Mentre la scuola italiana sta cercando di realizzare quella trasformazione massiva che “il PNRR ci chiede”, molti docenti temono che si stia confondendo digitalizzazione e innovazione.  

D’altra parte, questo essere perplessi di fronte alle implicazioni del cambiamento non è una novità, se  Platone (Fedro,  370 a.C) poteva scrivere, a proposito del passaggio dalla cultura orale a quella scritta, che 

…produrrà dimenticanza nelle anime di chi impara, per mancanza di esercizio della memoria; proprio perché, fidandosi degli strumenti, ricorderanno le cose dell’esterno, da segni alieni, e non dall’interno, da sé. Dunque tu non offri verità agli allievi, ma una apparenza di sapienza; infatti grazie a te, divenuti informati di molte cose senza insegnamento, sembreranno degli eruditi pur essendo per lo più ignoranti; saranno in opinione di sapienza invece che sapienti.

Andare oltre il punto critico

Nel tentativo di comprendere meglio cosa sta succedendo, abbiamo ripreso in mano “Il Punto Critico”1, un libro in cui Malcom Gladwell analizza quei cambiamenti sociali, mode, ossessioni, idee, comportamenti dominanti che  rimangono sottotraccia per un certo periodo e poi di colpo scoppiano. Il cambiamento avviene non gradualmente, ma in un momento dato, in cui tutto può cambiare di colpo. 

Noi siamo portati a credere che i cambiamenti avvengano lentamente, in modo lineare, non -come invece succede-  secondo una progressione geometrica,   come un sottile foglio di carta che pieghiamo su se stesso più e più volte, e che al cinquantesimo  piegamento arriverebbe a coprire la distanza Terra-Sole. “In quanto esseri umani, ci troviamo a disagio con questo genere di progressione, perché il risultato finale, l’effetto, sembra assolutamente sproporzionato rispetto alla causa.”  Dobbiamo invece “abbandonare la visione della proporzionalità e prepararci alla possibilità che, a volte, i grandi cambiamenti derivino da eventi di poco conto, e che spesso queste trasformazioni possano verificarsi con grande rapidità”. 

Non è, ci chiediamo, quello che vorremmo succedesse a noi? Sono trent’anni almeno che cerchiamo di realizzare una scuola attenta alla persona dello studente, e fin dall’inizio eravamo “saliti sulle spalle dei giganti”: avevamo studiato tutta la storia della docimologia, della didattica, della psicologia e delle neuroscienze, avevamo cercato di capire di più su come funziona “la mente del bambino”, avevamo approfondito come il rapporto con il sapere possa essere modificato dall’utilizzo dei nuovi strumenti digitali, avevamo fatto ricercazione secondo i più quotati canoni. 

Con lentezza, in progressione lineare, è aumentato il numero di quelli che realizzano una didattica alternativa, un modo diverso di far crescere gli studenti. Ma tutti ci stiamo chiedendo se riusciremo -e come- a cambiare completamente il ritmo, a creare una specie di catastrofe costruttiva. Secondo Gladwell questo è possibile, dicevamo, solo arrivando al punto critico. 

Il suo libro “ci insegna (…) a innescare epidemie positive, a trovare il punto d’appoggio e la leva per trasformare il mondo”. Programma molto ambizioso!

A noi basterebbe già, più semplicemente, trarre suggerimenti per stabilizzare qualche piccolo elemento di miglioramento. Del resto, anche il suo sottotitolo recita “I grandi effetti dei piccoli cambiamenti

Gladwell sostiene che quando una situazione “arriva al Punto Critico e il suo equilibrio viene sconvolto, ciò accade per qualche motivo particolare. Un determinato cambiamento si deve essere verificato in uno, forse due o persino tutti e tre i fattori” :

  1. la legge dei pochi
  2. il fattore presa
  3. il potere del contesto

che riguardano rispettivamente le persone che trasmettono il cambiamento, l’agente stesso del cambiamento e l’ambiente in cui il cambiamento avviene.

La legge dei pochi

Nella scuola brillano alcuni docenti innovatori, i pochi disponibili a impegnarsi in modo massiccio, a investire una grande quantità di tempo per creare progetti di forte rottura col passato.  

