Esperienze didattiche

 

La condizione degli ebrei bolognesi - La ricerca d'archivio

Ciò che abbiamo trovato sono pratiche per il sequestro e l'amministrazione dei beni, svariate denunce, decreti di confisca e infine pratiche di recupero dei beni istituite a fine guerra. Dei 350 fascicoli ne sono stati selezionati 35 che hanno rappresentato il materiale di esercitazione per noi studenti. 9 pratiche riguardavano ebrei nati a Bologna e provincia, 24 fuori provincia e di 2 non è indicata la provenienza. Chi ha lasciato la città, si è rifugiato in montagna (6), in Svizzera (4), in altra provincia (10). Di 11 non si conosce il luogo di soggiorno e infine 4 sono stati deportati.
A prima vista tutte le testimonianze sembrano essere una la copia dell'altra; ovvero la maggior parte dei protagonisti abbandona tutto ciò che possiede cercando di trovare rifugio altrove. Finita la guerra tutti cercarono di tornare in possesso dei propri beni (appartamenti, terreni, mobili, crediti etc..).
Dopo una prima analisi, da uno sguardo più approfondito, emergono notevoli differenze all'interno di ciascuna storia, infatti mentre alcuni riuscirono a rientrare in possesso dei propri beni altri caddero in povertà a causa del disinteresse dello Stato, ma non solo ; anche la cattiva gestione da parte di terzi, la clamorosa e squallida corruzione di funzionari statali e dei concittadini contribuirono al dilagare di tale fenomeno.
Per quanto riguarda la sorte toccata ai beni è da sottolineare che non fu sempre uguale . Chi ebbe il tempo di pianificare la propria fuga riuscì a designare una persona di fiducia per la cura dei propri beni, chi invece venne colto alla sprovvista fu costretto ad abbandonare tutto e nel 1944 lo Stato affidò tali beni a persone sconosciute addirittura prive di legami di qualsiasi genere con gli originari proprietari.
Nonostante le assidue ricerche molti ebrei non ritornarono più in possesso dei propri beni poiché, ad esempio, il mobilio era stato perduto o rivenduto. Sicuramente il caso più eclatante è stato il fatto che alcuni ebrei recatisi in Questura per sporgere denuncia qui vi identificarono parte del loro mobilio andato perduto.
Diverse sono le storie dei protagonisti; c'è chi si vede distruggere la propria nave da un'incursione aerea e chiede un risarcimento allo Stato che gli viene negato oppure chi cerca di farla finita assumendo 30 cartine di “Veronal” e trovandosi una settimana dopo ricoverato in Ospedale evitando così la deportazione e chi infine entra nelle organizzazioni partigiane.

 

Per rendere meglio l'idea di quello che è stato il nostro lavoro di archivio, abbiamo riprodotto uno dei fascicoli esaminati e vi proponiamo le fotografie dei documenti in esso contenuti, seguendo l'ordine in cui sono conservati.

(Foto 38) Questa è la copertina del fascicolo dell'ebreo Dottor Guido, protocollo n° 5666.
I documenti di questa cartella sono scritti dalla società intestata al Dott. Guido (Aemilia radio) e inviati al Prefetto di Bologna.

(Foto 39) Qui l'Aemilia radio chiede la prosecuzione delle indagini poiché i risarcimenti danni ottenuti non sono bastati ad evitare un aggravarsi delle questioni economiche della società.

(Foto 40-41) In quest'altro documento invece, l'ultimo del fascicolo in ordine cronologico in quanto si riferisce alla data dell'8.04.1950, l'Aemilia radio spiega la gravosa situazione economica in cui si trova, ma non vuole dichiarare il fallimento perché disonorevole. Vorrebbe che lo stato o chi per lui ammettesse il suo disinteresse.

La Società è decisa a non dichiarare fallimento perché lo ritiene un gesto da disonensti e incapaci, mentre le loro cattive condizioni sono date solo dalle Autorità e dalla loro completa mancanza di interesse. A questa lettera la Società non ottenne nessuna risposta dalla Prefettura; l'Intendenza di Finanza rispose invece che era stato fatto il possibile. Di fatto “oltre agli acconti dell'Ufficio danni Guerra si ricevette una limitata somma spontaneamente versata da persona che sentendosi moralmente impegnata per fatto di altri, volle così tacitare la propria coscienza”.

