Il nostro lavoro mi piace definirlo come “viaggio alla ricerca di emozioni”, poiché è proprio quello che abbiamo fatto: abbiamo conosciuto storie che si sono impresse dentro di noi, ignari di cosa voglia dire vivere una guerra.
Siamo entrati nel nostro passato parlando con i nostri nonni dei loro genitori, trovando, a volte, storie di vita sensazionali che ci appartengono. Abbiamo scoperto persone a cui ci piacerebbe stringere la mano, sorridere e cominciare a parlare di quando si trovavano in trincea, sotto una pioggia di ferro e di sangue.
I luoghi che abbiamo visitato a Redipuglia sono “impregnati” di tracce: si respiravano nell'aria, mentre camminavamo per raggiungere le trincee; per non parlare del Sacrario che ti schiaccia con la sua potenza, dovuta alle centinaia di storie di vita che riaffiorano dietro i caratteri dei nomi e cognomi dei caduti della Grande Guerra.
Molte volte non sono riuscito a concepire ciò che è veramente successo: tutti questi morti, questi luoghi ostili a qualsiasi conforto…eppure è successo, questi fatti sono successi realmente. Il limite della nostra condizione di uomini si rivela nel fatto che il passato, bello o brutto che sia, non si può ricreare e, a volte, non possiamo sapere cosa sia realmente accaduto e, anche se conosciamo ciò che è successo, non potremmo mai rivivere quel particolare momento…
L'uomo necessita della storia, è parte di essa, per questo è importante cercare la verità, cercare la storia. Ed è quello che abbiamo fatto quest'anno, con questo lavoro sulla Grande Guerra. I miei nonni, particolarmente, sono stati molto felici di aiutarmi in questa ricerca; per loro è stata un'occasione per mantenere viva la fiamma della memoria familiare e ascoltarli è stato splendido: mi sembrava di vederli, i miei nonni, che bambini ascoltavano i loro genitori parlare attorno ad un fuoco…