Autore: La Redazione Pagina 1 di 4

Quando il “generale Inverno” genera una nuova solidarietĂ 

La guerra mostra il peggio dell’uomo, ma l’umanitĂ  non viene meno. Una blogger ucraina racconta come anche nelle condizioni piĂą dure possa nascere nella popolazione un’inaspettata resistenza civile: “Abbiamo cominciato davvero ad aggrapparci gli uni agli altri. Se non fosse per la morte, la distruzione e gli orrori disgustosi della guerra, si potrebbe dire che tutto questo ci ha resi piĂą felici, o forse… la felicitĂ  arriverĂ  piĂą avanti…”.

Nastja Travkina, Voci dall’Ucraina. A Kiev è buio e freddo, ma…, in “La Nuova Europa”, 20 novembre 2022

“Mio padre è per la guerra”. Voci dall’altra Russia

La rivista «Russian Oppositional Arts Review» (Bollettino della cultura russofona d’opposizione), nata il 24 aprile 2022 per dare spazio agli scrittori contro la guerra, è stata bloccata dalla procura russa il 15 luglio. Valerij Panjuškin vi proponeva questa breve riflessione, ben oltre l’ideologia e la politica.

Valerij Panjuškin, Lettere dalla Russia. Mio padre è per la guerra, in “La Nuova Europa”, 9 settembre 2022.

LineaTempo #32

Da qualche anno si è affacciata anche in Italia la “scommessa” dei Licei quadriennali.

Dopo il successo del primo ciclo di sperimentazione, all’inizio di un secondo e più ampio ciclo, LineaTempo nel numero 32, dal titolo Licei quadriennali: una scommessa fondata? Esperienze e progettazioni di un nuovo modello scolastico, ha operato un’attenta ricognizione sul senso culturale-educativo di questa innovazione.

Si è puntato a far emergere le caratteristiche più significative sul piano pedagogico-organizzativo di diversi progetti in corso, per comprendere i principali nodi problematici che questa sperimentazione solleva.

I contributi, predisposti nella prospettiva di un sapere riflessivo sull’esperienza, offrono un ampio spettro di riflessioni sul senso della sperimentazione e sulle sue prospettive future.

Andrea Caspani – Il “cantiere” del quadriennale: una introduzione

Roberto Pasolini – Uno scenario di innovazione per la scuola italiana: i percorsi quadriennali

Giacomo Ferrari – Il Quadriennale: un profilo educativo, culturale e professionale rinnovato del Liceo

Martino Frizziero – La genesi di un quadriennale: un modello responsabilizzante-comunitario

Roberto Pasolini – Il Quadriennale: un percorso ordinamentale innovativo e di qualitĂ 

Simona Favari – Il Liceo quadriennale come leva per l’innovazione

Matteo Asti – La rielaborazione dell’asse umanistico nella prospettiva di un quadriennale

Emanuela Centis – Il processo pedagogico-educativo in un quadriennale

Davide Silvestri – La dimensione umanistico-letteraria nella Scuola italiana di Atene

Prospero Argena – La dimensione storico-filosofica nella Scuola italiana di Atene

Luigi Pati – Paola Zini – La valenza pedagogica del modello quadriennale

Per i Percorsi culturali e didattici viene presentato un nuovo interessante documento ministeriale sulla didattica della Frontiera Adriatica e una originale proposta di didattica della storia su Trieste.

Nei Segmenti appaiono: un’ampia riflessione su Dante e le grandi questioni escatologiche, la ricostruzione storica della crisi sino-taiwanese negli anni ’50 e l’analisi del rapporto tra l’opera di  Ĺ ostakoviÄŤ e la morsa del totalitarismo in cui è vissuto.

In Recensioni ed eventi una recensione del libro di Carlo Ossola, Personaggi della Divina Commedia, che presenta la Commedia come un «teatro d’anime viventi» e la recensione dell’acuta (e quanto mai attuale) lettura del poema omerico fatta da Simone Weil in L’Iliade o il poema della forza.

LineaTempo #31

Nel nostro mondo sempre più tecnologizzato ed in preda a una drammatica crisi dell’umano c’è ancora spazio per la poesia?
LineaTempo nel numero 31, intitolato L’ampiezza del cielo (F. Loi). Uno sguardo sulla poesia contemporanea ha provato a verificare se e quanto il lavoro dei poeti sulla parola possa tornare ad essere attuale e ad incidere sulla vita.
Sono emerse così una serie di testimonianze di poeti, in molti casi legati da rapporti di “filiazione” con il grande Franco Loi, che documentano come negli ambiti più diversi, dal mondo della scuola al carcere, la poesia, praticata come spazio di apertura al lavoro sul proprio io, costituisca uno spalancamento di orizzonte che mette in grado di sfidare il mal di vivere contemporaneo.
 