Ma la maggior parte dei docenti, in fondo in fondo, è convinto che il proprio modo di insegnare, pur se non innovativo, dia risultati buoni. Non ha nessuna intenzione di buttare via tutto quello che ha fatto, né di investire la grande quantità di ore che serve, ad esempio, per editare siti strutturati, presentazioni importanti… Avete presente quante ore partono, tanto per dire, per preparare anche solo un piccolo pezzo teatrale, o semplicemente una recita di Natale?

Se allora provassimo a proporre ad un nuovo piccolo gruppo di colleghi un lavoro diverso, fatto di episodi, di lavori brevi ma coordinati sinergicamente all’interno del Consiglio di Classe? Di unità che non sconvolgono la programmazione generale, ma sviluppano una singola capacità, applicabile immediatamente anche in episodi gestiti da docenti di altra materia?
Se “abbiamo sempre fatto così”, invece che essere considerato il segno del più totale disimpegno,  fosse considerato un punto di partenza? 

Il Fattore Presa

La regola del Fattore Presa afferma che ci sono modi semplici per rendere memorabile un messaggio contagioso: esistono cambiamenti relativamente semplici, nella presentazione e nella strutturazione dell’informazione, che possono fare una grande differenza ai fini dell’impatto che essa riesce ad avere”.

Se allora provassimo a creare dei “prodotti pronti” che il docente può utilizzare? potrebbero essere un fattore di attrazione? certo, la “cucina a tre stelle” delle avanguardie educative è ben’altra cosa, ma anche le buste di risotto pronto, alcune volte, vengono bene. 

Il contesto

“ La regola del contesto sostiene che gli esseri umani sono molto più sensibili all’ambiente in cui vivono di quanto potrebbe sembrare”.

Questo è incoraggiante, se solo New Gen Classroom vuole rinnovare il 50% delle aule. Ma se, come qualcuno ha valutato, i docenti innovatori sono 1 su 6, cosa ne faremo di tutte queste aule innovative?

Se invece “ambiente” non va solo inteso in senso di “locali”, sono gli “ambienti di apprendimento” che dobbiamo rinnovare. E un ambiente che ti accolga, come docente, per quello che sei, senza chiederti di cambiare, ma proponendoti comunque piccole esperienze significative, non potrebbe interessarci? 

Da un anno stiamo provando a lavorare su questo, cercando di vedere se si arriva a quel punto critico che finora le stupende sperimentazioni non sono riuscite a raggiungere. 

L’innovazione sottile

C’è un’altra idea che sta guadagnando crescente popolarità e sta diventando sempre più importante per molte aziende e organizzazioni che cercano di migliorare continuamente i loro prodotti e servizi in modo efficace ed efficiente: l’innovazione sottile.

Abbiamo provato a chiedere a Google cosa si intende per “innovazione sottile”, ma nel suo mondo questo concetto non c’è: conosce “il fascino sottile dell’innovazione”, o “l’innovazione di rendere più sottile una lamina”, ma non riconosce quanto gli proponiamo. Cosa che invece è ottimamente in grado di fare Chat GPT,  un altro degli strumenti che sta aprendo possibilità interessanti di sperimentazione,  che identifica come “innovazione sottile” quelle modifiche che hanno

un impatto significativo sulle prestazioni e sulla qualità dei prodotti, ma che sono relativamente piccole e possono essere facilmente trascurate. Queste innovazioni possono consistere in piccoli miglioramenti nella progettazione, nei materiali o nella produzione di un prodotto, ma possono avere un impatto significativo sulla sua funzionalità, durata o semplicità d’uso.

L’innovazione sottile può essere particolarmente importante per le aziende che cercano di mantenere un vantaggio competitivo e migliorare continuamente i loro prodotti senza effettuare grandi cambiamenti. Questo tipo di innovazione può anche aiutare a risolvere problemi specifici e ad aumentare la qualità della vita dei consumatori.

In relazione alla scuola, l’innovazione sottile può fare riferimento a piccole ma significative modifiche al modo in cui la scuola è gestita o al modo in cui gli insegnanti insegnano. Ad esempio, questo potrebbe includere la creazione di un ambiente di apprendimento più accogliente e inclusivo, l’utilizzo di nuove tecnologie per rendere l’apprendimento più interattivo ed emozionante, o la revisione dei metodi di valutazione per renderli più equi e obiettivi.

