Esperienze didattiche

 

Lì a Birkenau ero solo come una grossa spugna

 
Sentivo il bisogno di “toccare con le mie mani, calpestare con i miei piedi, vedere con i miei occhi” tutto ciò che incontravo; allora prendevo in mano un sassolino, toccavo il freddo e arrugginito filo spinato, sbriciolavo un pezzetto di consumato forno crematorio, camminavo su quell’unico binario.
Era come se volessi assorbire ogni cosa e sensazione, assimilarla e buttarla dentro senza fermare nulla e senza la pretesa di capire e comprendere perché e come.

Lì, a Birkenau, ero solo una grossa spugna che si lasciava impregnare dall’enorme silenzio, dalle vite dei piccoli uomini e delle piccole donne, dagli infiniti spazi, dagli affannati respiri della terra fangosa, da questa realtà, specchio appannato di una tremenda possibilità della storia.

Non avevo voglia di parlare ma neanche di fuggire, volevo stare lì ed osservare.(…)
A Birkenau non avevo rinunciato al tentativo di comprendere, in quel momento non ce n’era bisogno: la volontà perdeva la sua forza e ciò che rimaneva era solo un vuoto per accogliere tutta la storia contenuta nel campo.

Prima di andare ad Auschwitz avevo cercato di capire, dopo essere tornata da Auschwitz cerco di capire, ma lì ero catturata da altro. Quella tremenda possibilità della storia in quel momento non doveva essere compresa ma solamente osservata e assimilata. Per poi cercare di capire.

Silenzio, vuoto enorme.

Silvia Beghelli


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