«Pensino ora i miei venticinque lettori che impressione dovessero fare sull’animo del poveretto, quello che s’ è raccontato».
A. Manzoni, I promessi sposi, I, 60
È un gentile invito quello che rivolge Manzoni ai suoi lettori: provino ad immedesimarsi, a immaginare, a mettere in gioco la propria esperienza umana e la propria sensibilità.
Non si aspetta dai suoi 25 lettori una competenza particolarmente profonda, ma gli chiede di ricompensare la sua ‘fatica’ impegnandosi nella lettura, partecipando all’interpretazione degli eventi e dei sentimenti dei personaggi, facendola propria. In questo senso virtualmente “tutti” possono considerarsi parte dei «venticinque lettori».
Un libro, dunque, non dice tutto. Continua anche quando lo scrittore ha terminato il suo lavoro. In un certo senso c’è sempre ancora una ‘pagina bianca’, non scritta. È quella che il lettore’ scrive’ dentro di sé, quella che conserva la ‘storia’ della propria lettura, quella che rimane come tratto del personale cammino e lo incide nella memoria.
Nessuna recensione organica né commenti che prendano spunto da un testo per parlare d’altro, ma solo brevi analisi del testo “incontrato”, accompagnate da una riflessione sulla propria esperienza di vita che si confronta con le provocazioni esistenziali del libro.
Fatevi avanti amici lettori di LineaTempo ed inviateci le vostre proposte.
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