Autore: Pippo Emmolo

Lettera dopo 77 giorni di guerra

Cari amici,

davanti a questa orribile guerra in Ucraina, è forse il caso di ricordare le parole con cui papa Francesco ci invitava un paio d’anni fa a far fronte alla pandemia: “peggio di questa crisi c’è solo il fatto di sprecarla”! Ma allora come viverla? E che significa “vivere” una situazione in cui si assiste impotenti ad una ferocia inaudita che non risparmia città e civili innocenti? In queste ultimi giorni poi si sono aggiunte reali avvisaglie di guerra mondiale.

Fallita finora ogni via d’uscita sul piano diplomatico, non è affatto ingenuo né fuorviante ricorrere ad un “tipo di diplomazia” che nulla ha a che fare con quella tentata finora da turchi, israeliani e dalla Santa Sede.

La stessa preghiera e il digiuno sono parte della possibile soluzione del conflitto ma non sono la soluzione. Sarebbe ridicolo infatti pensare che Dio possa risolvere i nostri problemi: l’immagine di un Dio tappabuchi non ci riguarda.

E poi la “libertà” Lui non la tocca – tanto meno “deve” (semmai “può”) toccare il “cuore” dei responsabili coinvolti nel conflitto. In questa direzione va un recente Tweet di papa Francesco: «Preghiera carità e digiuno non sono medicine solo per noi, ma per tutti: possono infatti cambiare la storia, perché sono le vie principali che permettono a Dio di intervenire nella vita nostra e del mondo. Sono le armi dello Spirito!».

La prima chiarezza da fare è quella di prendere consapevolezza che dobbiamo assumerci questa “guerra” (altro che operazione speciale!) come una situazione che ci riguarda in prima persona, direttamente. Sull’eterno vizio di schierarsi a cui nessuno di noi è immune, deve prevalere “una posizione umana” che nell’invasione criminale di Putin identifichi, prima ancora che un evento politico-militare, un fatto di natura morale, un “male” senza misura e senza alcuna giustificazione!

Putin è un poveraccio ma è un problema… “nostro”! Il che non autorizza né all’acquiescenza, come vorrebbero i pacifisti che caldeggiano la resa dell’Ucraina (da respingere anche se la stessa Ucraina per assurdo fosse favorevole), né allo “scivolamento” progressivo, come già nel ’39 con Hitler, in una escalation verso una guerra mondiale.

Al riguardo non ci sono le condizioni storiche per istituire un paragone tra l’escalation hitleriana e questa putiniana. Ma c’è un’analogia per lo scivolamento in un contesto conflittuale tra blocchi mondiali contrapposti. Così come c’è un analogo senso di impotenza, per un aggressore a cui si contrappongono una serie di nazioni che non hanno alcuna intenzione di lasciar correre – e le annessioni della Crimea e del Donbass, sono atti di una provocazione e sopraffazione che ci umiliano tutti.

Occorre il realismo “diplomatico” del pregare e dello sperare cristiano. Mi spiego. Non l’atto squisitamente religioso del pregare come fuga, ma come giudizio aperto a ogni mezzo pensabile e possibile, “creativo” come ha dichiarato il Papa.

Un giudizio quindi che non discende da una volontà esasperata di chi non sa come venir fuori da questa situazione disperante, in un utopico tentativo di tenere sotto controllo la realtà. Il Dio cristiano viene a cercarci (“Lui ci ha amati per primo”), a immischiarsi nelle nostre vicende umane, anche quelle troppo umane e scandalose come la guerra. Ma questo giudizio del pregare e sperare cristiano implica un diverso modo di concepire l’affronto dei problemi … il Signore non può risolvere nulla se, una volta cessato il conflitto (magari perché Lui ha saputo “suggerire una via di uscita” a qualcuno), noi ritorneremo quelli di prima!

Perché? ma perché tanto si ripresenterebbe da capo la tentazione “putiniana” della sopraffazione (forse con altri nomi).

