Quirico il Tu e la libertà

Photo: Alexandros Avramidis/Reuters

A Castelnuovo c’è stata una conferenza molto partecipata del giornalista Domenico Quirico, c/o la sala Pessina, dal titolo “Guerre senza fine”. E mentre raccontava gli obbrobri che i suoi occhi e le sue orecchie hanno visto e udito di tutto ciò che «gli uomini sono capaci di fare agli altri uomini» (in Somalia, Mozambico, Cecenia, Siria, Ruanda…), cresceva in me il senso di orrore (Quirico è stato crudo ma si capiva che si era ancora contenuto…) per l’essere umano, per ciò che la natura umana è capace fare. Mi chiedevo: «Allora, Dio ha proprio sbagliato tutto! L’uomo è un essere abbietto!». Erano tali i fatti descritti, inenarrabili che non ho potuto fare a meno di intervenire per dire che sì, è nella natura umana una capacità bestiale di fare del male ma… anche una capacità di sacrificarsi e dare la vita che è splendida, come ci stanno dimostrando gli ucraini! Che dire del moto di solidarietà che arriva da tutti i Paesi Europei? Gli Ucraini (e noi) dimostrano che si può sacrificare la vita per Qualcosa di più grande e di più importante che la vita stessa, come la libertà la giustizia la verità la grazia la bellezza… Gli ucraini sotto le bombe si preoccupano perfino di proteggere le loro opere d’arte!! Anche questo è l’essere umano. Quando si pensa all’uomo e alla sua “natura” bisogna pensare alla sua libertà. «Anche lei – mi sono rivolto a Quirico – che è stato rapito da Al Qaeda è la prova della grandezza di cui è capace l’essere umano, resistendo per ben 135 giorni al sequestro, contro la paura di esser sgozzato, la pena per i cari disperati per lei…». Non concluderò pertanto dicendo: «Dio non ha sbagliato nulla, a puntare tutto sull’uomo e la sua libertà!». No!!!! Il punto è che SE c’è libertà è perché c’è un TU. L’ontologia umana non ha nulla a che fare con quella animale…perciò può rivelarsi ancora più bestiale delle bestie: ciò accade quando tradisce il TU!! se però entra in dialogo con il TU l’uomo si rivela un capolavoro!

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La narrativa e noi

33 commenti

  1. Maria Stella

    Belle riflessioni. C’e’ sempre la speranza di un giorno che non muore. Dovremmo cominciare a pensare a cosa restera’ di noi perche’ la morte e’ il traguardo di tutti, anche dei potenti

  2. Fabiana Guerra

    È vero, quello che scrivi.
    L’uomo, come ho sempre detto ai miei alunni, sono capaci di grandi cose come lo sono di cose tremende.
    Si diventa famosi in entrambi i casi.
    Tristemente famosi o felicemente.
    A noi la scelta.
    Io non mi sono espressa a favore di nessuno perché sono e resto contraria al fatto che abbiamo solo le armi per… metterci d’accordo.
    È già sbagliato l’inizio.

    • Nino

      No, non farò un breve commento, mi sembrerebbe di aggiungere parole a parole. Dico soltanto che domani mi troverò con una giovane mamma etiope per condividere l’esigenza di imparare un po’ di italiano. È come dire che c’è un altro giorno da vivere, attenti alla realtà per come si presenta. E siamo alle solite: si può aprire le braccia oppure chiudere gli occhi: a noi la scelta, che si parli di ucraini o di altri “compagni di viaggio”. Sì perché il viaggio è comune a tutti gli uomini e il desiderio ha sempre il sapore dell’infinito.

    • Angelo Picariello

      La guerra è in grado di dare libero sfogo a tutto quanto di peggio c’è nel cuore dell’uomo. Abbiamo avuto la promessa di un bene che non tramonta mai attraverso il sacrificio di Colui il quale ci ha creato per la nostra salvezza. Una promessa che disattendiamo ognuno a modo suo, spesso persino con la pretesa di fare di questa stessa promessa di pace un pretesto per farci la guerra. Ma contro la guerra e il suo orrore qui descritto nel modo più crudo non ci resta che pregare e seguire le orme di chi pratica, non solo proclama, la pace.

