Tra le qualità richieste dall'effettivo esercizio del mestiere di storico non vi è solo l'acume intellettuale, ossia la capacità di padroneggiare le fonti primarie e di integrare gli avvenimenti in schemi interpretativi capaci di conferire loro un senso, ma anche l'immaginazione, o meglio la capacità di penetrazione immaginativa nel passato.
Tale capacità è di fondamentale importanza non solo per la ricreazione del passato, ma anche per la sua interpretazione.
Essa può conferire al passato quelle qualità che lo rendono nostro, restituendogli le sue dimensioni visibili e vissute, colmando in questo modo le lacune presentate dai resti (a noi pervenuti) e i silenzi delle fonti.
La possibilità di sperimentare questo potere creativo ed evocativo del passato, proprio dell'immaginazione, deve essere contemplato nell'azione didattica di un percorso di storia.
Quando l'azione didattica rispetta e propone la metodologia della ricerca storica, può sviluppare non solo un reale senso critico nei confronti dell'oggetto di studio, ma anche questa capacità di immedesimazione.
Lo studio della storiografia, la ricostruzione della memoria familiare, le esercitazioni all'archivio di stato hanno stimolato lo spirito di investigazione, ma contemporaneamente alimentato la creatività dell'immaginazione a un punto tale da riuscire a ricreare dentro di noi quel mondo che non è più e, cosa ancor più sorprendente, da riuscire quasi a materializzarlo davanti ai nostri occhi, grazie al potere evocativo dei luoghi in cui gli avvenimenti del passato sono accaduti.
Le immagini e i racconti del viaggio “Sul Carso della Grande Guerra” ne sono una evidente dimostrazione.
Per una conoscenza complessiva del progetto “Come dei segugi sulle tracce del passato – L'esperienza di un laboratorio di storia sulla prima guerra mondiale” si rimanda a quanto già pubblicato su Linea Tempo /dic. 2003.
Il testo base per lo studio della prima guerra mondiale è stato :
Piero Melograni, ”Storia politica della grande guerra 1915/1918”, Mondadori.
Ringrazio tutti i miei alunni della classe VD A.S. 2002/2003 del liceo scientifico “E. Fermi” di Bologna, le cui intuizioni e riflessioni mi hanno consentito di comprendere ciò che ho scritto. |