Festa della storia - 12 ottobre
Ribelli per amore di Lauriana Sapienza - Centro culturale Manfredini
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| Il Centro Culturale Enrico Manfredini e Linea Tempo presentano il libro di Emilio Bonicelli Il sangue e l'amore (Jaca Book) | |
L'incontro intitolato Testimoni della carità nell'Italia in guerra ha visto la partecipazione dell'autore, di Alessandro Albertazzi (docente di storia contemporanea presso l'Università di Bologna) e di don Giovanni Barbareschi, cappellano delle Fiamme Verdi (i partigiani cattolici) riconosciuto da Israele Giusto tra le Nazioni per aver salvato, durante la Resistenza, circa 2000 ebrei, aiutandoli a fuggire in Svizzera. L'incontro ha lanciato una sfida: si può raccontare un periodo storico così celebrato quanto controverso – la Resistenza – a partire dalla storia di uomini che hanno amato la libertà al punto da dare la vita per essa? “Sappiamo tutto sui carnefici e nulla sui martiri”, ha esordito il prof. Albertazzi all'inizio del suo intervento. E' come dire che la storia della Resistenza è una storia da riscrivere. C'è stata una guerra civile, in cui a soccombere non sono stati solo i “vinti”, come ha ricordato Giampaolo Pansa, ma che ha avuto come bersaglio anche i cattolici, il cui apporto alla lotta di liberazione si voleva ridurre e misconoscere. “La forma della ballata”, ha proposto sempre Albertazzi, è forse l'unica adeguata per recuperare e tramandare il significato di questi testimoni della carità. |
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Il martirio di Rolando Rivi |
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Emilio Bonicelli ha raccontato la storia di Rolando Rivi, narrata nel suo libro Il sangue e l'amore. “Io sono di Gesù”. Queste parole Rolando ripeteva a 14 anni. “Ognuno di noi appartiene, noi apparteniamo perché la vita ci è stata donata, noi apparteniamo a chi ci ha donato la vita”. Chi era Rolando? Era un bambino entusiasta. La sua biografia è semplicissima. Nasce nel 1931 in una famiglia di mezzadri, davanti a lui una grande figura di maestro, don Olinto Marzocchini. A 11 anni si iscrive in seminario, non per studiare, ma per vera vocazione religiosa. Nel 1944 il seminario viene occupato dai tedeschi che ne fanno una propria base, i sacerdoti e i seminaristi vengono mandati a casa. Rolando ha 14 anni. Torna a casa con una convinzione: non vuole lasciare la veste talare, l'abito che esprime il suo appartenere a Gesù. In un momento storico in cui nell'Appennino tosco-emiliano, una zona dalle antichissime radici cristiane, era diventato pericoloso, pericoloso fino al rischio della propria vita, manifestare la propria identità cristiana. |
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Mentre leggeva solitario in una radura del bosco, il giovane Rolando Rivi fu rapito e ucciso da partigiani comunisti. La sua colpa era quella di indossare l'abito talare.”Ci sono soltanto due modi in cui l'uomo può stare di fronte alla realtà”, ha commentato Emilio Bonicelli,”l'appartenenza o l'ideologia. L'appartenenza riconosce che noi siamo fatti da qualcuno, che noi apparteniamo a qualcuno, e questa appartenenza dà valore alla nostra persona, alla mia persona. L'ideologia è la negazione dell'appartenenza, perché ciò che conta è il progetto che ho sulla realtà. In questo progetto l'altro non ha valore assoluto, ma è uno strumento da usare e, al limite, da censurare, epurare , come si disse alla fine della seconda guerra mondiale”. |
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