(Foto 53-55-56-57) Questi documenti testimoniano l'interrogatorio del Sig. Trentini svoltosi il 9 dicembre del '45 nell'ufficio della squadra mobile in Bologna, a seguito delle accuse da parte del Sig. Guido nei confronti del Trentini, allora portiere dello stabile in via Mezzofanti n° 43. Le prime due pagine (foto 53-55) rappresentano l'interrogatorio battuto a macchina, le ultime due sono lo stesso documento scritto però a mano.

 

Estratto relazione conclusiva sul dott. Guido

Il 5.09.45 il dott. Guido scrisse alla Prefettura di Bologna raccontando le vicende familiari degli ultimi anni alfine di accertare le responsabilità del saccheggio della sua abitazione. Tutto iniziò nel dicembre del 43 quando la famiglia lasciò la propria abitazione in via Mezzofanti n. 43 al custode Giovanni Trentini e a sua moglie raccomandandosi di custodire i propri beni fino al suo ritorno. Ma già il 7.12.43 erano sorti i primi problemi infatti la suocera del dott. Guido , recatasi a Bologna, si era accorta che il custode aveva sottratto un materasso, ottenedo vaghe giustificazioni a riguardo successivamente il 22.12. la casa venne saccheggiata e la maggior parte del mobilio asportato, Nonostante ciò più tardi la suocera venne a conoscenza che numerosi oggetti e beni della sua famiglia appartenevano ora al custode il Sig. Trentini, il quale, però, affermava la liceità del possesso. Quando il dott. Guido riuscì a tornare a Bologna volle a tutti i costi parlare con il custode il quale negò ogni sua responsabilità nel saccheggio dell'abitazione. A complicare ulteriormente le indagini si intromise la Sig. Egle Manzo che abitava nella stessa via , la quale tentò in ogni modo di aiutare la famiglia parlando più volte con il custode e la moglie, ma senza ottenere alcun risultato.

(Foto 58) Questi due documenti del 26 aprile '45 sono in relazione tra loro: il primo a sinistra è inviato dalla Questura di Bologna alla Prefettura, e ha come oggetto il Sig. Guido, in particolare, nel documento a destra, quest'ultimo esclude ogni responsabilità da parte del Sig. Trentini.

(Foto 59-60-61-62-63-64) Il 5 settembre 1945 il Sig. Guido scrive alla Prefettura di Bologna chiedendo di svolgere le indagini relative all'asportazione del mobilio di sua proprietà dall'appartamento in via Mezzofanti n° 43 e per accelerare le indagini allega una sua testimonianza degli avvenimenti successivi alla sua partenza da Bologna.

(Foto 65) Quest'altro documento invece testimonia l'interrogatorio del Sig. Maselli Silvio avvenuto pochi giorni dopo, l'11 dicembre '45, chiamato in causa come persona informata dei fatti, in particolare sul luogo dove si trovava parte del mobilio del Sig. Guido.

(Foto 67) L'11 settembre del '45 il prefetto scrive al Comando Compagnia Interna di Bologna pregandolo di svolgere le indagini per il rintraccio e la restituzione del mobilio del Dott. Guido.

(Foto 68) La scheda dati è stata per noi ragazzi uno degli elementi più importanti per ricostruire la famiglia dell'ebreo in questione. Venne stilata il 7 settembre 1945 nell'ufficio A.B.E. Prefettura, quando gli ebrei si presentavano per la restituzione dei loro beni. La scheda nella maggioranza dei casi è firmata.

Foto 38
Foto 39
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Foto 40
Foto 41
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Foto 53
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Foto 56
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Foto 58
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Foto 59
Foto 60
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Foto 61
Foto 62
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Foto 63
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Foto 68
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Prof. Antonia Grasselli • Liceo scientifico "E. Fermi" - Bologna Manda una e-mail all'autore