  3. Annamaria Cavallaro Piol

    Grazie Pippo per ricordarci questo rapporto con il Tu che fa: ci fa liberi, ci fa amabili, coraggiosi, generosi, intelligenti , artisti, belli come angeli : oh Tu fai che la nostra libertà ti riconosca!!!! Grazie ancora Pippo!!!

    • Daniela

      “Molte cose sono straordinarie, ma nessuna
      è più straordinaria dell’uomo”. Da qualche giorno continuano a venirmi in mente questi versi dell’Antigone di Sofocle (332-333) che si possono tradurre così, oppure sostituendo all’aggettivo “straordinarie” il suo affine in negativo “terribili”. Ecco, Sofocle ha solo intuito -eccezionalmente- questo, ma non poteva conoscere il Tu all’origine se non interpretandolo come una generica giustizia. E, in fondo, non lo ricordavo neanche io che la soluzione del dilemma è la libertà: tu, Pippo, mi hai di nuovo illuminato. L’uomo è desiderio di libertà, perché ha il dono più grande che potesse ricevere e da cui è permeato. Quando ci scoppia dentro questo desiderio, l’umano si ridesta e crea bellezza. Altrimenti, fa le guerre e si sente padrone del mondo o, al minimo, rimane addormentato, sopraffatto da inezie. E si appaga “ozioso” come il gregge di Leopardi nel Pastore errante. Che genialità aver capito questo pensando che Quirico è stato capace di resistere ai rapitori perché possiede questa libertà… Ti ringrazio tantissimo!

  4. Angelo Antonio

    L’orrore più grande è quando un uomo uccide il fratello, qualunque colore, razza, religione esso appartenga. È suo fratello. Le guerre servono agli stolti, perché non hanno Parola. Le guerre servono ai servi, perché il Padrone chiede altro. Le guerre sono aberranti, perché la mano creata per aiutare si appella al ferro che distrugge. Non so se Dio esiste, una cosa è nella mia convinzione di povero e semplice essere umano, Gesù in croce è morto per me salvando il suo aggressore è senza questa convinzione la mia vita sarebbe inutile. Ecco perché le mie mani, invece di usarle con il ferro, le adopero per la mia misericordia futura. Sarò matto? Voglio esserlo perché Amo. Anche te che non condividi. Un abbraccio fraterno

  5. Iurie

    Grandissimo prof, esempio di vita

  6. Laura

    Sì l’uomo è capace di bassezze inenarrabili e di altrettanti slanci di santità e a volte, come testimonia la vita di parecchi santi, è la medesima persona umana che compie abissi di peccato e poi risorge toccato/a nel cuore, raggiunto/a dal Mistero. Mistero della libertà, nostra libertà di creature eterne.

  7. Matteo

    Vero, quando si usa un po’ di empatia e si prende in considerazione il tu oltre al se, ci si spalanca di fronte un ventaglio di possibilità straordinario che valorizza ulteriormente la nostra libertà.
    Certo per farlo però ci vuole un io, possibilmente saldo in ciò che cerca.

  8. Patrizia Ferrazzi

    Si è così! Tutto ciò che accade infatti, ad eccezione del male, esce dalla mano stessa di Dio.
    Ma vi è nel mondo un ‘altra attività che non viene da Dio, una forza di distruzione che si chiama peccato trasformandosi in guerra.

  9. Franco Piazzoli

    Veramente bella l’ultima affermazione

  10. Sara Patrizia Taveggia

    Grazie Pippo di questa visione delle cose, che condivido. Forse mettersi davanti a un “Tu” è la cosa più difficile da fare e allo stesso tempo più importante. Per farlo occorre essere liberi dalla paura, questo vale nei rapporti di amicizia, amore, di lavoro e sociali. Credo sia la paura di sentirsi giudicati e misurati. È una risorsa enorme investire su “Tu hai un valore, tu sei un valore” con quello che hai e sei, per il semplice fatto di essere in vita.

  11. Alessandro

    Un esempio umano incommensurabile! (Un po meno in analisi grammaticale) 😉 grande prof! ❤

  12. Elena

    Grazie Pippo….è vero: io sono solo se in relazione a un Tu più grande

  13. Giuseppe Arena

    Il Tu a qualcuno, come dici, presuppone un dialogo, una confidenza. Il male imperversa perché non c’è questa confidenza con un Altro. Allora il bene diventa male, l’uomo creato ad immagine di Dio diventa l’essere peggiore dell’universo. Ma la Misericordia può ricondurre quell’essere al duo originario disegno. Complimenti per i tuoi sempre ottimi interventi.