Massimiliano Mandorlo – Premessa a L’ampiezza del cielo. Uno sguardo sulla poesia contemporanea
Lo spazio autentico della poesia torna attuale nella vita e nel mondo educativo come sfida alla crisi dell’umano
 
Nicoletta Stefanelli – Un guizzo di luce nella scuola
Il racconto dell’esperienza dell’insegnamento della poesia a scuola con il Premio Galdus 
 
Rudy Toffanetti – I bambini non giocano più in strada
Il rapporto con un maestro educa al vero senso della comunicazione della poesia in tempo di social
 
Lorenzo Rapisarda – Un’ardente obbedienza (Atelier delle Arti di Castelmola 2022)
Un’esperienza viva di convivenza aperta all’arte della parola e del suono che nasce dalla cura del “dirsi del mondo”
 
Lorenzo Babini – Ipotetici lineamenti di una poesia presente
Come recuperare lo spazio della poesia in tempi di sovrabbondanza informativa
           
Pietro Russo – Ricerca e trasmissione della poesia: un’esperienza
La poesia come sguardo che spalanca all’incontro con l’umano nell’esperienza dell’insegnamento e della ricerca
           
Sara Scibilia – Poesia come esperienza di conoscenza divergente
La portata rivoluzionaria della poesia in tempo di Covid 
 
Davide Ferrari – La poesia … neanche a me piace
La ricerca dell’autentico fermento della lingua vivente nell’esperienza di lavoro con la parola in carcere        
 
Per i Percorsi culturali e didattici viene presentato il Pirandello “cantore della tenerezza”. Questo aspetto finora poco conosciuto del grande autore emerge con nettezza dall’analisi di tre novelle.
 
Nei Segmenti appaiono: una riflessione sul rapporto tra poesia e trascendente, la ricostruzione storica del senso e delle fasi della “campagna dei cento fiori” nella Cina di Mao e gli sviluppi del dialogo tra Stato e Chiesa in Messico dopo la fine tragica della Cristiada fino alla svolta democratica di fine Novecento.
  
In Recensioni ed eventi una recensione dell’ultimo libro di Susanna Tamaro, carico di passione per l’umano e ricco di spunti per i giovani, la presentazione dell’archivio e della biblioteca di Eugenio Corti, ora a disposizione degli studiosi presso l’Ambrosiana e l’invito alla lettura di un bel libro di poesia.

La sinistra di classe ucraina per la resistenza all’imperialismo russo

La rivista statunitense Tempest ha intervistato la sociologa Alona Lasheva e il politologo Denys Pilash, attivisti del movimento politico ucraino Sotsialnyi Rukh (“Movimento sociale”), orientato verso la sinistra radicale. La lunga intervista offre una testimonianza “dal di dentro” della realtĂ  della guerra e offre diverse riflessioni sui diversi volti della resistenza ucraina, sul futuro delle regioni occupate dai russi e sulla questione del multilinguismo e della multietnicitĂ  ucraina. I due docenti universitari non lesinano una lettura marcatamente marxista, tutta interna allo schema classico della di lotta di classe, eppure la loro visione resta lontana dalle interpretazioni manichee sia di destra che di sinistra che sembrano prevalere nel mondo occidentale. Si rivela qui una sinistra radicale ucraina critica verso il proprio governo ma egualmente schierata per una prioritĂ  della resistenza “all’imperialismo russo” e per una pace secondo giustizia e democrazia.

“Tempest”, Dentro la Resistenza ucraina, 24 giugno 2022

La cultura russa, il grande assente nella guerra di Putin

Ol’ga Sedakova: “Non ho dubbi sul fatto che questa gente abbia ben poco a spartire con la cultura russa, e che probabilmente non ha mai letto sul serio neanche Lev Tolstoj“. In un’intervista a “La Nuova Europa”, la poetessa russa parla della censura della memoria da parte del potere e di una vera e propria cancellazione della cultura russa.

Sedakova, Dov’è l’umiliazione della Russia, “La Nuova Europa”, 13 luglio 2022.

LineaTempo #30

A distanza di due anni dall’introduzione della nuova Educazione civica nella scuola italiana LineaTempo nel numero 30 si è proposta di verificare la portata culturale ed educativa del nuovo insegnamento.
Col dossier Insegnare Educazione civica: una possibile svolta per la scuola italiana documentiamo come questa innovazione, se sviluppata con percorsi in forma esperienziale fondati sulla centralità della relazione educativa, può diventare “linfa vitale” per il rinnovamento della scuola.
Delineano questa prospettiva, che permette una critica efficace all’individualismo contemporaneo, i diversi contributi offerti, che riflettono da varie angolazioni sui nodi fondamentali di questo insegnamento.