L’innovazione sottile in questo contesto potrebbe anche essere incentrata sul miglioramento delle competenze degli insegnanti, ad esempio attraverso la formazione continua o l’offerta di supporto per aiutare gli insegnanti a lavorare in modo più efficace con studenti con diverse esigenze.

In sintesi, l’innovazione sottile può aiutare a migliorare l’esperienza di apprendimento degli studenti e a garantire che la scuola sia in grado di soddisfare al meglio le esigenze dei suoi studenti e della società in continua evoluzione

Questa proposta potrebbe, credo, collegarsi con il discorso di Andare oltre il punto critico. Perchè “il fattore presa”, il messaggio contagioso, potrebbe essere il progetto di introdurre  esperienze che diano maggiore soddisfazione sia ai docenti che agli studenti, senza buttare via il grande patrimonio culturale e didattico che la scuola, in particolare quella italiana, ha sviluppato nei secoli.

Devono essere variazioni piccole, “quasi statiche” le chiamerebbero i fisici. Come quelle attraverso cui una gemma diventa fiore: posizioni che differiscono pochissimo da quella precedente e da quella successiva, ma che realizzano un grande cambiamento. Come la sabbia, da mettere nel contenitore dell’innovazione perché i sassi grossi dei progetti importanti non possono   né riempirlo completamente  né trovare, da soli, una loro stabilità.

Fig.1  L’innovazione sottile è la sabbia che rende stabili i grandi sassi delle sperimentazioni strutturali.  Immagine realizzata con Bing dal testo “ sabbia e sassi in un contenitore trasparente, stile Van Gogh”
Fig.1 L’innovazione sottile è la sabbia che rende stabili i grandi sassi delle sperimentazioni strutturali. Immagine realizzata con Bing dal testo “ sabbia e sassi in un contenitore trasparente, stile Van Gogh”

Devono essere variazioni che impegnino il docente per tempi brevi, sia nel momento in cui lui stesso si forma, sia quando deve preparare la mediazione didattica che userà in classe, sia quando applica l’innovazione insieme ai suoi studenti.

Abbiamo avviato piccole sperimentazioni, dandoci queste regole:

  1. il formatore può spiegare in massimo 30 minuti;
  2. il docente può essere pronto ad applicare in 20 minuti;
  3. crea sinergie tra i docenti del Consiglio di classe;
  4. non richiede modifica del resto della programmazione del docente.

Sono state sperimentate modificazioni 

  • del modo in cui il contenuto intellettuale è proposto e richiesto, ad esempio il Metodo dello Schema Progressivo, 
  • dell’organizzazione del lavoro in classe, ad esempio gli Episodi di Apprendimento Situato, 
  • del tipo di attività che si propongono, ad esempio introducendo sistematicamente attività di riflessione metacognitiva,
  • degli strumenti che il docente fa utilizzare, ad esempio l’Intelligenza Artificiale.

I laboratori e i corsi di formazione svolti in questo anno  hanno dato risultati interessanti, di cui tracciamo qui  una prima presentazione.

I materiali dettagliati, in continuo aggiornamento, possono essere richiesti a innovazionesottile@gmail.com.  

Molto graditi eventuali commenti e materiali da aggiungere a quelli qui descritti. 

  Il Metodo dello Schema Progressivo

Particolarmente promettente sembra essere la sperimentazione sul Metodo dello Schema Progressivo (MSP), un utilizzo non convenzionale del foglio di calcolo, per percorrere insieme al discente tutto il cammino dalla molteplicità del reale alla essenzialità dello schema e viceversa.

La costruzione condivisa dello schema

Un primo approccio al MSP può realizzarsi organizzandosi in modo che i corsisti abbiano a priori letto un determinato testo e chiedendo cosa ricordano, senza il testo davanti. Le loro affermazioni sono man mano scritte su un foglio di calcolo, ad esempio Fogli Google,  che viene proiettato. Righe e colonne sono usate per evidenziare la gerarchizzazione, semplicemente come fosse un foglio cartaceo a quadretti. 

Ad esempio, è stato assegnato il racconto breve  “Chissà come si divertivano” di Asimov2 e lo schema nato “in diretta”3 ha evidenziato il confronto tra il presente dello scrittore, anno 1954 quindi per noi passato, con il presente della protagonista, 2157 quindi per noi futuro. Futuro non troppo remoto, perchè molti degli aspetti presentati da Asimov come fantascienza sono oggi realtà, a cominciare dalle parole che si muovono su uno schermo, invece che “le pagine, che erano gialle e fruscianti” con “parole che se ne stavano ferme”.