  14. Aurora M.

    Cito: “…può rivelarsi ancora più bestiale delle bestie”
    Siamo testimoni di un orrenda realtà, di un umanità che poi cosí tanto umana non è.
    Cosa c’è di umano in tutto questo? È bestiale, vergognoso e soprattutto spaventoso.
    Cosa ne sarà di noi, del mondo.. della libertà e del proprio essere.
    Vivere pregando, avendo paura e preoccupazione, riuscendo comunque a preservare ciò per cui vale la pena vivere e ciò che vale la pena difendere. Con la speranza che si possa ritrovare la libertá dell’essere stesso.

  15. Enrica

    Grazie Pippo, è proprio vero: solo se l’uomo entra in rapporto con Dio riconoscendo che LUI è tutto, diventa realmente se stesso! “Il Mistero ha voluto essere riconosciuto dalla nostra libertà, ha voluto generare il proprio riconoscimento”.

  16. Vittorio Ciurlia

    Anche io voglio ancora credere che le bestie siano un’eccezione 😍

  17. Giovanni Cominelli

    Il guaio è che ciò che è stato chiamato “peccato originale” è strutturale. Come spiegava Sant’Agostino, la natura umana è “sauciata”, cioè ferita. Non se ne esce. Ogni generazione ha il compito di tentare di curare questa ferita. Come a dire che la storia è drammatica come tale. La resistenza degli Ucraini è il momento europeo di questa cura. Grazie Pippo!

  18. Paolo Cavallo

    Ebbene sì! L’uomo è mistero. Nell’essere più crudele può esserci un cuore che si lascia ferire da una bellezza improvvisa; e nella vita dei santi quante mancanze, quanti tradimenti confessati con vergogna. Solo il desiderio di un destino buono può darci la forza di non lasciarci andare alla disperazione atroce della nostra cattiveria. Solo il desiderio di essere perdonati da una misericordia senza fine può darci la speranza di un cuore nuovo. Speranza contro ogni speranza

    • Massimo

      Bravo Pippo. Bellissimo articolo. Grazie della tua profonda riflessione, che ci apre alla speranza. Io umilmente vorrei citare una terza categoria: le vittime mute della violenza, coloro che porteranno nel cuore per anni tante lacrime. Gesu’ ci insegna a stare loro accanto, con discrezione, con umilta’ , anche in silenzio. A dare loro una piccola mano per risollevarsi, per dire che non tutto e’ perduto, per dire loro che: “Dio ci vuole ancora bene”. Per dire che non possiamo restare indifferenti a queste sofferenze, l’amore e’ stare dalla loro parte, come Qualcuno ci ha insegnato. Buona Pasqua a tutti voi!

  19. Giuliano

    Le parole ,nell’articolo,corrispondono alla verità .
    L’uomo è libero di scegliere come comportarsi ed esprimere quello che emerge dal proprio dialogo interiore.
    L’articolo ispira, a mio parere , la parte più nobile dell’uomo .
    Complimenti

  20. Antonio

    L’articolo mi da l’occasione di riflettere come davanti a certi avvenimenti è più facile scandalizzarci del male che sappiamo fare e dimenticare la capacità di bene che abbiamo; forse perché ci costringerebbe a riconoscere il TU.
    Grazie

  21. AnnaMaria

    Quando c’è il rapporto io -io, non io -tu c’è dialogo vero dice ROMANO GUARDINI

  22. Antonio Pedrazzini

    Leggendo l’articolo mi sono venute in mente le parole di San Gregorio Nazianzeno

    Leggendo l’articolo mi sono venute in mente le parole di San Gregorio Nazianzeno

    “…Poi io muoio e la carne diventa polvere come quella degli animali che non hanno peccati. Ma io cosa ho piu’ di loro? Nulla, se non Dio.
    Se non fossi tuo, Cristo mio, mi sentirei creatura finita.

