Esperienze didattiche

 

Dobbiamo portarli dentro, ora, e fare in modo che vivano nel futuro, tramandare e raccontare. Trovare la forza di reagire contro il male


Ascolto il silenzio. D’un tratto mi sembra di camminare in una dimensione senza tempo: presente passato e futuro vivono insieme. Come se tutto ciò che ho letto, visto, sentito sull’Olocausto tornasse alla mente in un attimo solo, sento il trascinare di prigionieri con pesanti zoccoli ai piedi, provo a vedere la “vita” del campo, vedo uomini tedeschi che urlano comandi.(…)

Ho paura perché se esistevano uomini capaci di progettare a tavolino una cosa del genere, e eseguire ordini così in modo così semplice, sparare per un capriccio, divertirsi a vedere uomini ridursi a stato di bestie, se una cosa del genere è esistita per 5 anni, se è esistita, senza che nessuno sapesse o facesse, può essere ancora. Ho paura pensando a me in quegli anni… Trascinata dall’ideologia?! Disponibile a un atto d’amore mettendo a rischio tutto?! prigioniera?! Cosa sarei, cosa farei? In base a che criterio è stato scelto che io vivo in questo tempo e loro hanno vissuto quello? Quanti uomini per un caso incredibile hanno evitato quella fine? Quanti uomini per una fatale coincidenza, un chissà quale malinteso, chissà quale strano percorso che ha preso la loro vita in un attimo, si sono visti inghiottiti in questo inferno?

Arrivo ai resti dei forni crematori, e lì mi fermo a lungo. Tocco quei mattoni, vado all’ingresso di quelle stanze…I miei piedi sono sullo stesso terreno pestato da chissà quanti uomini, donne, bambini, con chissà quale viso, carattere, storia di vita prima di percorrere quel tratto di binari sotto quella torretta laggiù, all’ingresso del campo. Alcuni sono scesi dal treno e spostati direttamente lì, dove sono io ora. E sono entrati. E non sono più usciti. Il modo con cui li mandavano lì, quello che dicevano loro, le stesse modalità di progettazione del forno, quello che hanno fatto patire in quei pochi minuti che bastavano per fare agire il gas… Non ci sono parole, non ci sono pensieri. Non posso fare altro che guardare, percorrere i confini del forno fatto saltare in aria. Quei sassolini colorati, come lacrime versate, le candele accese, i fiori, mi fanno capire che noi non li abbandoneremo. Quello che ora sappiamo che è stato, le testimonianze che abbiamo sentito, quei luoghi, dobbiamo portarli dentro, ora, e fare in modo che vivano nel futuro, tramandare e raccontare. Trovare la forza per reagire di fronte al male”

Chiara Imbriaco

Leggi i testi degli studenti Vai al prossimo testo
Leggi i testi degli studenti Vai alla galleria delle immagini