In seconda battuta è stato chiesto di perfezionare lo schema guardando il testo originale4. Qualcuno ha poi sentito il desiderio di inserire nello schema anche con il “nostro” presente:

Ai corsisti è stato subito chiaro che questo modo di procedere potrebbe facilmente essere utilizzato in classe, ad esempio alla fine di un periodo di spiegazione, per tirare le somme relativamente a cosa è rimasto nella mente dei ragazzi, prima senza ausili e poi consentendo  di guardare libri e appunti. Si produrrebbe così uno schema che costituirebbe una pietra miliare, un punto fermo su cui costruire, comodo da riaprire quando servisse. E hanno iniziato, semplicemente, a sperimentarlo, incontrando una reazione decisamente positiva della classe, attirata dalla possibilità di cooperare in modo semplice, verificare contemporaneamente conoscenze e comprensione, creare qualcosa che rimane:

Dal testo allo schema

È il lavoro che chiunque compie quando deve preparare uno schema, ma il vantaggio della tecnologia ormai disponibile in tutte le scuole è che, partendo dalla proiezione di un testo sulla lavagna interattiva, possiamo oggi fare vivere in diretta le operazioni di distillazione, eliminazione di tutte le parti discorsive per arrivare ad uno schema che contenga solo l’essenziale.  Nella pillola-video viene mostrato il lavoro su una parte di questo stesso articolo.

Dallo schema al discorso fluente

Il terzo “movimento” prevede invece  la creazione di un discorso articolato e complesso, partendo da uno schema contenente solo parole chiave, precedentemente preparato. 

Una particolare funzionalità del foglio di calcolo permette di raggruppare righe o colonne, nasconderle e poi aprirle con un semplice click.  Ad esempio, una lezione di Storia della Fisica, preventivamente preparata dal docente, potrebbe iniziare dalla videata

Si notino i numeri di riga e le lettere che identificano le colonne, come in una Battaglia Navale. I segni + corrispondono a gruppi nascosti. Il docente aprirà man mano questi gruppi, sviluppando un discorso su piani via via più dettagliati.   

Nelle pillole-video sono descritti tutti i passaggi.

Quanto scritto costituisce solo l’ossatura di un discorso che il docente svolge nel modo più fluente e armonioso possibile. Lo studente lo segue sullo schermo e quindi ha la percezione di ciò che il docente ritiene fondamentale. 

È semplice stampare lo schema e distribuirlo: durante l’esposizione, perchè gli studenti possano aggiungere appunti, o alla fine, perchè gli studenti abbiano una chiara traccia di cosa studiare, o alla lezione successiva, per riprendere i concetti base. Lo schema può anche essere utilizzato nelle verifiche, per ridurre l’impegno mentale di tipo mnemonico e liberare energie per funzioni mentali superiori, quali l’uso di un linguaggio più raffinato e la capacità di fare confronti e collegamenti.

Le sperimentazioni attuate5 concordano sul fatto che MSP favorisce la gestione attiva e partecipata della lezione  e  consente di sviluppare alcune abilità trasversali, attraverso un lavoro “metadisciplinare” che indirizza lo studente ad un corretto atteggiamento di ascolto e quindi ad uno studio più proficuo e gratificante.  

Il metodo consente inoltre

  • una diversificazione della fase di verifica, 
  • una rivoluzione delle attività di recupero e sostegno
  • una rivisitazione del lavoro personale di rielaborazione.

 La nostra aria

Un’altra piccola sperimentazione interessante è stata l’utilizzo degli EAS, ad esempio in un percorso di educazione civica  legata al monitoraggio dell’aria indoor attraverso il sensore Fybra, per aiutare docenti e studenti ad approcciare in modo graduale e costruttivo la piattaforma che raccoglie i dati della loro scuola. Al termine lo studente dovrebbe aver  acquisito non solo un metodo per confrontarsi con un qualsiasi grafico, indipendentemente dal contesto in cui viene proposto, ma anche la capacità di utilizzare i dati per fare deduzioni scientificamente fondate. 

