Le vostre risposte


Chiara Zanone

Docente di matematica e fisica del Liceo classico Carducci, Milano


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

Il cambiamento è di tipo tecnico, la modalità di lavoro dell’insegnante non cambia molto, la possibilità di relazione con e tra gli studenti, sia personale che nella partecipazione all’attività didattica permane, anche se rallentata dalle lungaggini degli interscambi. La partecipazione degli studenti è lasciata alla libertà personale, più che in presenza, ed è condizionata dalla sicurezza della promozione.

Rivoluzione implica una adesione attiva, qui si tratta di accettare e reagire al meglio, portando il proprio contributo.


II domanda


Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

L’attenzione on-line è breve e può essere tenuta desta solo da un oratore capace, su temi fondamentali. Gli studenti hanno piacere di parlare tra loro di argomenti di attualità spicciola, ma su argomenti disciplinari impegnativi gli studenti non riescono ad interagire tra loro e non ascoltano una opaca esposizione del compagno.

Per la materie scolastiche tratto solo gli aspetti più generali, c’è poca possibilità di approfondimento con il gruppo-classe. Argomenti specifici rimandati a incontri con piccoli gruppi interessati. (tipo preparazione TEST ingresso facoltà scientifiche…..)



III domanda


Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

Fornisco prima della lezione brevi spunti (testo, articolo, video) di non più di 5 minuti, sia generali che specifici delle discipline, e lascio libertà di rispondere in privato o a tutti. Tratto poi nel gruppo gli elementi di rilievo emersi.

Comunque non abbandono gli argomenti specifici della matematica e della fisica per parlare solo della situazione concreta, perché i temi sono di tale rilevanza da allargare i cuori di molti e mostrare il senso del lavoro richiesto.

Cerco inoltre di mantenere una scansione regolare (tempi, lezioni, compiti) che incoraggi e dia sicurezza perché molta tensione è data dalla incertezza del presente: gli studenti più giovani risentono della mancanza di regolarità e di punti fermi nella giornata.



IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

È emerso come il fondamento della scuola sia la RELAZIONE tra adulti e con gli studenti.

La revisione dei programmi non è assolutamente un problema, anche nella scuola in presenza, “molti studenti non imparano molte cose”, ma in classe restano sempre protagonisti delle proprie scelte e decisioni. Ora è tutto più liquido, si è trascinati dagli eventi.

Il tema della VALUTAZIONE è fondamentale e averlo escluso a priori da subito, ha guastato molti rapporti, specialmente con i soggetti più deboli che, paghi della promozione certa, si sono esclusi da soli.



V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

È aumentata l’amicizia e il reciproco aiuto tra colleghi: infatti condividiamo le stesse difficoltà.

Ci aiutiamo nella scelta e nel confronto sulle priorità didattiche e formative.

In questa situazione è risultato più facile seguire il singolo studente perché alcuni ragazzi, protetti dalla modalità computer, si sono aperti con scritti e domande inaspettate.