Il viaggio - La Dolina dei Bersaglieri |
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Nei pressi del Monte Sei Busi, un'altura di poco più di 100 metri che fa parte del ciglione carsico tra Redipuglia e Ronchi dei Legionari, è stata da poco scoperta e per così dire “restaurata” una dolina con importanti resti di lapidi e strutture militari. Nella prima metà di giugno 1915, quando iniziarono le ostilità italo-austriache sul fronte del Carso e dell'Isonzo, la dolina faceva parte della linea trincerata autro-ungarica che, dalle alture ad est di Monfalcone fino al Monte San Michele, difendeva il primo ciglione carsico. Proprio in questa zona, nel corso delle sanguinosissime battaglie del luglio 1915 (Seconda offensiva dell'Isonzo), gli attacchi dei soldati italiani riuscirono a far arretrare le trincee austriache di qualche centinaio di metri. La dolina venne dunque inglobata nel sistema trincerato italiano, che la trasformò in un punto di sostegno avanzato. Nella primavera del 1917, una preziosa foto della Direzione del Genio (II Zona) della III Armata individua la dolina come “Dolina dei Cinquecento sul Monte Sei Busi”, sede di un “posto di medicazione per la linea di San Martino”. L'istantanea, importantissima per ricostruire il volto che aveva il sito durante la guerra, mostra alcune baracche oggi ormai ridotte a ruderi, alcuni militari e anche un medico in camice in posa. Al centro una grande croce di pietra e cemento con l'effigie di un Cristo a segnalare la fossa comune in cui vennero sepolti i resti dei caduti di vari reparti succedutesi nelle vicine trincee di prima linea. |
Il viaggio - Redipuglia
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Alla costruzione dell'imponente Sacrario di Redipuglia si è giunti attraverso un “iter” lungo e complesso. Durante la guerra ogni reggimento aveva allestito, curato e abbellito un proprio cimitero reggimentale. Con la smobilitazione, conseguente alla conclusione vittoriosa del conflitto, i cimiteri reggimentali andarono inevitabilmente e irreversibilmente incontro ad un progressivo degrado. Si fece strada la necessità di raggruppare i cimiteri quando e dove ciò risultasse possibile e fattibile. Nacque così l'idea, riunendo in un grande cimitero i caduti della III Armata, di onorare degnamente tutti i caduti del Basso Isonzo e di offrire agli italiani un grande ed efficace segno della dedizione e del sacrificio del fante italiano. Redipuglia, piccola frazione vicino ai monti Sei Busi e San Michele, epicentri di scontri tragici e grandiosi, fu scelta come luogo adatto per raccogliere un numero così elevato di caduti. Il cimitero sorse sul colle di Sant'Elia in un'area di 80 mila metri quadrati posta di fronte all'attuale sacrario. Il cimitero di Sant'Elia però dimostrò di non poter resistere a lungo all'usura del tempo. L'arredo funerario, infatti, non era costruito con materiale solido e resistente, ma per lo più derivava da un riutilizzo di oggetti e residuati provenienti dalle trincee. Fu deciso quindi di abbandonarlo costruendo un nuovo cimitero di fronte ad esso sulla collina di quota 89. Il sacrario di Redipuglia è il più grande e il più imponente fra i cimiteri militari italiani. Vi sono raccolte e custodite le salme di 100.000 caduti, di cui 40.000 noti e 60.000 ignoti. Fu inaugurato ufficialmente da Mussolini il 18 settembre 1938, prima della conclusione dei lavori, terminati nel 1940. L'opera monumentale si presenta come un imponente e ordinato schieramento militare con alla testa i suoi comandanti. Alla base dell'imponente scalinata sorge la tomba del duca d'Aosta, comandante della III Armata, affiancata da quelle dei suoi generali. Alle spalle di queste tombe si ergono 22 gradoni che contengono le salme dei caduti noti. Di gradone in gradone rimbalza, ripetuta continuamente, la scritta “Presente”. Sul gradone più elevato, ai lati della cappella votiva sono conservati i resti dei caduti ignoti. Le croci poste sulla sommità dei gradoni, ricordano la morte di Cristo sul Golgota, allargano l'orizzonte umano verso il cielo. |