Verso l’ἀρχή della vita. Lezione di meraviglia di Daniele Ricci
«Finalmente questa notte esco dal romitorio. / Faccio ricorso al tuo φάρμακον / per varcare le porte. Vado al mare / del mio dolore amaranto» scrive Daniele Ricci nell’incipit del suo Lezione di meraviglia (Pequod 2022). A dispetto del titolo, che potrebbe far pensare ad una meraviglia intesa in senso moderno, Ricci compie con questo suo libro un nostos che risale fino alle origini dell’esperienza umana, lì dove θαῦμα è per il mondo greco antico l’angosciante stupore, la sproporzione del destino di fronte all’ignoto e all’imprevedibile: «Il mare dorato / sotto la luce bianca del cielo. / Sono solo come sempre / nella cabina 12161. / Ascolto il fragore dell’acqua / tagliata dalla nave». Un dolore ancestrale attraversa la scrittura di Ricci, chiede di essere accolto attraverso la luce intermittente della poesia che è φάρμακον quindi al tempo stesso possibilità di cura e veleno, itinerario di salvezza e distruzione: «Tutto si porta via / la scia della nave, / il caldo e i nostri futili gesti / il tuo sorriso e l’ombra della vita. / Quaeris aut quereris?». Si è come sospesi tra ricerca instancabile e dolore per la perdita, una frattura è accaduta e occorre abitarla per ritornare ̶ come un superstite dopo il naufragio ̶ alla terra da cui si proviene: «Vedo la notte e i citofoni muti. / Mi sono perduto / in un labirinto di metallo e fame, / la frattura mi tiene legato al mondo». Non importa se il viaggio sia pieno di insidie, ciò che conta è, luzianamente, rimanere fedeli alla vita, ascoltare la forza spirituale del proprio δαίμων perché possa guidare il destino, tenendo il timone puntato verso quell’origine da cui tutti discendiamo: «Lo schermo nero della televisione / riflette la mia immagine / il foglio di carta / l’ἀρχή della vita». Un viaggio che si compie nelle zone di confine, lì dove la forza degli elementi naturali è più viva e si manifesta nel suo principio di morte e rinascita: «Sulla torre vecchia di Fiorenzuola / il vento sferza le lancette dell’orologio, / le rupi e le falesie coperte / di cespugli secchi». Oppure fuori stagione, tra inverno e primavera, su quella linea costiera adriatica dove ̶ lontano dai clamori dell’estate ̶ è ancora possibile riscoprire la propria vera essenza: «Ritorno a Marotta / senza di me. / Nuoto dove l’acqua è bassa / dove nasce il dolore / e per il vento fischiano / gli alberi d’alluminio / delle barche a vela / ferme a riva».
(Massimiliano Mandorlo)
Daniele Ricci, Lezione di meraviglia, Ancona, peQuod, 2022, pp. 120, € 15.