E quindi…? saremmo daccapo! Pertanto, è il momento di cogliere l’occasione – tutti – di cambiare atteggiamento e sguardo sulla realtà, avremo così le condizioni perché il Signore ci venga in aiuto

Perché di questo si tratta: di morte e distruzione o vita vera! Ad esempio, gran cosa sarebbe che in Occidente si correggessero almeno due false idee:

  • una, che la libertà di scelta sia “la” libertà, mentre una libertà senza un contenuto è un inganno, una menzogna, un vuoto a perdere!
  • l’altra è la visione dell’uomo senza un destino ovvero la convinzione che sia lui stesso l’artefice del proprio destino. Che non ci sia un partner per il proprio destino è un’altra menzogna. Che se ne abbia uno di destino appare evidente in questa circostanza senza via d’uscita.

È pertanto il caso di non aspettarsi un miracolo ma un cammino di cambiamento. Pregare e sperare cristianamente non è né un’uscita di sicurezza né una soluzione di comodo. È un autentico dramma! Davanti a questi nuovi venti di guerra abbiamo un impercettibile e flebile soffio di speranza, che Dio diventi un reale partner nel nostro destino, in modo da aprire scenari alternativi al sempre più probabile “incenerimento” nucleare.

La storia per un cristiano e per uomini che siano degni di questo nome, non è mai un dejà vu … ritengo che sarebbe più facile per Dio far finire questa guerra (di Putin) che cambiare il nostro cuore!!

Potrebbe perfino essere che Egli “permetta” una guerra nucleare per riuscire a cambiarci … e immischiandosi così nelle nostre vicende, Egli non sarà stato colui che decide o determina il nostro destino, ma soltanto uno dei partner nel nostro destino!!

Senza questo soffio di speranza, non ci resta che chiedere alla polvere, parafrasando un famoso romanzo di John Fante … o forse più realisticamente “alla cenere”, come recita il Qoelet.

.

Quirico il Tu e la libertà

Photo: Alexandros Avramidis/Reuters

A Castelnuovo c’è stata una conferenza molto partecipata del giornalista Domenico Quirico, c/o la sala Pessina, dal titolo “Guerre senza fine”. E mentre raccontava gli obbrobri che i suoi occhi e le sue orecchie hanno visto e udito di tutto ciò che «gli uomini sono capaci di fare agli altri uomini» (in Somalia, Mozambico, Cecenia, Siria, Ruanda…), cresceva in me il senso di orrore (Quirico è stato crudo ma si capiva che si era ancora contenuto…) per l’essere umano, per ciò che la natura umana è capace fare. Mi chiedevo: «Allora, Dio ha proprio sbagliato tutto! L’uomo è un essere abbietto!». Erano tali i fatti descritti, inenarrabili che non ho potuto fare a meno di intervenire per dire che sì, è nella natura umana una capacità bestiale di fare del male ma… anche una capacità di sacrificarsi e dare la vita che è splendida, come ci stanno dimostrando gli ucraini! Che dire del moto di solidarietà che arriva da tutti i Paesi Europei? Gli Ucraini (e noi) dimostrano che si può sacrificare la vita per Qualcosa di più grande e di più importante che la vita stessa, come la libertà la giustizia la verità la grazia la bellezza… Gli ucraini sotto le bombe si preoccupano perfino di proteggere le loro opere d’arte!! Anche questo è l’essere umano. Quando si pensa all’uomo e alla sua “natura” bisogna pensare alla sua libertà. «Anche lei – mi sono rivolto a Quirico – che è stato rapito da Al Qaeda è la prova della grandezza di cui è capace l’essere umano, resistendo per ben 135 giorni al sequestro, contro la paura di esser sgozzato, la pena per i cari disperati per lei…». Non concluderò pertanto dicendo: «Dio non ha sbagliato nulla, a puntare tutto sull’uomo e la sua libertà!». No!!!! Il punto è che SE c’è libertà è perché c’è un TU. L’ontologia umana non ha nulla a che fare con quella animale…perciò può rivelarsi ancora più bestiale delle bestie: ciò accade quando tradisce il TU!! se però entra in dialogo con il TU l’uomo si rivela un capolavoro!

RispondiInoltra

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén