Primo Piano


L’insegnamento a distanza

Un’inchiesta di LineaTempo




Premessa

La sequela drammatica di eventi dovuti al diffondersi dell'epidemia di Covid-19, che ha spinto il Ministero dell'Istruzione a chiudere le scuole, ha aperto la strada ad un mondo, quello dell'insegnamento a distanza, quasi totalmente inedito nel panorama italiano, che merita di essere valorizzato nelle pagine di LineaTempo attraverso un'intervista sul senso di questa esperienza.

Quel che desideriamo ora raccogliere non è tanto il racconto delle difficoltà tecniche personali e di istituto incontrate nella realizzazione della DAD, né analizzare le diverse forme di organizzazione scolastica delle nuove attività, né gli specifici percorsi realizzati (e tanto meno gli aspetti psicosociali o di “colore” accaduti), quanto piuttosto la vostra riflessione critica sull’esperienza educativa che state vivendo e le indicazioni che pensate di trarne per la scuola che verrà.

Nota di metodo

Abbiamo pensato di accompagnare le 5-6 domande che vi rivolgiamo con una breve antologia di giudizi (alcuni decisamente divergenti tra loro, ma tutti espressione di riflessioni sull’esperienza) sull’impatto della DAD, non per chiedere il vostro consenso a questa o quella posizione, ma da utilizzare come eventuali spunti (e/o provocazioni) per la riflessione sulla personale esperienza maturata (che ha un solo vincolo, ogni risposta deve contenere max 1000 caratteri spazi esclusi).

Un’ultima annotazione: la domanda finale, volutamente generica, lascia spazio a vostre ulteriori riflessioni sul piano della riflessione pedagogica ed educativa, che non sono oggetto specifico della nostra ricerca, ma che sono ugualmente rilevanti in questo periodo: pensiamo ad esempio al rapporto con le famiglie, che (a) ora sono in gioco in una maniera del tutto nuova e (b) hanno modo di vedere tutta la didattica che i docenti propongono, o al tema del rafforzamento o meno della collaborazione tra i docenti, ecc.


Come partecipare

Invia le tue riposte, segnalando nome, cognome, ruolo professionale e istituzione/località geografica di provenienza alla casella di posta della redazione ( postmaster@lineatempo.eu ). Esse saranno raccolte e pubblicate (anche in forma anonima) su questa pagina e sui nostri social. Puoi scaricare QUI il pdf contenente le domande.


Le vostre risposte:


Dirigenti scolastici e coordinatori della didattica

Giulia Regoliosi - dirigente scolastico del Liceo classico Paritario Alexis Carrel, Milano

Lorena Volontà - Antonio Manchia - coordinatrice della didattica e docente di lettere - docente di religione del Liceo Artistico paritario Manfredini, Varese

Simonetta Bini - dirigente scolastico del Liceo classico e delle Scienze Umane Vincenzo Monti, Cesena

Paola Balducci - coordinatrice della didattica della Scuola primaria l'Arca - Istituto Tirinnanzi, Legnano (MI)

Nicola Terenzi - dirigente scolastico Liceo scientifico paritario - Istituto Europeo Marcello Candia, Seregno (MB)

Adele Mirabelli - coordinatore culturale Istituto don Bosco Village, Milano

Maria Grazia Fornaroli - dirigente scolastico dell'IIS Leonardo da Vinci, Carate (MI)

Roberto Fraccia - dirigente scolastico dell'I.C. “Ada Negri”, Motta Visconti (MI)

Bruno Scacchetti - dirigente scolastico degli I.C. Einstein e I.C. Ligabue, Reggio Emilia

Mario Predieri - dirigente scolastico del Liceo classico e linguistico G. Mazzini, Genova


Docenti

Emanuela Camatini - docente di Lettere, scuola secondaria di primo grado

Serafina Marvaso - docente di Inglese, Istituto Comprensivo Statale Breda, Sesto San Giovanni (MI)

Giuseppe Arena - docente di Economia aziendale IIS Ragioneria Nicola, Sesto San Giovanni (MI)

Valentina Elena Vonica - docente di tedesco del Liceo scientifico e linguistico Giordano Bruno, Torino

Michela Graciotti - docente a tempo determinato di Lettere presso la secondaria di primo grado ICS "Via Cavour", Cuggiono (MI)

Maria Elisabetta Catenacci - docente di inglese della scuola secondaria di primo grado IC Emanuele Filiberto di Savoia, Casorate Primo (PV)

Giacomo Di Iorio - docente di fisica all'Istituto Tecnico Feltrinelli, Milano

Gloria Anfurio - docente della scuola primaria statale Martiri di Gorla, Milano

R. Merlini - docente della scuola secondaria di primo grado IC Emanuele Filiberto di Savoia, Casorate Primo (PV)

Luciano Grigoletto - docente di storia e filosofia del Liceo artistico de Nicola, Sesto San Giovanni (MI)

Laura Pisa - docente di storia e filosofia del Liceo classico e linguistico G. Mazzini, Genova

Antonio Ricciardi - docente di storia dell'arte all'IIS De Nicola, Sesto San Giovanni (MI)

Eloisa Cobelli - docente dell’IC Emanuele Filiberto di Savoia, Casorate Primo (PV)

Giuseppe Landi - docente di fisica dell'Istituto Tecnico Molinari, Milano (MI)

Antonella Campaner - docente di matematica e fisica del Liceo scientifico Einstein, Milano

Daniela Rosati - docente del Liceo classico Cesare Beccaria, Milano

Loredana Orlandi - docente della scuola secondaria di primo grado IC Emanuele Filiberto di Savoia, Casorate Primo (PV)

Maria Sangiorgio - docente di ruolo di lettere della scuola secondaria di primo grado presso l'IC Paccini, Sovico (MB)

Silvia Cazzaniga - docente della scuola primaria primaria presso l'IC Giacomo Paccini, Sovico (MB)

Claudio Fusaro - docente di religione alla secondaria di secondo grado, Bolzano

Erica Ammattatelli - docente dell'IC Emanuele Filiberto di Savoia, Casorate Primo (PV)

Raffaella Panzeri - docente di lettere dell'IC Giacomo Paccini, Sovico (MB)

Laura Luzi - docente di inglese, Istituto secondario professionale (serale), Milano

Anna Rita Cavallini - docente di francese della scuola secondaria di primo grado IC Emanuele Filiberto di Savoia, Casorate Primo (PV)

Nadia Richetti - docente della scuola secondaria di primo grado "R. Rancilio", Villastanza (Parabiago), parte dell'IC "Via IV Novembre", Parabiago (MI)

Valeria Ambrosino - docente di matematica dell'Itis "E. Mattei", San Donato Milanese (MI)

Elisabetta Loiero - docente di lettere delle scuole superiori di secondo grado Schiaparelli Gramsci, ITC e liceo Linguistico, Milano

Rossella Rovida - docente dell'IC Emanuele Filiberto di Savoia, Casorate Primo (PV)

Sara Meani - docente di matematica e scienze dell’IC Kennedy, Brugherio (MB)

Emanuela Centis - docente di disegno e storia dell'arte del Liceo scientifico 'Romano Bruni', Padova

Giulio Piacentini - docente di filosofia e storia del Liceo classico "G. Parini", Milano

G. M. - insegnante di sostegno presso Scuola Primaria, provincia di Pavia

Chiara Zanone - docente di matematica e fisica del Liceo classico Carducci, Milano

Paolo Fumagalli - docente di tecnologia della scuola secondaria di primo grado presso l'IC "G. Paccini", Sovico (MB)

Antonella Morano - docente di italiano, storia e inglese presso la scuola primaria presso l’IC Emanuele Filiberto di Savoia, Casorate Primo (PV)

Gabriella Pozzoli - insegnante di scuola dell'infanzia

Maria Laura Sala - docente di lettere della scuola secondaria di primo grado presso l'IC "G. Paccini", Sovico (MB)

Anna Maria Felicetti - insegnante di scuola primaria, Bolzano

Alessandra La Corte - docente dell'IC Emanuele Filiberto di Savoia, Casorate Primo (PV)

Rosaria Di Gaetano - docente dell'IC "A. Lanfranchi", Sorisole (BG)

Cinzia Michela Cintura - docente dell'IC Emanuele Filiberto di Savoia, Casorate Primo (PV)

Pietro Baroni - docente di lettere dell'Istituto Ernesto Balducci, Pontassieve (FI)

Cecilia Alessandrini - docente della scuola per l'infanzia, Roma

Antonella Chiesa - docente dell'’IC Emanuele Filiberto di Savoia, Casorate Primo (PV)

Maria Spatola - docente di letteratura italiana e latina presso l'Istituto paritario (Liceo classico, linguistico, scientifico) Madonna della neve, Adro (BS)


Questionario


I domanda

Pensi che l’avvento forzato dell’insegnamento a distanza di questo periodo costituisca un’autentica rivoluzione scolastica?

