Tag: #giancarlo pontiggia

Mappe #9

Il tempo sospeso di Roberto Gabellini

Un senso di profonda attesa e sospensione attraversa il nuovo libro del riminese Roberto Gabellini, che giĂ  aveva indagato il mistero della morte e del dolore con l’originale poema L’ultima marcia del tenente PĂ©guy (Ares 2014): ci sono uomini che «camminano sospesi», ognuno è «in attesa e composto», anche la polvere è «sospesa» così come le parole sono «in sospeso». A questo senso di fragilitĂ  continua si affianca la percezione di un tempo che si consuma vertiginosamente, con un lavorio incessante che agisce sulle cose, sugli uomini e sui loro sentimenti: «svelto, un vento di sabbia», il soffio «sulla polvere che sei», «l’ombra ormai ferita» che «ha fretta, si consuma / cola lungo i muri», il «petto sfinito», la «memoria» che è «consumata»/ e il viso insieme» oppure che «sbiadisce dolorosa / tra i mazzetti di plastica sfiorita», un Dio che è  «sfiancato dal tempo» così come la «pietà» che «sfiancata / lenta s’abbandona». In questa esplorazione autobiografia del dolore Gabellini si affida a un’alternanza continua di frammenti di voci (in corsivo nel testo), quasi un coro greco che accompagna con le sue meditazioni l’azione sulla scena o voce interiore del poeta che dialoga con le profonditĂ  del proprio io: «Specchio d’amore, dell’unico dolore, che hai provato il buio, a essere solo, essere niente, insegnaci a volere, esatto, il nostro stesso niente». «Venerare ogni cosa», ossia offrire un sentimento di profonda riverenza e sacro riconoscimento anche quando si tratta – come in questo inquieto e lacerato libro di Gabellini – di scendere nelle voragini piĂą nascoste del dolore e della morte per cantare la forza rigeneratrice dell’amore: «la carne stessa senza voce aspetta / qualcuno, ancora, che non abbia paura, / un lampo che scavi lo sguardo, le offra / una carezza, solo, una canzone; / custodisca i sogni antichi, i volti senza nome, / i pochi amori che valga ricordare».

(Massimiliano Mandorlo)

ROBERTO GABELLINI, Era questo l’amore?, postfazione di Giancarlo Pontiggia, Bergamo, Moretti & Vitali, 2023, pp. 80, € 10.

Mappe #7

Articolo in evidenza

Saper tradurre il fuoco. L’Apocalisse nella traduzione di Giancarlo Pontiggia

Saper tradurre il fuoco, far deflagrare in versi quel libro «di fiamme e di orrori» che è l’Apocalisse di Giovanni. Ci è riuscito Giancarlo Pontiggia – finissimo interprete del mondo classico e tra i più autorevoli poeti contemporanei – in questa nuova traduzione poetica per De Piante editore, che si inserisce in un più vasto progetto di versioni bibliche affidate a poeti, narratori e pensatori contemporanei: «E i simulacri delle cavallette erano simili / a cavalli pronti a correre in guerra, e in testa / corone simili a oro, e facce / come facce di uomini, / e capelli / come capelli di donne / e denti / come denti di leoni, / e corazze come corazze di ferro». Pontiggia sa restituire la potenza enigmatica e vertiginosa del pensiero dell’apostolo esule a Patmos, ne fa riemergere l’ardore originario inciso nella grammatica e sintassi scheggiata di quella lingua. Anche un minimo “kai”, nelle sue infinite ripetizioni, è essenziale perché il libro più abissale e incendiario della Bibbia possa tornare a rifulgere, a scintillare ancora sui «devastati emblemi del mondo occidentale».

(Massimiliano Mandorlo)

Apocalisse, nella traduzione di Giancarlo Pontiggia, Milano, De Piante, 2023, pp. 94, € 18.

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