Mese: Febbraio 2024

Mappe #9

Il tempo sospeso di Roberto Gabellini

Un senso di profonda attesa e sospensione attraversa il nuovo libro del riminese Roberto Gabellini, che già aveva indagato il mistero della morte e del dolore con l’originale poema L’ultima marcia del tenente Péguy (Ares 2014): ci sono uomini che «camminano sospesi», ognuno è «in attesa e composto», anche la polvere è «sospesa» così come le parole sono «in sospeso». A questo senso di fragilità continua si affianca la percezione di un tempo che si consuma vertiginosamente, con un lavorio incessante che agisce sulle cose, sugli uomini e sui loro sentimenti: «svelto, un vento di sabbia», il soffio «sulla polvere che sei», «l’ombra ormai ferita» che «ha fretta, si consuma / cola lungo i muri», il «petto sfinito», la «memoria» che è «consumata»/ e il viso insieme» oppure che «sbiadisce dolorosa / tra i mazzetti di plastica sfiorita», un Dio che è  «sfiancato dal tempo» così come la «pietà» che «sfiancata / lenta s’abbandona». In questa esplorazione autobiografia del dolore Gabellini si affida a un’alternanza continua di frammenti di voci (in corsivo nel testo), quasi un coro greco che accompagna con le sue meditazioni l’azione sulla scena o voce interiore del poeta che dialoga con le profondità del proprio io: «Specchio d’amore, dell’unico dolore, che hai provato il buio, a essere solo, essere niente, insegnaci a volere, esatto, il nostro stesso niente». «Venerare ogni cosa», ossia offrire un sentimento di profonda riverenza e sacro riconoscimento anche quando si tratta – come in questo inquieto e lacerato libro di Gabellini – di scendere nelle voragini più nascoste del dolore e della morte per cantare la forza rigeneratrice dell’amore: «la carne stessa senza voce aspetta / qualcuno, ancora, che non abbia paura, / un lampo che scavi lo sguardo, le offra / una carezza, solo, una canzone; / custodisca i sogni antichi, i volti senza nome, / i pochi amori che valga ricordare».

(Massimiliano Mandorlo)

ROBERTO GABELLINI, Era questo l’amore?, postfazione di Giancarlo Pontiggia, Bergamo, Moretti & Vitali, 2023, pp. 80, € 10.

Mappe #8

Articolo in evidenza

Il fiato caldo della poesia: Niente di tiepido di Iole Toini

Recita un passo dell’Apocalisse (3, 16): «Poiché sei tiepido, né caldo né freddo, mi appresto a vomitarti dalla bocca». Una vita incosciente del proprio essere ancorata al sangue che fiotta nelle arterie e allo sfondamento della luce nella retina è, allora, un’esistenza votata al rigurgito del niente. «Più terrena di così non sarà mai, lo sa. La strada è quella giusta», scrive Iole Toini a inizio di Niente di tiepido (p. 7), mostrandoci un’apertura, un cretto, una strettoia nella roccia che il corpo-anima del lettore è chiamato a seguire. Con il metro alterno del verso e della prosa Toini ci alita addosso un fiato caldo di sapienza esperienziale («È vero quindi, si può toccare Dio e la sua altitudine», p. 8) che si nutre di una vocazione panica («Se tutto fossi di niente, mi leverei oltre il siero della luce a toccare il molto dei volti, l’ordigno che dà fuoco al canto», p. 19), declinata anche e non meno vigorosamente al mondo delle relazioni umane («Quando amo una persona, la persona entra nelle ossa. Il mio corpo cammina col suo corpo, la mia bocca diventa la sua bocca», p. 43). Niente di tiepido è un libro in stato di grazia, laddove questa grazia è data dalla tensione cristallina di una creaturalità che convive con il disfacimento della materia, con la violenza della putrefazione carnale e, al contempo, con conati inarrestabili di gratitudine e tenerezza verso ciò a cui lo sguardo si rivolge: «Il volto di un uomo affonda la terra. / Il corpo di un bimbo affonda l’uomo. / La terra sprofonda. / Tenerezza, oh, tenerezza» (p. 29). Se è vero che le doglie di quel parto infinito che è la creazione (S. Paolo) non negano la possibilità del non venire alla luce, allora chi si ritrova sotto il cielo ha il compito di non essere tiepido come un aborto di vita, ovvero di far esplodere la gola con un canto all’altezza di ciò che è consegnato all’esistere e poteva non esserlo.

(Pietro Russo)

IOLE TOINI, Niente di tiepido, Locorotondo, Pietre Vive Editore, 2023, pp. 54, € 10.

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