Andrea Caspani – Scuola, cultura e vita: il ruolo strategico della nuova Educazione civica
Il senso di un dossier
Elena Cappai – L’insegnamento trasversale dell’Educazione civica: una sfida per la scuola italiana
Costruire percorsi trasversali centrati su “compiti di realtà”
Dario Eugenio Nicoli – Il farsi dell’umano
Un curriculum e un canone per l’Educazione civica
Rosario Mazzeo – Educazione civica e valutazione: una prospettiva globale
La valutazione come risorsa per il cambiamento
Francesco Lorusso – Leadership e processi innovativi
Il contributo dell’Educazione civica per innovare schemi organizzativi e didattici
Federica Ceriani – Percorsi trasversali di Educazione civica: una sperimentazione in atto
Esperienze interdisciplinari di Educazione civica promosse da Istoreto
Sante Maletta – Alle radici della relazionalitĂ 
L’aristotelismo sovversivo di Alasdair MacIntyre

Per i Percorsi culturali e didattici viene focalizzata una prospettiva di insegnamento di storia per le scuole medie del gruppo di docenti che propone il progetto Educare insegnando

Nei Segmenti appaiono: un articolo che costituisce un controcanto all’immaginario culturale dell’ideologia del Russkij Mir; un breve profilo di Armida Barelli, grande protagonista della storia italiana del Novecento finora poco conosciuta; la ricostruzione della storia di padre Popieluszko e della sua opera di resistenza nella Polonia comunista e una riflessione sulla Paternità e il desiderio, che mostra come amare le storture della vita.

Primo Piano è dedicato a Rolando Rivi e l’imprevedibilità del bene, con una serie di interventi connessi alla pubblicazione del libro 13 aprile 1945

In Recensioni ed eventi un’accurata presentazione di un libro che fa una storia culturale dell’Eucarestia e la recensione di un libro sulle riduzioni gesuitiche del Paraguay che mostra l’irriducibile contemporaneità dei gesuiti.

Verbania. Un bell’esempio di progetto per la cultura dell’incontro

Lucia, studentessa di terza liceo delle Scienze Umane dell’Istituto “Cobianchi” di Verbania, intervista Leonid, suo compagno di scuola ucraino.  L’intervista è stata svolta all’interno di un progetto di educazione interculturale diretto dal prof. Vincenzo Rizzo, che cortesemente ci ha inviato il testo.

Mercoledì 4 maggio. Nella Biblioteca dell’Istituto Cobianchi di Verbania, ho incontrato Leonid, un ragazzo di origini ucraine, che è stato disponibile a collaborare con me allo scopo di scoprire e approfondire la struttura sociale, le storie e le tradizioni del suo paese d’origine e le differenze culturali tra l’Italia e l’Ucraina. Ci siamo seduti ad un tavolo in tranquillitĂ  e ho subito rotto il ghiaccio, chiedendo il suo nome e la sua storia:

“Mi chiamo Leonid, ho 15 anni e vengo dall’Ucraina, anche se vivo qui in Italia da quasi 7 anni. Frequento l’indirizzo informatico qui al Cobianchi e mi piace abbastanza studiare”.

Ho approfittato di questo inizio per chiedergli: “Siccome hai avuto la fortuna di osservare da vicino sia la cultura ucraina che quella italiana, secondo te quali sono le differenze principali tra questi due popoli?”.

“Per molti versi ci assomigliamo, ma ci sono comunque molte differenze: per esempio credo che gli ucraini siano sempre stati molto uniti tra di loro e con un forte senso di appartenenza alla societĂ . Questo si può notare molto bene durante le festivitĂ , soprattutto quelle religiose: a Natale gli italiani si trovano a festeggiare con la propria famiglia e i cari piĂą stretti, mentre in Ucraina i festeggiamenti avvengono anche con sei o sette famiglie numerose e unite”.

E qui la domanda mi è sorta spontanea: “E cosa mangiate durante queste feste?”.

“Molti cibi tradizionali, tra cui zuppe di cavoli e barbabietole e moltissimi piatti di carne speziata”. Si è fermato un attimo, pensieroso, e poi ha aggiunto: “Sai, pensare al cibo mi ha fatto ricordare un’altra differenza tra gli Italiani e gli Ucraini: voi siete inflessibili per quanto riguarda la tradizione, soprattutto se si parla dell’ambito culinario; guai se qualcuno cambia un ingrediente ad un vostro piatto tradizionale! A noi invece piace cambiare e provare cose nuove”.