Il percorso consiste di 4 Episodi di Apprendimento “base” e di svariati EAS opzionali, per coinvolgere tutto il Consiglio di Classe ( matematica , informatica, diritto, economia, scienze, educazione fisica, italiano, storia, inglese, francese…)6

La riflessione metacognitiva

Un altro gruppo di lavoro ha trovato particolarmente interessante l’uso dei questionari Moduli Google, da proporre agli studenti come riflessione sul proprio modo di ascoltare e imparare. Ne è nata un’ altra sperimentazione molto promettente7.

Le Intelligenze Artificiali

Tutti i gruppi hanno dovuto confrontarsi con il problema I.A.

La prima innovazione è stata comprendere che la Intelligenza Artificiale, quella con l’articolo determinativo e le maiuscole, non esiste. 

Quella che decide se concederti o meno il mutuo che hai richiesto è una intelligenza artificiale (articolo indeterminativo e minuscola), quella che può prendere un tuo video e farti dire cose che non hai mai neppure pensato  è una i.a. …. ma si tratta di singole “macchine”, costruite solo per quello scopo determinato, in grado di compiere singole azioni specifiche. Non sono nulla di simile all’intelligenza umana, dove le diverse intelligenze -Gardner docet- si armonizzano in un tutto unico. 

Potremmo allora abituarci ad usare il plurale: le Intelligenze Artificiali8 possono aiutare sia il docente che lo studente, ma non dobbiamo pensarle come un unico ente “soprannaturale” che pervade ogni ambiente e sarà in grado di fare qualsiasi cosa.  L’uso del plurale o del singolare, di un articolo o di un altro, è un sottile messaggio che il docente può diffondere. 

Innovazione è anche l’uso di alcuni strumenti specifici che siano in grado di alleggerire il lavoro. Oltre alla generazione di testi (che, abbiamo visto nella prima parte di questo articolo,  ci ha aiutato ad esempio ad approfondire il concetto stesso di “innovazione sottile” ), a Chat GPT possono essere chiesti revisione di testi, schematizzazioni, rielaborazioni. Durante la redazione di questo articolo ad esempio, le revisioni che gli abbiamo chiesto ci hanno permesso di limare alcune asperità, di evidenziare punti che erano non comprensibili a lui e che quindi meritavano comunque di essere riformulati. È anche possibile chiedergli di creare  poesie o barzellette.  ( Altri approfondimenti nella   videopillola)

Gli abbiamo chiesto anche di proporre 10 titoli: 

  1. “Innovazione Sottile nella Scuola: Andare Oltre il Punto Critico”
  2. “Riflessioni sulla Trasformazione Digitale nella Scuola Italiana”
  3. “Dal Punto Critico all’Innovazione Sottile: Riconsiderare la Didattica”
  4. “Il Cammino Verso un Cambiamento Significativo nella Scuola”
  5. “Sfide e Opportunità: Digitalizzazione vs. Innovazione nella Scuola”
  6. “Il Punto Critico nell’Educazione: Sopravvivere alla Trasformazione”
  7. “Piccoli Passi, Grandi Cambiamenti: Innovazione Sottile nella Didattica”
  8. “Gli Ostacoli della Trasformazione: Riflessioni sulla Scuola Italiana”
  9. “Dall’Apparenza di Sapienza all’Innovazione Sottile: Un Nuovo Approccio Educativo”
  10. “Verso un Futuro Educativo Sostenibile: L’Importanza dell’Innovazione Sottile”

Anche i creatori di immagini  possono offrire un valido aiuto,  rispetto alla ricerca tra quelle già presenti in rete. Ad esempio, per avere qualcosa che rappresentasse questo articolo, abbiamo provato con  Scribble  partendo da uno scarabocchio fatto con il mouse e poi con  Image Creator di Microsoft Bing  inserendo “contenitore trasparente con sabbia e sassi, stile VanGogh” ottenendo l’immagine di Fig.1   

Un altro esempio: ad un congresso accennano ad una certa barzelletta relativa a tre pesciolini: Il docente, che vorrebbe citarla in una lezione che sta preparando, esegue una ricerca di informazioni e di immagini.  Nella videopillola i dettagli .