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Un libro molto citato di Sherry Turkle, psicologa che da oltre due decenni si occupa di comunicazione mediata, si intitola Alone together. Allude, la Turkle (2011), alla condizione di separazione che i media digitali impongono anche quando si è fianco a fianco: seduti vicini, ciascuno sul proprio smartphone, si è in fondo da soli.

In questi giorni l’esperienza è un’altra: essa consente di leggere diversamente quel titolo. Anche se da soli, ciascuno nella propria casa, si è in fondo insieme: è il filo delle comunicazioni in WhatsApp che tesse le nostre vite, sono gli eventi sincroni (in Skype, in Zoom, in Hangout…) che favoriscono l’incontro.

Pier Cesare Rivoltella

Il passaggio al digitale, infatti, nella scuola, non è tanto o soltanto una questione di competenze professionali informatiche di base, di device e di reti accessibili e funzionali, ma è un problema soprattutto di modi di pensare e di agire che vanno cambiati. Il paradigma formativo attuale, spesso anche pigramente accreditato come l’unico davvero di qualità, è, purtroppo, incompatibile con la rivoluzione digitale. Non si tratta, nei percorsi formativi iniziali e continui dei docenti, di rifiutare la rivoluzione della parola orale interpersonale. La prima che si è presentata nella storia dell’umanità e che mantiene ancora ben saldo il suo valore. Platone, ad esempio, considerava il dialogo tra persone in presenza l’unico modo serio di fare formazione. E anche oggi non esiste pedagogia che lo sottovaluti. Tantomeno si tratta di immaginare superata e da archiviare la rivoluzione dei testi scritti. Proprio quella che Platone aveva criticato ma che poi, per quasi duemila anni, è stata la colonna vertebrale delle scuole non solo occidentali, ma mondiali.

Si tratta semplicemente di prendere atto che la rivoluzione digitale del sonoro e del visivo-motorio, oggi così pervasiva da essere quasi come l’aria che respiriamo, non è un virus culturalmente molto più letale del coronavirus solo se ingloba le due precedenti rivoluzioni e le esalta, migliorandole, sprigionando le loro ulteriori potenzialità oggi inibite da ormai inaccettabili prestazioni oratorie e da routine nozionistico-memoriose che comprimono gli apprendimenti.

È da questa “nuova alleanza” a tre che può nascere qualcosa di buono per la qualità della formazione del terzo millennio. La sua cifra costitutiva non è più l’atteggiamento separatorio e gerarchico da mantenere tra lavoro individuale e lavoro cooperativo, tra presenza e distanza, tra orale, scritto e sonoro-visivo-motorio oppure tra saperi disciplinari, tipologie di scuole (generaliste, tecniche, professionalizzanti), tempi della scuola, della famiglia, dell’impresa e del sociale. Al contrario la sua cifra è quella dell’atteggiamento integrativo e paritario tra tutte queste dimensioni. Atteggiamento che, se assunto e reso pratica quotidiana, liquiderà in pochi decenni come reperti archeologici inefficienti le rigidità delle classi, l’insegnante di una materia, la distinzione tra compiti in classe e a casa, i piani di studio che conosciamo, l’anno scolastico stabilito centralmente uguale per tutti, l’esame di Stato, i giorni di scuola, gli orari settimanali, le vacanze estive, l’idea che le conoscenze scolastiche siano altro dalle competenze personali professionali e sociali.

Giuseppe Bertagna

Per la situazione che stiamo vivendo, la didattica a distanza, che in realtà non è una nuova tecnologia, ma una tecnologia quasi primitiva rispetto a quella che potremmo adoperare, ha fatto una rivoluzione. È la prima volta che non sono i ragazzi ad andare a scuola, ma è la scuola che va ai ragazzi. Questa non è un’osservazione banale perché questo cambia completamente il meccanismo di significato con cui viene letta, perché la tecnologia, invece di essere qualcosa che sostituisce la presenza del professore, è qualcosa che consente la presenza del professore.