A questo punto mi sono trovata sempre piĂą incuriosita su cosa ne pensasse di noi Italiani e gli ho chiesto di elencarmi le cose che preferisce dell’Italia e dell’Ucraina:

“Dell’Italia apprezzo piĂą di tutto i paesaggi, che sono vari ma sempre bellissimi, il cibo e il calore delle persone; dell’Ucraina invece adoravo il clima di spensieratezza della vita nelle campagne che c’era prima dell’invasione russa. Nessuno era ricco, ma tutti erano felici di quello che avevano e lavoravano volentieri per ottenerlo. Sembrava di vivere in un romanzo. Spero tanto che si riuscirĂ  a tornare a vivere in quel modo”.

“Bene, abbiamo parlato dei lati positivi delle nostre culture, quali pensi che siano invece i punti critici di questi due popoli?”

Lui mi ha risposto subito, senza pensarci: “Gli Ucraini hanno una mentalitĂ  che, – anche se secondo me è positiva -, li sta danneggiando molto in questo periodo: sono abituati a lavorare molto duramente per ottenere qualcosa, e sono estremamente poco inclini ad accettare favori e aiuti di ogni tipo. Accettare un aiuto senza dare immediatamente qualcosa in cambio è visto come qualcosa di sconveniente, umiliante e addirittura maleducato. L’Italia invece ha il problema opposto, penso che gli italiani rinuncino troppo facilmente ai propri doveri e responsabilitĂ , sia per quanto riguarda i doveri morali che il lavoro fisico. Per esempio qui ci sono moltissime persone che si dichiarano cristiane cattoliche ma non praticano, e questo per me è un controsenso: in Ucraina è rarissimo trovare una persona credente che non partecipa alle funzioni e alle varie ricorrenze religiose. Inoltre penso che purtroppo in Italia ci sia un po’ di razzismo”.

“A proposito di razzismo, come ti trovi qui a scuola?”

“Mi trovo in una classe un po’ problematica in generale, ma a differenza dell’anno scorso, grazie anche all’intervento dei professori, quest’anno non c’è stato nessun episodio spiacevole”.

Allora d’istinto gli ho chiesto: “A proposito di professori, cosa ne pensi degli insegnanti italiani rispetto a quelli ucraini?”

“Preferisco di gran lunga i professori italiani: in Ucraina gli insegnanti sono molto competenti e forse le lezioni sono piĂą sostanziose; ma apprezzo moltissimo il fatto che qui ci siano parecchi professori che sanno come aiutarci e si mettono nei nostri panni, e a volte ci aiutano addirittura a risolvere i nostri problemi personali! Diventano un vero e proprio punto di riferimento, per lo meno per la mia esperienza, e apprezzo moltissimo tutto ciò”.

Questa è stata la sua ultima risposta, dopodichĂ© ci siamo salutati e ognuno è andato per la sua strada, contento di ciò che aveva scoperto e imparato. Personalmente mi considero arricchita da questa esperienza e mi è piaciuto molto confrontarmi con Leonid rispetto alle nostre differenze culturali. Sono sicura che questa intervista sia stata utile ad entrambi, in quanto abbiamo imparato a ragionare secondo un altro punto di vista che, sebbene non sia completamente diverso dal nostro, ha le sue caratteristiche uniche. 

        Lucia Lori, 3°A LES, IIS “Cobianchi”, Verbania

L’altra faccia della guerra. Una storica russa: “Come abbiamo potuto?”

Elena Beljakova è russa. Docente all’UniversitĂ  statale di Mosca e membro dell’Istituto di Storia russa dell’Accademia delle scienze, a tre mesi dall’invasione russa dell’Ucraina racconta in una lunga intervista i mutamenti nella societĂ  russa prima e dopo il 24 febbraio 2022: la progressiva restrizione delle libertĂ , la commistione tra fede e politica, l’angoscia delle madri russe che non sanno nulla del destino dei loro figli e il grido di chi non smette di ripetere che la guerra è una «sciagura per tutti».

Elena Beljakova, Come abbiamo potuto? Un grido dalla Russia, in “La Nuova Europa”, 27 maggio 2022.

L’odissea di Anastasia nell’Ucraina in fiamme

Solo confidando nel cuore degli occupanti, da Zaporizhzhia sulla linea del fronte una giovane ucraina attraversa le linee russe e recupera i genitori nell’inferno di una Mariupol distrutta e assediata.

Leone Grotti, Il viaggio di Anastasia «nell’apocalisse di Mariupol» per salvare i genitori, “Tempi”, 25 aprile 2022

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