Esperienze didattiche

 

La visita al campo di Auschwitz Birkenau. I connotati esistenziali di un viaggio nella memoria

 
La visita al campo di Auschwitz Birkenau ha concluso il percorso previsto dal progetto di storia “Gli ebrei dalla persecuzione dei diritti alla persecuzione delle vite: vie di fuga e impegno per la salvezza ( 8 settembre 1943 - 25 aprile 1945)”, che ha sviluppato prevalentemente la tematica dei Giusti tra le Nazioni, e i cui risultati sono stati comunicati in una Giornata di studio che si è svolta a Bologna il 4 Maggio 2005 presso la Sala Polivalente del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna.

La visita ai luoghi della storia è una delle modalità che è stata seguita per impostare e strutturare il progetto di storia e ne costituiscono una parte essenziale. Essi rappresentano il contesto in cui gli eventi studiati sono realmente accaduti, aiutano perciò a proiettarsi nella realtà del passato. Non è un percorso scontato ed automatico.
Infatti, quando l’azione didattica rispetta e propone la metodologia della ricerca storica,può sviluppare non solo un reale senso critico nei confronti dell’oggetto di studio, ma anche questa capacità di immedesimazione, in modo che le conoscenze acquisite possano entrare a far parte della esperienza complessiva della persona.

La visita ai campi di Auschwitz e Birkenau va vista in questa prospettiva e come conclusione di un percorso di studio.
La particolarità del luogo, e la modalità in cui è stata realizzata la visita, hanno conferito a questa esperienza una forte connotazione esistenziale.
Dopo aver effettuato alla mattina una visita guidata al campo di Auschwitz, il pomeriggio gli studenti sono stati lasciati liberi di visitare, individualmente o a gruppi, il campo di Birkenau.

L’impatto con il luogo, le sue caratteristiche fisiche, i resti e le rovine, il silenzio, il relativo isolamento, dopo l’iniziale smarrimento e senso di angoscia, hanno provocato il desiderio di “vedere, capire, toccare” e hanno messo in moto un processo in cui tutte le facoltà della persona sono state coinvolte.
La percezione quasi fisica di quanto un tempo avveniva i quel campo,avvertitocome qualcosa di reale e ancora vivo, ha provocato un profondo silenzio dentro di sé (“vuoto”) e ha posto di fronte a se stessi con una immediatezza e una chiarezza mai prima sperimentata (per cui domande, rabbia, paura, fuga, dolore).
Pare non esserci una spiegazione soddisfacente, ma è proprio la ricerca di una risposta esauriente che sostanzia la memoria.

E il ricordo dei Giusti? Ritorna alla mente una frase di Focherini al cognato che era andato fargli visita al carcere di San Giovanni in Monte: “Se solo avessi visto come li trattano qui, ti pentiresti di non averne salvati di più”.
Questo pensiero sostiene lo sguardo, dà il coraggio di non fuggire di fronte alla sensazione della morte, che “rabbrividisce”, sostiene la fatica di “non scappare dalla realtà” e accettare la sofferenza del cuore, perché solo “con la sofferenza del cuore si cresce e si ama”.

Queste e molte altre osservazioni sono state scritte dai miei studenti nelle loro lettere di risposta ad una mia iniziale, raccolte ora in un fascicolo “Lettere da Auschwitz – 16 marzo 2005”.

Antonia Grasselli.


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