È questa la rivoluzione. Questa non è didattica a distanza nel senso che è mediata tecnologicamente, come potevamo immaginarci solo quindici giorni fa. Questa é tutt’altra cosa perché il messaggio che dà ai ragazzi è: attraverso un mezzo, viene da te il tuo adulto di riferimento. Non è una tecnologia che sostituisce l’adulto, ma una tecnologia che consente la connessione con il proprio docente, con la propria scuola, con i propri compagni. Quindi diventa esattamente ciò che è: un media perfetto. Siamo di fronte ad un passaggio epocale che va compreso, che ci fa capire il giusto senso dell’utilizzo della tecnologia. Il positivo in questo è che la tecnologia come media in questo caso consente la connessione umana al professore, alla società. La tecnologia che fa la tecnologia e non che fa qualcosa al posto nostro. A cui non viene più affidato il compito di impegnare il nostro tempo e di risolvere le nostre difficoltà, ma la tecnologia in cui l’umano utilizza un mezzo per arrivare all’altro umano. …

L’apprendimento che la lezione a distanza consente é accompagnato da emozioni positive e per questo è molto efficace, non perché sia diversa la lezione in quanto non cambia nulla se il ragazzo vede l’insegnante dal vivo in cattedra o su uno schermo del computer. Cambia proprio il significato. Con la lezione a distanza il professore dice al ragazzo: «Io ti vengo a prendere attraverso la webcam».

Daniela Lucangeli


II domanda


(per i docenti):

Cosa è cambiato ora per te nella relazione docente-studente-disciplina d’insegnamento?

(per i dirigenti):

Cosa è cambiato ora per te nel “clima di scuola” e nella relazione con i docenti, gli studenti e i genitori?

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I maestri meccanici non ci sostituiranno mai perché la materia è la «materia» con cui si in- e co-struisce l’edificio relazionale: a scuola non ci si va, ma ci si è, a patto che essa sia fondata su relazioni generative. Se ciascuno dà all’altro ciò di cui l’altro ha bisogno, la relazione rigenera le persone coinvolte e genera i cosiddetti beni relazionali, frutti specifici di una relazione (in quella educativa: cultura, autonomia, vocazione). Questi frutti non si danno se la relazione è ridotta a prestazione (tu ripeti/fai ciò che ti dico), e diventa addirittura de-generativa (toglie vita).

Alessandro D’Avenia

Sono giorni di lezioni a distanza: al di là dei docenti che si limitano ad assegnare compiti perché “il programma must go on”, i più generosi si stanno improvvisando sulle varie piattaforme digitali, contagiati da un’ansia di didattica online che a tratti mette in scena una sorta di infinita tv culturale …

Ma dopo qualche giorno di euforia, è il momento di accorgersi che strumenti differenti implicherebbero una logica differente: se in questo frangente la nostra didattica non riformula i suoi tempi e non imbocca la strada dell’essenzialità, della personalizzazione, della continua sollecitazione al protagonismo dell’alunno, del rapporto tra pagine e realtà, tra apprendimento ed esistenza, quando mai lo impareremo?

Valerio Capasa

Una cosa particolare mi ha colpito nei ragazzi. All’inizio non vedevano l’ora di stare a casa per non far nulla, sembrava l’ideale finalmente realizzato; poi, però, la quotidianità si è presentata in modo diverso rispetto alle loro aspettative. Ha fatto irruzione la solitudine e poi la noia.

Non è semplice godere del tempo libero (in greco skholḗ) per trovare soddisfazione. In una videochiamata con alcuni ragazzi mi ha colpito proprio notare questo: hanno bisogno di una proposta che insegni loro a usare il tempo e hanno bisogno di un adulto che accompagni le loro domande in questa skholḗ. Non basta stare a casa, fare i compiti, vedere ogni tanto qualcuno. C’è bisogno di qualcuno che li provochi a chiedersi cosa e come stanno vivendo, che susciti in loro uno sguardo critico, di domanda sulla realtà che hanno davanti.

Insomma, anche a distanza, c’è bisogno di una relazione per vivere, per scoprire, per conoscersi. Questa è veramente la riscoperta del tempo libero e della skholḗ, della scuola come uso del tempo a disposizione per una personale e comunitaria ricerca di senso.

