| Continuo a tenere le mani in tasca, ho paura di toccare la realtà |
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Più la guida va avanti a parlare ed ad accompagnarci nella nostra visita, più mi accorgo di star camminando tra i muri, le baracche che hanno visto morire in maniera atroce migliaia di uomini…sale in me come un senso di schifo, non trovo altre parole per descriverlo…Il trovarmi di fronte alle montagne di valigie, di occhiali, di protesi, di capelli…non riesco neanche a toccare il vetro che mi divide da quegli oggetti .(…) Il momento peggiore è al forno crematorio, mi trovo a trenta centimetri dai carrelli con cui venivano infilati i cadaveri nel forno…la guida li sposta, ci fa vedere come funzionano, io ho una reazione che, ripensandoci mi sembra stupida: continuo atenere le mani in tasca, ho paura di toccare la realtà… A Birchenau però non riesco più a stare in silenzio, sono con alcuni miei compagni e parlo anche di cose che non centrano niente…devo sfogarmi dopo quella mattina…devo cercare di superare quel senso di schifo…so di trovarmi in un posto che ha visto cose terribili, ma lo attraverso passivamente…soltanto guardandomi intorno…mi vergogno un po’ a dirlo ma non avevo più voglia di interrogarmi su quello che era successo…era una cosa troppo più grande di me…” Giacomo Dore |
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