La poesia terrestre di Iolanda Cuscunà

Al di là delle etichette, oggi diremmo dei tag, che frazionano la realtà in contenitori senza contenuti, un filone poco battuto dalla poesia contemporanea, troppo ripiegata forse su ombelichi che quasi mai coincidono con il centro del mondo, mette in primo piano la questione del “bene comune”. Una poesia dunque da intendere come azione pubblica che nasce nella e per la polis e che vorrebbe rivolgersi a una comunità più ampia del pubblico dei lettori di versi. Con Il sogno di Esaù, Iolanda Cuscunà ci mostra ad esempio la possibilità di una poesia ecologica senza ecologismi, centrata sulla matericità degli elementi, terrestre, localizzata a partire dalla lingua (il siciliano di Catania) in una geografia che non è «terra promessa» ma spazio familiare minacciato dalla ‘bestialità’ antropica: «Sulu di omini po’ moriri un ciumi» (“Solo a causa degli uomini può morire un fiume”), scrive la poetessa nel solco di Danilo Dolci, maestro ideale di questa poesia. Così quello di Cuscunà non è il grido di allarme di una Cassandra catastrofista, bensì l’atto di amore di una creatura che pure sotto un sole feroce («U suli m’abbrucia»), «st’occh’i suli / ca non s’astuta» (“quest’occhio di sole / che non si spegne”), contrappone la veemenza sorgiva della parola alla desertificazione del rapporto uomo-ambiente. Se da una parte allora la carnalità disperata del sogno di Esaù ci riporta a un’Apocalisse imminente  («Tutta l’acqua / r’i ciumi / r’i laghi / r’i funtani, / addispirata, / si jttau ndo mari», “Tutta l’acqua dei fiumi dei laghi delle fontane, disperata, si è buttata in mare”), dall’altro la vena della salvezza continua a scorrere, anche carsica, in una umanità che si risveglia in tempo, un attimo prima di collassare: «Si sveglia Esaù / nell’aria ancora il profumo delle zagare / nelle orecchie la voce dell’acqua».

(Pietro Russo)

(Iolanda Cuscunà, Il sogno di Esaù, Nous editrice, S. G. La Punta (Ct), 2025)

Dorme Esaù
di ritorno dalla campagna
la zuppa ancora calda
nello stomaco

sogna
palummi niuri
niuri cunigghi
volare e correre nel campo
beccare, mangiare
semi di lenticchie
buoni per la zuppa

(colombe nere / neri conigli)

sogna
campi arsi
latrare una macchia
grigia e scarna
ca non avi paci e mancu abbentu

(che non ha pace nè riposo)

quattru ossa
cu na lingua longa
ca va circannu l’acqua
ma acqua non ci nn’è

(quattro ossa con una lingua lunga / che va cercando l’acqua / ma acqua non ce n’è)