Alfredo Marchisio

Il coronavirus ha svelato le nostre debolezze. E’ una risposta improntata alla “consolatio” tecnico-scolastica la videolezione da fare per tenere impegnati gli studenti. L’“e-learning” rischia di essere una fuga dalla realtà. … Si può essere con loro, non solo virtualmente e formalmente, a mio avviso, se accogliamo noi per primi la ferita e l’urto della realtà, confrontandola con quanto ci possono dare i grandi maestri del passato e le testimonianze di vita grande, oggi.

Le domande che urgono nel cuore, infatti, vengono prima di una tecnica, di un sapere o una legge.

Vincenzo Rizzo


III domanda


(per i docenti)

Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale dell’insegnamento: far fiorire l’io dell’alunno in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

(per i dirigenti)

Come riesci in questo contesto a realizzare l’obiettivo fondamentale della scuola: far fiorire l’io dei docenti e degli alunni in rapporto alla realtà, alla cultura e al significato della vita?

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Fra di noi abbiamo deciso di lasciarci liberi sugli strumenti (PowerPoint, Webapp, iPad+Pencil, ecc.) ma di utilizzare tutti gli stessi veicoli: la nostra voce, i nostri schemi o appunti e il libro di testo, materiali che i ragazzi hanno anche durante una lezione in classe.

Poi è accaduto un fatto. Durante uno dei confronti settimanali che abbiamo con gli studenti, alcuni di loro ci hanno segnalato una fatica: “Scusate, io ho capito che devo fare i compiti, devo consegnarli e devo studiare. Ma quand’è che faccio mie le cose che studio?”.

Questa è una verità che abbiamo riscoperto grazie a loro: le cose che studiamo diventano nostre nell’esperienza, cioè nell’incontro, nel dialogo e nel confronto.

Ecco perché abbiamo deciso poi di introdurre anche lo streaming, non tanto per fare lezione ma per mettere a tema tutti i dubbi, le curiosità, i desideri di approfondire che sorgono nel processo di personalizzazione dello studio.

Nicola Terenzi

Cosa significa “a distanza”? Non c’è lezione in cui non appaia chiaro che i più a distanza di tutti si chiamano Dante, Leopardi, Catullo, Cicerone: non sono nemmeno collegati in video! La distanza fisica ci presenta prepotentemente il problema di sempre: cosa rende vicine pagine tanto lontane? cosa c’entrano, cioè, questi argomenti con il nostro presente?

Ecco perché esiste una distanza ancora più terribile, ed è quella dal nostro io, come avvertiva ancora Pavese: «ero io che stavo lontano, lontano da tutti i campi di granturco e da tutti i cieli vuoti». Cosa ci rende presenti a noi stessi? Aveva ragione Heidegger: «Questa fretta di sopprimere ogni distanza non realizza una vicinanza; la vicinanza infatti non consiste nella ridotta misura della distanza» (La cosa). Tutto il nostro assillo su Meet o su Zoom non può eludere l’interrogativo sostanziale: «che cos’è la vicinanza»? Quella con se stessi, che non sarà mai vinta da uno schermo né da un’aula,

È quest’ospite sconosciuto che vuole essere guardato negli occhi: si è messo ad abitare a casa nostra e non intende andarsene. È il nostro io, l’estraneo che affascina e tormenta le suore di clausura, i pastori erranti sotto i cieli stellati, i malati nelle corsie degli ospedali, i soldati in trincea, i vecchi nelle case diventate vuote. Tolte le occupazioni e le distrazioni, se non cerchiamo chi e cosa ci strappa davvero dal Nulla, ne veniamo inghiottiti, e il Nulla non è un fantasma alla portata di qualche strategia didattica, come il coronavirus non si batte con l’ibuprofene. ….. la muta domanda di queste mattine è : tolta la classe, chi sono io?

Valerio Capasa

Nasce anche il desiderio di innovare nella didattica con l’intento di valorizzare ciascuno, come ci testimonia un’altra docente che scrive a dei colleghi nella chat di un webinar sulla FAD: “In questi giorni rispondendo personalmente alle mail dei ragazzi, per la correzione dei loro lavori individuali, sto sperimentando una vicinanza a ciascuno di loro… paradossale! Ad ognuno alla fine mi trovo ad assegnare consegne ed esercizi diversi, perché i punti di debolezza sono diversi!”.

