente ti ritengo pronto per verificare una competenza. Il difetto di questo discorso consiste nell'espressione "solo successivamente ti ritengo pronto”: procrastinando a non si sa quando il tempo di vedere all'opera. Ovviamente questo discorso è estremizzato al fine di sollecitare un punto di riflessione.

In questo momento la costante verifica delle conoscenze viene meno e la didattica a distanza può essere occasione di privilegiare la competenza.

Il lavoro sugli essenziali ha un altro importante elemento critico, il fatto cioè che l’oggetto studiato è mantenuto nel suo più ampio contesto culturale e quindi mantiene intatta la sua complessità, per tanto è nostra esperienza presente che il lavoro interdisciplinare, co progettato da docenti di discipline differenti con linguaggi e strumenti differenti, può essere l’ambiente privilegiato in cui si sviluppa questo tipo di apprendimento.

La possibilità di connettersi nello stesso momento, nella stessa "aula virtuale", è certamente una opportunità che il classico orario scolastico rende solitamente difficoltosa. La ricchezza di una codocenza su un essenziale condiviso è certamente quanto di più proficuo si possa auspicare rispetto ad un determinato sapere didattico.

Non rivoluzione, ma occasione, anche perché l'assenza di un faccia a faccia con gli studenti è e resta estremamente penalizzante rispetto all'idea di fondo per cui ciascun docente dovrebbe incarnare il sapere che trasmette: l'assenza di un "contatto" ravvicinato e di un linguaggio corporeo che si esprima "in diretta", anche e soprattutto attraverso uno sguardo, non può in alcun modo essere colmata da alcuna "miglioria" rinvenibile nel medium nuovo dello streaming (o cosa che sia per esso).


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

È cambiato il contatto visivo, uditivo. La comunicazione ha caratteristiche proprie, il cui presupposto è la presenza intersoggettiva. Se, dunque, può restare il fascino dei contenuti anche a distanza, non altrettanto vale per la loro trasmissione.

Quanto al rapporto con lo studente, è effettivamente deficitario. Se per un verso si potrebbe essere persino più presenti attraverso una mail in più, o una call in più, questa presenza viene decontestualizzata. La scuola è scuola anche per i suoi ambienti: il professore lo incontri la mattina, lo studente lo incontri la mattina. E lo incontri non solo in classe, ma anche per i corridoi. La reperibilità del docente deve essere una reperibilità scolastica. Fuori dal suo ambiente, il rapporto scolastico rischia di scivolare su una sorta di presenza/assistenza tecnica. Meglio dover attendere il giorno dopo per chiedere un chiarimento e, meglio ancora, doverlo fare prendendo il coraggio di cercarsi vicendevolmente (studente e docente).

È fattivamente cambiata la direzione del processo insegnamento/apprendimento: nella didattica in presenza infatti i tempi e i modi sono maggiormente condizionati dalla relazionalità e della verifica immediata dell’efficacia della comunicazione, a distanza invece aumenta esponenzialmente la necessità che lo studente sia autonomo nell’organizzazione del lavoro e nella comprensione dei contenuti. È necessario tener conto del fatto che in questo secondo caso l’apprendimento avviene innanzitutto in forza della personalità di ogni singolo ragazzo capace o meno di intuire che lo studio e il lavoro intellettuale sono effettivamente uno degli strumenti per rispondere al proprio bisogno presente di vita e di profondità esistenziale. È più solo in questa riflessione che normalmente invece è aiutata dalla comunità scolastica educante e quindi dalla quotidianità scolastica.


III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

La corrispondenza tra ciò che definiamo e come il ragazzo lo realizza è di fatto legata alla storia personale del ragazzo. Potrebbe essere che la riuscita avvenga nel tempo, come quasi sempre accade; difficile sia realizzabile nell'immediato. La didattica non può tendere ad una sorta di addestramento. E per quanto il termine “fiorire" dovrebbe scongiurare la deriva dell'addestrare, infine resta una questione cui potrà rispondere solamente la libertà della persona.

Al docente resta questo: di aggiornarsi rispetto ai contenuti, di riflettere su di sé rispetto alle proprie emozioni ed al modo con cui le si vive (serve sviluppare intelligenza emotiva), di lavorare seriamente sul piano culturale attraverso la ricerca, di giocarsi durante il momento didattico. È impossibile giocarsi senza una volontà di ricerca. Se non mi interessano i miei argomenti, se non voglio saperne di più, non intercetterò mai lo studente (se non sul piano superficiale).



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

La tradizione è irrinunciabile per definizione: pena sarebbe una sorta di mania di onnipotenza, totalmente autoreferenziale. Nel particolare della tradizione scolastica, resta ineludibile il rapporto interpersonale con la classe ed i suoi singoli componenti. Poiché ogni classe è una piccola società nella quale entrare, ed ogni persona è parte di quella società. Virtualizzare una società è possibile sul piano tecnico strumentale, ma non in maniera radicale sul piano antropologico (ne vediamo, credo, gli effetti con questa storia della quarantena). Per definire infine cosa possa essere una acquisizione irrinunciabile di questa novità serve il tempo: sarebbe ingenuo e controproducente definire adesso un qualche elemento come irrinunciabile.



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

Ho però provato soddisfazione nel poter lavorare in codocenza, perchè questo aumenta e promuove il mio desiderio di ricerca che, personalmente, si riflette poi su qualunque proposta didattica futura alle classi.