Può essere molto utile anche Algor Education, che sa creare mappe concettuali e riassunti in automatico a partire da qualsiasi documento. La mappa è editabile, quindi può essere modificata dopo una supervisione umana, e stampabile. Di nuovo, il  risparmio  di tempo può essere significativo. 

Un ulteriore livello di innovazione sottile potrebbe essere quello di partecipare alla raccolta degli errori delle varie “macchine”, sia per capirne i limiti, sia per abituarsi -e abituare gli studenti- al confronto tra i “processi mentali” umani e quelli artificiali. Ad esempio, nessuna intelligenza umana avrebbe inserito, come invece ha fatto il classificatore di immagini di Google, la foto di queste tavolette in terracotta nella raccolta “Che delizia!”  insieme a torte e biscotti.

Una  scelta  ”contagiosa”

Qualsiasi sia l’elemento di innovazione sottile che si decide di sperimentare, l’ideale sarebbe creare una sinergia all’interno del Consiglio di Classe, avviando un lavoro di riflessione su quali competenze coltivare/valorizzare, per scegliere un punto di convergenza nella molteplicità delle materie e dei metodi, e quindi anche un argomento specifico su cui confrontarsi tra colleghi, facendo tesoro delle esperienze altrui. Un messaggio univoco, indirizzato alla classe dal corpo docente come tale, ha maggiore probabilità di essere recepito, con un reciproco potenziamento, un  risparmio di scala, perchè quando i ragazzi hanno capito un metodo in una materia, possono poi facilmente applicarlo in altre.

Sarebbe anche un modo per misurare l’innovazione in modo sistematico.

Conclusioni 

L’uso “non convenzionale” delle Nuove Tecnologie  ha permesso di:

  • presentarle come un mezzo per lavorare meglio all’interno della normale attività di apprendimento, scolastica e domestica,  e non come un fine (il che ha avvicinato ad esse anche alcuni tra i più refrattari, sia docenti che studenti), 
  • realizzare un corretto rapporto mente-medium, dove gli strumenti informatici sono usati con la stessa indifferenza con cui si usa una biro e tutta l’attenzione si concentra sui testi e sulle operazioni mentali che si stanno facendo,
  • attuare esperienze di continuità verticale, in quanto i materiali prodotti restano come patrimonio concreto dell’alunno, che può continuare anche autonomamente a migliorarli,  e di continuità orizzontale, in quanto le abilità sviluppate per una materia possono essere utilizzate nelle altre.

Infine desidero rivolgere un grazie particolare al Prof. Mazzeo. Rilevante è apparsa la sua puntualizzazione, fatta in relazione al MSP ma applicabile a tutta l’innovazione sottile, che si tratta  contemporaneamente di una tecnica, cioè un insieme di procedure standardizzate la cui esecuzione corretta comporta un esito certo, e di  un metodo, cioè una strada, un percorso che docente e alunni fanno insieme, in cui 

l’esito, come in ogni avventura che si rispetti, non è garantito. Non garantito non significa non valido scientificamente, o  precario nelle basi e nelle strumentazioni, o pressappochista negli obiettivi, o incerto nelle ragioni, o tutte queste cose insieme.  Vuol dire che, essendo i protagonisti della situazione didattica dei soggetti liberi, tutto è possibile e l’imprevisto può presentarsi come l’unica soluzione praticabile.

  1. Malcom Gladwell, Il punto critico. I grandi effetti dei piccoli cambiamenti, BUR Saggi, 2017 ↩︎
  2. Si veda il racconto breve “Chissà come si divertivano↩︎
  3.  Schema creato raccogliendo quanto i corsisti ricordavano, vedi qui. ↩︎
  4. Schema, corretto con il testo davanti, vedi qui. ↩︎
  5. La primissima sperimentazione è stata realizzata con il Progetto PROGRESSIV@MENTE, finanziato dalla CRT del Piemonte, inserito tra le “migliori pratiche della scuola italiana” di GOLD-INDIRE nel 2004, per cui vedi qui. ↩︎
  6.  USO degli EAS: il progetto La nostra aria. ↩︎
  7. Esempio di lavoro di un gruppo di corsisti, vedi qui. ↩︎
  8.  Meeting Rimini 2023 intervento di Paolo Benanti, Docente alla Pontificia Università Gregoriana di Roma ed esperto di bioetica, etica delle tecnologie e human adaptation ↩︎