Comunicato Diesse

In una scuola a distanza all’alunno che sta a casa, separato da compagni e da amici, isolato con la sua famiglia, non servono il controllo, la minaccia del voto o della ripetizione dell’anno, se non è aiutato a cogliere il valore, a “fare” giudizio. Ha bisogno di essere guardato (e di accorgersi di essere guardato) e coinvolto come uno degli attori della valutazione (docenti, genitori, studente). Deve sapere che la valutazione non è contro di lui, ma per lui; che non intende classificare, ma promuovere; che non azzera le diversità, ma è stimolo alla personalizzazione, cioè ad imparare e agire da persona libera, responsabile, interessata.

Rosario Mazzeo


IV domanda

In questa nuova situazione cosa hai maturato come autocoscienza rispetto a ciò che è essenziale della scuola “tradizionale” e a quel che diventa acquisizione irrinunciabile in seguito all’esperienza della didattica a distanza?

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La sfida che si trovano ad affrontare attualmente le scuole, tenute a sospendere le lezioni in presenza, è ardua …

Innanzitutto, si conferma fondamentale mantenere un contatto anche visivo con i propri studenti, dalle medie in poi, …

In secondo luogo, considerando attentamente le osservazioni pervenute dagli studenti e dalle famiglie, si è tentato di adeguare la proposta in relazione alle esigenze di ogni età, distinguendo l’aiuto che si può fornire ai genitori dei bambini più piccoli, su cui inevitabilmente grava la maggior responsabilità della costruzione di una scuola a distanza; differenziando il numero di video conferenze e di video lezioni ecc. …

La riflessione forse più impegnativa per i docenti è attualmente quella sulla revisione dei percorsi programmati per l’anno scolastico. Forma e contenuto sono infatti inscindibili: è impensabile che una nuova forma di scuola sia meccanicamente la traduzione in digitale di quanto si faceva in presenza. Alcuni obiettivi di apprendimento probabilmente non saranno raggiungibili quest’anno, e se ne perseguiranno altri, non previsti.

Raffaella Paggi

La nostalgia dei ragazzi per il nostro metodo di lavoro in classe ci fa capire che la nostra impostazione, centrata sul valore della relazione, è giusta e va migliorata. Puntare sulla convocazione incessante del pensiero dei ragazzi, nell’ambito di un cammino che insegnanti e alunni fanno insieme, è la natura della nostra scuola.

Daniele Gomarasca

Se la didattica a distanza è uno strumento utile in questa situazione che “passerà”, non sono sicura che questa modalità sia il futuro della didattica stessa. Oltre ai problemi tecnici che pone, ci sono questioni più sostanziali legate alla natura profonda dell’insegnamento. Su cosa sia, e come avvenga, l’insegnamento. …

La didattica a distanza è uno strumento valido, se però integrato in una didattica in presenza. …

Trovai tempo fa una citazione di Steve Jobs, che mi sembra illustri bene qualcosa di quello che voglio dire e risuona nei commenti di tanti amici che affermano che riunirsi e parlarsi non è la stessa cosa di scambiarsi documenti via mail: “C’è una tendenza nella nostra età della rete a pensare che le idee possano essere sviluppate attraverso una mail o una chat. È una follia! La creatività nasce da incontri spontanei, da discussioni casuali. Tu incontri qualcuno, chiedi cosa sta facendo, e dici ‘wow’. E immediatamente stai cucinando una nuova idea”.

Elisabetta Valcamonica

Maria Montessori spiegava che per avere qualcosa di buono a distanza devi sempre collegarti a una presenza.

Giuseppe Bertagna


V domanda

Cosa ti ha sorpreso esistenzialmente di questa esperienza?

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In queste settimane in cui gli spazi fisici delle nostre scuole assumono dimensioni contenute e chiuse, i dirigenti scolastici, i docenti e tutti gli operatori della scuola stanno imparando a sperimentare relazioni e modelli gestionali più autentici ed aperti. Una novità che non era prevedibile fino a pochi mesi fa. La distanza tra le persone non impedisce, nelle scuole, di cercarsi, di condividere iniziative, di progettare percorsi didattici e nuovi modelli organizzativi. Una straordinarietà in una circostanza straordinaria. Un miracolo all’italiana, pur in mezzo a tante criticità. Distanze che avvicinano, insomma, e che generano. È importante farne tesoro oggi, per il domani delle nostre scuole.

Ezio Delfino


VI domanda (facoltativa)

C'è una riflessione o un evento significativo che vuoi condividere con gli amici/lettori di LineaTempo?

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