Esperienze didattiche

 

Ora la frase “Se solo avessi visto come li trattano qui, ti pentiresti di non averne salvati di più” la sentiamo più che mai vicina, presente, ci accompagna


Ricordo la sensazione di smarrimento all'entrata di Birkenau,il sentirmi così piccola in quella diabolica distesa di neve e quella ferrovia così dura e immobile quasi a ricordare "che lei di lì mai se ne sarebbe andata",che ciò che era successo ancora poteva succedere e che noi eravamo solo fortunati spettatori sfuggiti alla tragedia.

Il silenzio di quel luogo,quel misto tra rispetto, paura, incredulità e consapevolezza che non si voleva spezzare. Cammino con due amiche per il viale, poi svoltiamo; ora siamo in mezzo alla neve, io ho dimenticato le scarpe per la neve e ho freddo; loro parlano, riflettono si chiedono il perchè di tante cose, vogliono vedere, capire, toccare. Io rimango in silenzio tutto il tempo. Concluso il giro nelle baracche ci sediamo sui binari. Le altre mi chiedono se sto bene o se è successo qualcosa con qualcuno. Rispondo che non ho niente da dire. Ho preferito tacere, un po' per rispetto,un po' perchè pensavo che ogni parola detta non sarebbe stata abbastanza, troppo piccola anche lei come me, rispetto a quel luogo. Nella mia mente, però, i pensieri scorrono: lei non è in silenzio e continua a chiedersi "come è potuto succedere?", se lo chiede ancora e ancora. Non trova risposta. Ancora ora dopo tutto il lavoro svolto, le immagini, le persone, le testimonianze, i luoghi, ancora ora la risposta mi è sconosciuta. Giro lo sguardo vedo i miei compagni, nessuno ride o scherza, sono tutti rispettosi e consapevoli. Sorrido. Il primo e unico sorriso ad Auschwitz. Poi torniamo indietro, continuo a guardarmi intorno, mi vengono in mente le distese di capelli, occhiali, scarpe, valigie, vestiti di bambini visti non più di un paio d'ore prima. E allora la rabbia. Un sentimento di rabbia infinito che supera tutto. Le ragazze che camminano con me lo capiscono, comincio anche io, dopo tanti minuti di silenzio, a parlare con loro. Ci chiediamo il perchè, immaginiamo le situazioni che ora ci sembra di toccare. Ora la frase "se solo avessi visto come li trattano qui, ti pentiresti solo di non averne salvati di più" la sentiamo più che mai vicina, presente, ci accompagna. Arriviamo alla torretta, stanche e infreddolite. Ora però siamo consapevoli. La risposta è ancora lontana, non abbiamo la pretesa di trovarla, ma almeno abbiamo visto.

Agnese Bertuzzi


Leggi i testi degli studenti Vai al prossimo testo
Leggi i testi degli studenti Vai alla galleria delle immagini