    Noi a differenza degli animali abbiamo il “TU” e secondo me anche chi non lo ha chiaro, lo percepisce comunque come un riverbero. Azzeccato l’esempio del popolo ucraino, popolo profondamente religioso che neppure anni di dittatura Sovietica sono riusciti a spazzare via totalmente questa loro appartenenza ad un Altro, il comunismo in occidente è stato più astuto e apparentemente meno crudele, è riuscito a renderci indifferente della vita altrui proprio come gli animali, tra loro in genere non si difendono. Cosi siamo anche contrari all’invio delle armi con le quali potrebbero almeno difendersi…ovvio siamo per la pace, dove non si sa neppure il significato della parola stessa. E’ come assistere all’aggressione di una donna da parte di alcuni uomini ma non lanciargli neppure lo spray al peperoncino che teniamo in tasca per paura di ritorsioni e poi, diciamoci la verità, vista la sproporzione di forza non ce la farebbe a non essere violentata, tanto vale che si arrenda subito. Come di logica sarebbe inutile per la Chiesa di Roma opporsi allo stato Cinese o Sovietico con la Chiesa sotterranea, causa solo carcerazioni, morti e sofferenze tanto vale aderire alla chiesa di stato, una scelta tranquilla, tutti vivrebbero in…”pace”…ma noi vogliamo veramente questo? Vogliamo vivere in quel tipo di “pace”?

  23. Ugo

    Grazie Pippo , vai sempre al punto delle questioni, di grande aiuto.

  24. Ida Matrone

    L’articolo pone la seguente domanda:come si fa a stare davanti al male dell’uomo,al male nella storia,al mio male, senza perdere la speranza? Perchè il male non lo si può edulcorare, o voltarsi dall’altra parte o peggio conviverci senzapiù avvertirne il suo abisso di mistero che ci fa aprire alla domanda “Chi o cosa ci libererà dal male?”. Stare di fronte al male però non ci deve far dimenticare che il male non è l’ultima parola sulla mia vita, sulla vita di ogni uomo – anche di quello che ha compiuto azioni indicibili_ perchè l’uomo è più del male che hacommesso, il male non lo definisce totalmente. Il male non è l’ultima parola sulla storia. Questa certezza mi è data perchè so che il “cuore” che Dio ci ha datto all’origine è uguale in tutti gli uomini, anche se a volte è sotterrato da un cumulo di detriti e si agisce come se questo non ci fosse. Ma il cuore c’è e niente e nessuno potrà estirparlo totalmente. Bisogna scommettere sulla vittoria di questo cuore, cioè scommetere sulla vittoria di Dio. E guardare a quegli uomini che questa scommessa l’hanno vinta.

  25. Claudio Ghidoli

    Ultimamente si potrebbe disperare della libertà, sopraffatti dallo sgomento delle atrocità, o dalla (anche nostra) indifferenza verso altre non meno atroci guerre che non ci fanno paura perché più lontane. Forse che più o meno non abbiamo tutti un po’ di paura?
    Oppure si può persino sperimentare eroicamente una libertà senza speranza.
    Viene in mente Péguy: “per sperare occorre avere avuto una grande grazia”
    La grazia è avere incontrato un popolo che educa il cuore al compimento nel rapporto con il TU.
    Dio che è Padre genera quel popolo capace di sostenere la libertà e la speranza.
    Senza appartenenza la libertà può essere, se non violenta, disperata.
    Grazie Pippo.

  26. Carlo

    Davvero non c’è libertà se non di fronte ad un TU!
    Ma la Bellezza è sempre disarmata! ( o no ?…)

  27. Mauro Testa

    Poche parole per capire il senso della vita. Un articolo che mi aiuta a riflettere. Il Prof. mi è sempre d’aiuto quando c’è da approfondire certi argomenti delicati. Grazie.

  28. Vittorio

    Immaginare di poter fare a meno della storia? No, siamo dentro la storia in quanto uomini.
    La sfida della speranza non è di natura morale, ma di natura ontologica.

  29. Sergio

    L’uomo questa creatura meravigliosa, cui Dio ha lasciato il libero arbitrio perché potesse essere grande e vero nell’amore infinito di cui ci ha investito. Ma che può scegliere di negare l’evidenza e rinunciare alla propria felicità per seguire chimeriche promesse che non trovano mai compimento. Ed allora può essere grande anche nella distruzione e nella negazione dell’umano, utilizzando al peggio ciò che la genialità di molti ha faticosamente creato in questi secoli.

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